Matteo Salvini con Le Pen, Orban, Farage: obiettivo far fuori l’Europa?

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 17 giugno 2018 6:39 | Ultimo aggiornamento: 17 giugno 2018 7:27
Turani: Matteo Salvini con Le Pen, Orban, Farage: obiettivo far fuori l'Europa?

Matteo Salvini con Le Pen, Orban, Farage: obiettivo far fuori l’Europa?

Matteo Salvini, in compagnia di Le Pen, Orban e Farage, secondo il deputato europeo Verhofstadt, costituiscono[App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,-Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] in Europa una quinta colonna che vuole distruggere l’Unione europea e la democrazia liberale, riferisce Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche da Uomini & Business.

 C’è da augurarsi che il deputato europeo Guy Verhofstadt, capo dei liberali al parlamento di Strasburgo, sia stato un po’ troppo polemico, ma certo ha fatto affermazioni molto gravi. Ha sostenuto infatti che in Europa agisce una quinta colonna, al soldo di Putin (che lui chiama le cheerleaders di Putin) che ha come obiettivo quello di distruggere l’Europa e la democrazia liberale. Sarebbero, lui dice sono, Salvini, Le Pen, Orban e Farage

Polemiche politiche eccessive? Nervi troppo tesi? Può essere. Non abbiamo elementi per confermare quello che dice il deputato liberale.

Abbiamo solo degli indizi. Il più importante risale alla formazione di questo governo. In un primo momento saltata per l’ostinazione ci Salvini nel volere a ogni costo (a costo di non fare il governo, che infatti era sfumato) la presenza all’economia di Paolo Savona. Savona, stimato economista, era, e è, del giro degli autori del famoso “Piano B”. Un piano dettagliato su come uscire dall’euro, in segreto (sarebbe l’unico modo), e sostituire la moneta unica con una nuova lira. In sostanza, un vero e proprio golpe economico, deciso dai vertici dello Stato all’insaputa di tutti i cittadini, con banche e bancomat chiusi e circolazione dei capitali bloccata.

Questo il “Piano B”. In seguito Savona ha fatto professione di fede nell’euro. Ma il “Piano B” è stato scritto e è pronto. Se mai dovesse scattare, lo sapremo solo un lunedì mattina.

Rimane da capire (non sono mai state date spiegazioni) perché Salvini ha rischiato di non fare il governo pur di avere Savona (cioè il “Piano B”) nell’importante ministero dell’economia.

Ha ragione il deputato liberale europeo Verhofstadt?

In seguito, come si sa, dopo la ferma opposizione di Mattarella nel rifiutare la nomina di Savona, (contro il presidente è stato minacciato addirittura l’impeachment dai coglionazzi a 5 stelle), si è trovato un compromesso: all’economia è andata una brava persona, Giovanni Tria, e Savona è stato dirottato ai rapporti europei. E il governo gialloverde è nato.

Ma l’ombra del “Piano B” continua a essere nel cielo di questo governo.

Possiamo stare tranquilli? Mica tanto. In circolazione c’è sempre Matteo Salvini, cioè, un generatore automatico di paure. Inventa un’inesistente invasione di immigrati e una criminalità in crescita. Litiga con chiunque: Tunisia, Francia, Malta. Si allea con i peggiori figuri europei (quelli di Visigrad).

Che Salvini sia una fascista risulta da molti elementi. Intanto da un certo menefreghismo del vestire e del gesticolare. Poi da come parla, frasi brevi, secche, sempre verità assolute. Infine, ha una propensione a spezzare le reni altrui: Malta, Spagna, Tunisia, Francia. E, ancora: se ne sbatte proprio delle regole, fa tutto quello che gli pare. Però comincia a piacere alle signore parioline e di Trastevere, esattamente come Bossi in canottiera a suo tempo.

Soprattutto è uno specialista nel provocare terremoti. Il casino che ha combinato con i 629 migranti della Aquarius è noto. Un gran polverone, con un convoglio di navi militari in viaggio verso Valencia mentre altri mille migranti arrivavano a Catania nel silenzio più assoluto. Soldi e risorse gettate, crisi diplomatica con la Francia, per una questione inesistente e per fermare un’invasione di migranti e terroristi che vive solo nella sua mente.

Poi va dai commercianti e annuncia, senza che nessuno ne abbia mai discusso, che verranno aboliti i limiti all’uso dei contanti. Misura graditissima ai bottegai, ma anche alla malavita e ai magnaccia. Se nel mondo moderno (vedi California) si tende a limitare al massimo l’uso dei contatti è proprio per questo: in una società ordinata tutti i movimenti di denaro devono essere tracciati, ricostruibili. Insomma, già girare con una valigetta piena di denaro dovrebbe essere reato.

Non a caso nei paesi del Nord Europa si sta discutendo sull’abolizione integrale del contante, oggi resa possibile da smartphone e altri  apparati elettronici.

Tutte queste cose a Salvini qualcuno deve averle spiegate, ma lui cerca voti, mica soluzioni. Quindi va dai bottegai e dice: via i limiti all’uso del contante.

In campagna elettorale si era fatto ammaliare dal flat tax. Una faccenda complicatissima, difficile da armonizzare con la Costituzione, che vuole la tassazione progressiva e non flat. Ma lui, da bravo fascista, se ne frega. Non ha idea di come si possa sistemare questa flat tax (Nicola Rossi, che è stato il primo a occuparsene parla di un periodo di cinque anni per sistemare tutto il fisco). Ma non importa: Salvini continua a proporla e a spiegare che farà decollare l’Italia (bufala).

In più, nel suo retrobottega protegge un allevamento di cosiddetti economisti, tutti rigorosamente no-euro. Il più illustre di questi (ma lui è un vero economista), Paolo Savona, lo ha messo anche al governo e con un solo scopo: aver uno pronto a fare a pezzi, con un po’ di scienza, l’euro. Insomma, Savona è il suo manganello nascosto dietro la schiena.

 

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