25 Aprile svogliato, M5S (non Di Maio) e Lega: fascismo non esiste. Come la mafia

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 26 aprile 2018 10:04 | Ultimo aggiornamento: 26 aprile 2018 10:04
25 Aprile svogliato, M5S (non Di Maio) e Lega: fascismo non esiste. Come la mafia

25 Aprile svogliato, M5S (non Di Maio) e Lega: fascismo non esiste. Come la mafia

ROMA – 25 Aprile svogliato, i vincitori delle elezioni del 4 di marzo 2018 ricordano con poca voglia il 25 aprile 1945. E non è questione di memoria, è questione di testa.

M5S, ma non Di Maio, manifesta, quasi confessa la sua estraneità rispetto all’anniversario di quella che per molti ormai fu e non più è la festa della Liberazione. Liberazione con la maiuscola perché liberazione dal fascismo e dal nazismo. E non liberazione per modo di dire, in astratto e come concetto. Liberazione conquistata con le armi, con l’insurrezione appunto del 25 aprile 1945. Insurrezione organizzata e combattuta da italiani in armi, insomma la Resistenza.

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Il comune sentire dentro M5S, espresso da freschi neo eletti e consolidati militanti, non è di ostilità alla Resistenza, all’antifascismo, al 25 aprile. Tutt’altro, il 25 aprile e la lotta al fascismo non è data o storia che turba l’anima profonda e vera di M5S. Ma sono concetti, storia che le restano estranei, gassosi, in qualche modo inafferrabili.

L’argomento comune e forte del sentire M5S rispetto al 25 aprile e a ciò che richiama è quello della inattualità. Tradotto: sì, va bene, il fascismo fu una cosa brutta assai e la Resistenza partigiana fu cosa buona e giusta. Ma l’accento è sul fu. E l’argomentare e sentire prosegue con un conseguente: il fascismo non c’è più, non esiste più. Così sente M5S, questa la sua svogliatezza con cui impatta nel suo primo 25 aprile da forza di governo. (Con l’eccezione si è detto di Di Maio che rilascia impeccabile dichiarazione istituzionale, istituzionale, va detto, perché l’anti fascismo non è opinione è Costituzione della Repubblica Italiana).

Ben più svogliato, quasi infastidito è stato il 25 aprile dell’altra forza che aspira al governo: la Lega di Matteo Salvini. Qui il fastidio è evidente e ricalca l’insofferenza prima Msi e poi An e oggi Fratelli d’Italia verso quella data e quella storia. Il considerarla una data di parte, una festa di parte da sempre malamente cela il considerarla la data in cui gli sconfitti furono loro (così la viveva il Msi e di fatto così la vive oggi Fratelli d’Italia). Salvini questo non lo dice ma di fronte al 25 aprile pubblicamente sbuffa di uno sbuffo che è di noia esibita. Salvini sul 25 aprile si esibisce nel: parliamo d’altro, parliamo di cose serie, di cose che interessano gli italiani. Più che svogliatezza, è mala voglia.

Salvini e la Lega argomentano che non è una cosa seria, non è una cosa che interessa e chiudono il cerchio affermando e ribadendo che il fascismo oggi non esiste, quindi di che si parla?

Il fascismo non esiste, oggi non esiste. Non esiste perché è roba di un secolo fa, quasi. Che è come dire che la fisica oggi non esiste perché la formula di Einstein è datata tra un po’ un secolo. Come sostenere che la malattia non esiste perché ora sono sano. Come sostenere che la guerra non esiste perché da 70 anni qui non se n’è vista una.

Questa del fascismo che non esiste (il fascismo è un fenomeno socio politico le cui componenti, motivazioni e vettori si riscontrano ovviamente in forme diverse ma in tutti i secoli della storia umana) è parecchio come quella della mafia non esiste…Chi le pronuncia queste del non esiste, fascismo o mafia che sia, o non sa di cosa parla, e una qualche divinità misericordiosa ci tenga tutti al riparo dai danni che possono arrivarci dalla sua ignoranza, oppure sa fin troppo bene di cosa parla.

Oltre al 25 aprile svogliato di M5S e di mala voglia della Lega (i due vincitori delle elezioni) c’è stato purtroppo anche il 25 aprile ormai abusivo e protervo dei filo palestinesi o per più precisamente dire degli antisemiti pro palestinesi.

Protervo oltre ogni limite: sono arrivati a fischiare i sopravvissuti ai lager perché ebrei. Protervia, solo protervia? In fondo anche coming out: a loro, a chi fischiava sventolando bandiera palestinese del genocidio nazista frega in fondo nulla. Sono in piazza per militare contro Israele. Contro Israele e i suoi figli. Contro Israele e la sua…razza? Sì, la protervia è giunta a questo limite.

Ma oltre che protervo il 25 aprile palestinese è anche abusivo. Questi gruppi, questa mobilitazione, questa retorica filo araba e anti ebraica ha occupato il 25 aprile festa della Liberazione italiana come si occupa a viva forza e fuori legge uno stabile mal custodito. A custodire male il 25 aprile è purtroppo da tempo l’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia, fattasi timida nei confronti dei protervi perché troppo intenta, qui e oggi, al dogma di non avere nemici a sinistra.

A sinistra, quale sinistra, sicuri all’Anpi che il filone culturale e storico incarnato in piazza dai filo arabi sia sinistra? Negli anni della seconda guerra mondiale, negli anni del fascismo e nazismo una Brigata Ebraica in Italia combatteva contro i soldati di Hitler e Mussolini. Negli stessi anni le Ss reclutavano alla grande in Bosnia e nei Balcani musulmani per musulmana brigata con la doppia S sulle mostrine. E in quegli anni le guide politico-religiose di Gerusalemme indicavano Hitler come un purificatore del mondo, un purificatore in quanto sterminatore di ebrei.

Qualche decennio dopo il filo arabismo dei partiti comunisti europei fu indotto solo e soltanto dal fatto che l’Urss appoggiava e sosteneva paesi arabi. L’Urss lo faceva per i suoi interessi di potenza globale, non certo perché nei paesi arabi sostenuti ci fossero albe di socialismo. I comunisti europei andavano dietro. Ecco, questa è la sinistra, si fa per dire, che ipnotizza l’Anpi e sequestra il 25 aprile italiano.

25 Aprile svogliato di M5S, di mala voglia della Lega, sequestrato dai filo palestinesi e…reso umano, troppo umano dall’umanità che c’è, qui e oggi, Italia 2018. L’uomo che dal palco in piazza introduce gli interventi degli oratori (sta per toccare alla sindaca Raggi)  e dice: “La Costituzione tutela le istituzioni fasciste…”. E l’assessora e staff dell’undicesimo Municipio di Roma che chiamano il partigiano Mario Di Maio, 92 anni (nessuna parentela) a raccontare in pubblico. Ma si dimenticano di avvertire e organizzare qualunque possibile pubblico e lasciano il partigiano Di Maio davanti a una sala vuota…

Sono l’umanità che c’è, che sciatta e arronza e si sente in pieno diritto di farlo. Anzi, se glielo fai notare si inalbera. Sono il conduttore-conduttrice di tg che legge e non sa di cosa parla, perché mica può sapere tutto…Sono il vigile urbano o la segretaria o il funzionario o l’impiegato che ho fatto il mio e il resto non mi compete, sono tutti uno di noi. Anche, ovviamente, il 25 di un aprile. Come il 24 o il 26 o qualunque altro giorno di qualunque altro mese.