4 novembre, boicottaggio a Venezia. Armaro: un passo verso il fascismo

di Andrea Armaro
Pubblicato il 3 Novembre 2019 12:05 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2019 11:28
4 novembre, boicottaggio a Venezia. Armaro: un passo verso il fascismo

4 novembre, boicottaggio a Venezia. Armaro: un passo verso il fascismo (La parata delle forze armate in una foto Ansa)

Venezia – 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Una volta si celebrava la Vittoria nella prima guerra mondiale. Sul piano storico si può dire che fu una guerra inutile e persino dannosa. Sul piano del sentimento popolare, visto che ci sono morti 600 mila dei nostri nonni, sono cose che fanno parte della nostra vita. Disprezzare questi ricordi è sbagliato, è uno degli errori della sinistra che portò alla nascita del fascismo.

Sbagliato è quello che ha fatto a Venezia un gruppuscolo di insegnanti pacifisti che ha vietato l’accesso al liceo Marco Polo ai militari che avrebbero dovuto celebrarla, un ufficiale di Marina e uno della Guardia di Finanza.

Indignata quanto giusta la reazione di Andrea Armaro, che sul Messaggero di Roma ha pubblicato un editoriale che tutti possono sottoscrivere. Il caso, scrive Armaro, “pone un paio di  problemi su cui sarebbe opportuno riflettere”.

1 – “La fragilità della protesta: se gli insegnanti promotori o aderenti all’iniziativa fossero coerenti e se il loro intimo convincimento fosse onestamente pacifista, allora dovrebbero boicottare anche le celebrazioni del 25 aprile, Festa della Liberazione,  come di molti altri avvenimenti e conquiste nazionali che si sono resi possibili solo dopo lunghi, dolorosi e a volte cruenti conflitti. La liberazione del Paese dal nazifascismo non è stata, come è noto, una passeggiata. In realtà, questo pacifismo a singhiozzo svela una logica diversa, che è di natura ideologica e settaria: identificato il nemico -in questo caso l’istituzione delle Forze Armate -si cercano tutti i possibili modi per attaccarlo, combatterlo e renderlo immorale, sporco, negativo. Comportamento poco pacifista, in realtà, questo.Si citano i “testi sacri”, in questo caso la Costituzione, in modo strumentale, dimenticando però di leggerla completamente, di contestualizzarla e capirla. Accanto all’articolo  11, sempre citato anche a sproposito, l’articolo 52 sancisce che: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Ci sarà forse un motivo per cui la parola “sacro” è usata una sola volta nella Costituzione e, certamente non a caso, proprio parlando della “difesa della Patria”. “Si offendono quindi le istituzioni e con esse tutti coloro che le servono con sacrificio e devozione, spesso pagando in prima persona gli errori di coloro che decidono come impiegarle”.

2 – “Il secondo problema, purtroppo, è ben più grave e afferisce al ruolo delle istituzioni scolastiche nella società. Compito della scuola è di trasmettere conoscenze e sviluppare competenze , ma è soprattutto favorire, lo sviluppo del pensiero critico e autonomo, e non di presentare soluzioni preconfezionate. Informare e formare, quindi, non indottrinare. L’insegnante deve dare agli studenti i corretti strumenti per l’interpretazione dei fatti e non la sua personale interpretazione degli stessi; deve presentare le diverse posizioni e le diverse idee e non la sua idea; deve insegnare come fare pensiero critico e non cosa criticare; deve insomma dare tutti gli strumenti, le informazioni e tutti gli stimoli necessari per sviluppare la curiosità degli allievi e consentire la loro progressiva formazione delle idee. “Rifiutare questo ruolo di stimolo e di formazione scientifica e umana e cercare invece la soluzione più breve, che consiste nel dare “ideologiche certezze”, non produce consapevoli cittadini attivi. È il primo passo verso la perdita di quella libertà e di quei diritti cui tutti aspiriamo e per i quali, in passato, hanno in vari modi e in varie forme combattuto, anche con le armi,  e sacrificato le loro vite migliaia di italiani. Questo è il significato vero del 4 novembre, giornata dell’Unità nazionale e giornata delle Forze armate. Rispettiamolo”.