8 per mille dallo Stato alla Chiesa. Mi risarcisca il Papa

di Mario Lenzi
Pubblicato il 18 Novembre 2009 12:17 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 12:59

Nella mia esasperata presunzione vorrei fare causa a Dio, ma certamente non sarà facile, perché non è possibile notificare l’atto in mancanza di indirizzo. È vero che Dio è in cielo in terra e in ogni luogo, ma dubito molto che i messi del tribunale riescano a trovarlo. Perché mai oggi mi è venuta in mente questa idea balzana ?

Non perché ho scoperto che gran parte dell’otto per mille sulla dichiarazione dei redditi va alla Chiesa, questa è una decisione presa volentieri da tanti italiani e se va bene a loro, io non ho assolutamente nulla da eccepire. Ma perché oggi ho letto su molti giornali che alla Chiesa è andata anche una notevole parte dei 43 milioni 969mila 496 euro che laici incalliti e atei impenitenti hanno destinato allo Stato. Così ho pensato che essendo Dio rappresentato in terra dal Papa, almeno secondo la versione corrente, sarà più facile ottenere dal mandante un giudizio sereno e disinteressato; ed eventualmente, chi sa, un rimborso.

Dunque, 459 mila euro sono andati alla Pontificia Università Gregoriana in Roma, 500mila al Fondo librario della Compagnia di Gesù, 1 milione 146 mila euro alla Diocesi di Cassano allo Ionio, 369 mila euro alla Confraternita di Santa Maria della Purità, Gallipoli, etc.etc. L’elenco prosegue, è molto lungo ( 17 pagine), porta in calce la firma del presidente del Consiglio Berlusconi, e dubito molto che Blitz quotidiano abbia lo spazio e la voglia di pubblicarlo per intero.

È vero che non è prima volta che veniamo raggirati in materia di fede, faccio qui sotto alcuni esempi elementari, ma in questo caso si tratta di soldi e ritengo, con la prudenza della mia scettica natura, che molti italiani siano più sensibili ai soldi che alla fede. Non credo che agli italiani interessi che Gesù non abbia mai detto “È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un signore vada nell’alto dei cieli”. Non credo nemmeno che gli italiani restino sorpresi nel sapere che Gesù non sia mai nato fra un bue e un asinello. Ma sia vero o no, in quelle vicende gli italiani non ci hanno perso soldi. In questo caso sì.

La famosa invettiva di Gesù: “È più facile che un cammello passi per la cruna etc” è solo un errore degli amanuensi medioevali. Le due vocali greche “eta” e “iota” erano pronunciate in modo molto simile, una sorta di i. La parola greca originale era “grossa fune” ( kàmilos), non “cammello”(kàmelos). Gli amanuensi, scrivendo sotto dettatura, sentirono dire “Kamilos” e scrissero “Kamelos”. Dunque Gesù disse: “È più facile che una grossa fune… ” etc. e senza dubbio il riferimento appare assai più ragionevole di quello piuttosto bislacco del cammello.

Il Vangelo di Luca afferma che Gesù nacque in una mangiatoia e secoli dopo fu detto “fra un bue e un asinello”. Anche questo è un errore degli amanuensi medioevali, che scambiarono la parola greca “tempi” per quella di “animali” . La somiglianza di alcune lettere greche poteva facilmente indurre in errore. In effetti, la “eta” è molto simile alla “zeta” e la “eta” della parola “eòon” ( epoca) fu confusa con la “zeta”della parola “zòon “(animale). Gesù nacque fra due epoche, non fra due animali. Questa è la versione giusta (e , diciamolo francamente, più elevata, anche se meno commovente).

Ma che cosa c’entrano il cammello, l’asinello e il bue con la dichiarazione dei redditi e con l’otto per mille ? C’entrano, perché quei tre sono tutti animali, e come tali degni di rispetto, mentre noi, che pure facciamo parte del regno animale, non ci rispetta nessuno.