Ballottaggio? “Se zitti è no, ci scusiamo per il disagio”. “Ero con l’amante”

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 30 Novembre 2012 15:36 | Ultimo aggiornamento: 30 Novembre 2012 15:37

TORINO – Ma si può rispondere a uno che vuole registrarsi e iscrivere al ballottaggio: “In caso di mancata risposta la richiesta deve considerarsi non accolta. Ci scusiamo per il disagio”? Si si può, così risponde il Comitato PrimarieItaliabenecomune tutto attaccato di Torino, neanche fosse l’ufficio prenotazione biglietti di Trenitalia. Ma si può provare ad iscriversi e registrarsi per il ballottaggio dicendo “Ero con l’amante, non posso certificare proprio niente, chiaro?” Sì, si può, succede a via delle Sette Chiese a Roma dove il Comitato ti chiede almeno un certificato medico, di quelli che in Italia almeno una volta non si negavano a nessuno.

Ballottaggio aperto sì, ballottaggio aperto no. Era questione politica e nodo di scontro tra i candidati Pierluigi Bersani e Matteo Renzi ma sta anche diventando sia pur in contenuta misura, calata nell’humus umano italiano, una farsa tragicomica con una punta di grottesco. L’accesso al secondo turno dei nuovi votanti è da tempo pomo della discordia e cavallo di battaglia del duo Renzi / Bersani l’un contro l’altro armati. Ma se segretario e sindaco hanno anche su questo delicato punto dato mostra di serietà e rispetto reciproco affrontando, tutto sommato, la cosa con fair play ed educazione, non altrettanto è accaduto quando dai leader la questione si è allontanata.

Le regole dicono, e i garanti hanno chiarito, che al secondo turno delle primarie del centrosinistra potranno votare tutti quelli in regola con la registrazione al primo turno e quelli che avranno dalla loro una motivazione valida per non essersi registrati nei 21 giorni precedenti alla consultazione del 25 novembre. Porte aperte dunque, ma solo a chi è rimasto fuori per un valido motivo ed è in grado di certificarlo. Per tutti gli altri porte chiuse e sbarrate. Giuste o sbagliate, senza senso o ragionevolissime queste sono le regole. Ma noi, noi italiani, si sa che con le regole non abbiamo dimestichezza. E le cronache di questa lunga vigilia elettorale non fanno che confermarlo.

A Torino ad esempio molti aspiranti elettori, dopo aver scritto al comitato elettorale competente chiedendo di essere ammessi al voto di domenica prossima, si sono visti recapitare come risposta una mail, evidentemente generata da un computer, cioè una risposta standard e preconfezionata, che recita: “A causa dell’elevato numero di richieste non sarà possibile rispondere direttamente. In caso di mancata risposta la richiesta deve considerarsi non accolta. Ci scusiamo per il disagio”. Vi scusate per il disagio? Se pur limitato alle primarie qui si parla di diritto al voto e non di un call center per acquistare aspirapolveri.

Troppe, quindi anche sospette, le richieste arrivate si giustificano a Torino. Oltre 2 mila in un solo giorno e quasi tutte uguali, come se fossero modelli precompilati fanno trapelare dal Pd. E avranno forse anche ragione, può anche esser plausibile che dietro tutte quelle richieste ci sia una strategia e una regia unica, ma se anche così fosse non va, anzi non andrebbe dimenticato che dietro quelle richieste ci sono comunque elettori o potenziali elettori che non possono essere liquidati con un “ci scusiamo per l’inconveniente”. Tutti noi ci incazziamo sanamente quando dopo la classica mezz’ora di attesa al telefono ci sentiamo dire: “Si prega di riprovare più tardi, gli operatori sono tutti occupati, ci scusiamo per il disturbo”. Si sono magari chiesti quelli del comitato elettorale e del Pd come reagiranno i potenziali elettori alla loro mail? Si sentiranno rappresentati e considerati dal partito che avevano in animo di votare oppure no? E, moltiplicando quei 2 mila per tutta la penisola, quanti saranno gli elettori del centrosinistra che si sentiranno trattati come dei questuanti invece che come dei cittadini che volevano dire la loro?

Se i guardiani della porta chiusa non si distinguono per educazione e senso civico, non molto migliori sono quelli che invece la porta vorrebbero sfondare. Serve un motivo, è stato detto, che spieghi il perché non ci si è registrati entro il 25 novembre se si vuole essere accolti al ballottaggio. Forse discutibile ma senz’altro chiaro. Eppure come svelano molti episodi le giustificazioni di quelli che si vogliono ora iscrivere somigliano ai libretti delle giustificazioni dei liceali, in una gara a quella più vaga e improbabile. Sempre da Torino fanno sapere che quasi tutte le mail arrivate, e automaticamente cestinate, portavano come motivazione “cause indipendenti dalla mia volontà”, cioè niente. Come racconta però Repubblica la fantasia, e in questo caso anche la piccolezza italica, hanno prodotto risultati migliori, come quelli che per giustificarsi hanno scritto che erano con l’amante. Non ve n’è al momento prova ma è quasi certo che, spulciando le giustificazioni, salterà anche il classico dei classici: “motivi di famiglia”.