Stefano D’Orazio, è morto il batterista dei Pooh. Dodi Battaglia: “E’ peggiorato dopo aver preso il coronavirus”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Novembre 2020 9:12 | Ultimo aggiornamento: 7 Novembre 2020 12:49
Stefano D'Orazio, foto Ansa

Stefano D’Orazio, è morto il batterista dei Pooh. Dodi Battaglia: “Era un fratello” (foto Ansa)

E’ morto lo storico batterista dei Pooh Stefano D’Orazio. Il batterista aveva il coronavirus.

La notizia della morte di Stefano D’Orazio è stata annunciata su Twitter dall’amico Bobo Craxi e poi confermata da Roby Facchinetti su Facebook:

“STEFANO CI HA LASCIATO! Due ore fa… era ricoverato da una settimana e per rispetto non ne avevamo mai parlato…
oggi pomeriggio, dopo giorni di paura, sembrava che la situazione stesse migliorando… poi, stasera, la terribile notizia”.

Il ricordo di Dodi Battaglia

“Stefano D’Orazio era il fratello che io, figlio unico, non avevo. Quando perdi una persona così cara, soffri da morire, ma non ti rendi conto subito di quello che è successo”.

“E’ una tragedia. Le lacrime di questo momento sono solo una minima parte di quelle che verseremo quando andremo nell’ufficio in cui c’era lui, quando vedremo una Jaguar bianca come quella che aveva lui o quando vedremo un altro batterista volteggiare con le bacchette come faceva lui”.

Il dolore è aggravato dal pensiero dell’amico che muore isolato in un letto a causa del Covid-19.

“Stefano non stava bene, ma non sembrava niente di così allarmante. Era ricoverato a Roma in una struttura sanitaria. Si era infettato con questo virus, ma come tante altre persone…

Fino a tre ore fa aspettavo un messaggio di aggiornamento e invece mi è arrivata questa mazzata che mi ha spezzato le gambe. E’ devastante immaginarlo morire in solitudine”.

Il ricordo di Bobo Craxi a “I Lunatici”

“Ho dato la notizia accidentalmente, ho scritto di getto. Stefano aveva sofferto molto negli ultimi anni, è stato poco bene, negli ultimi due o tre anni. Io lo conoscevo da trent’anni, ma negli ultimi venti ci siamo anche molto frequentati, nel periodo in cui lui ha un po’ abbandonato la carriera artistica piena.

Non rinnegava affatto la cosa di essere uno dei Pooh, ma aveva tentato anche una via diversa, sapendo che nell’arte è importante essere poliedrici. Amava molto scrivere, si ritirava a Pantelleria e scriveva.

I Pooh sono stati e sono il gruppo musicale più conclamato e più amato per la loro verve. Stefano ha sofferto molto il distacco da quell’esperienza, ma ha maturato anche l’idea di essere un uomo capace di fare altro.

Era il motore del gruppo, quando hanno ripreso a fare alcune cose un paio d’anni fa, ha accettato di farlo di buon grado. Doveva molto ai Pooh. Io ho dato la notizia, pensando che fosse già pubblica, non mi sono neanche posto il problema in se.

E’ come se avessi scritto un messaggio in una bottiglia. Sono scosso perché quando è stato ricoverato si pensava che potesse reagire alle cure che gli avevano somministrato, ho sempre pensato che comunque alla fine era un uomo forte e giovanile.

Aveva una grande capacità di aggredire i problemi, era un uomo capace di risolvere i problemi, da questo punto di vista non era un artista, che spesso sono abbastanza stravaganti, era un uomo molto concreto”.

Un aneddoto e un ricordo: “L’ultima cosa che ha fatto Stefano è scrivere un testo molto bello quando accadde a Bergamo la tragedia che conosciamo legata al coronavirus. Aveva scritto un testo toccante, di speranza, che voleva rendere universale.

Era molto contento di poter dare una mano, non gli sembrava di aver fatto una cosa retorica, si teneva sempre abbastanza lontano dalla retorica. In lui e nei Pooh c’è sempre stato un elemento di generosità.

Amava i Pooh, amava questo gruppo, amava un rapporto durato quarant’anni. Era certamente un volto familiare per milioni d’italiani”. (Fonti: Ansa, Facebook, I Lunatici).