Le banche fanno testamento… ma la fossa la scavano per noi

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 5 Luglio 2012 13:47 | Ultimo aggiornamento: 5 Luglio 2012 13:47

barclaysROMA – Loro fanno testamento, ma la sensazione è che stiano scavando la fossa a noi. Il testamento di cui si parla è quello imposto dalle autorità a stelle e strisce alle principali banche che operano negli Usa, testamento in cui devono indicare cosa fare in caso di loro fallimento. Iniziativa condivisibile, figlia della crisi del settore bancario che cara è costata agli Stati Uniti. Ma le notizie che arrivano dalla city londinese, il caso Barclays, la manipolazione dei tassi, l’esposizione degli istituti bancari fanno apparire e svelano sempre più come gli istituti bancari siano i “cattivi” della situazione e come spesso operino non solo per il loro tornaconto, non solo spesso a discapito dei correntisti che i loro soldi gli affidano, peggio: continuino ad essere impunemente e protervamente irresponsabili. Quindi “Le banche fanno testamento” è l’efficace titolo de La Stampa che riprendiamo e completiamo con “ma la fossa la preparano a noi”. Nel “testamento” non c’è scritto ma nelle loro azioni è evidente un operare come o Faraoni dell’antico Egitto: in caso di morte portavano tutti i “clienti” nella tomba.

 

Dopo lo shock Lehman Brothers le autorità di vigilanza statunitensi non vogliono trovarsi ancora una volta impreparate di fronte ad eventuali crack degli istituti bancari che operano negli Usa. E così, attraverso il ‘Dodd-Frank-Act’, alle principali banche è stato imposto di fare per così dire testamento. Le prime otto che hanno adempiuto al nuovo compito sono le americane Jp Morgan, Bank of America, Morgan Stanley, Goldman Sachs e Citigroup, la tedesca Deutsche Bank, la britannica Barclays e le svizzere Ubs e Credit Suisse. Entro la fine del 2013 saranno 125 le banche Usa che dovranno presentare un piano d’emergenza che descriva, in modo dettagliato, come potranno essere liquidate in caso di fallimento, cosa potrà essere salvato e cosa dovrà essere chiuso. Con questa mossa la politica statunitense si pone l’obiettivo di scongiurare il ripetersi del disastro del 2008 e dovrebbe aiutare a capire come sono organizzati e quanto sono intrecciati a livello sovranazionale gli istituti, nel tentativo di limitare i costi per i contribuenti.

Come spesso accade però la cronaca è più veloce della politica e così, negli stessi giorni in cui alle banche americane è stato imposto di fare testamento, dall’altra parte dell’oceano, dalla vecchia Europa arrivano notizie che fanno sembrare già superata e insufficiente l’idea del testamento. Si tratta del caso Barclays e del suo ormai ex boss Bob Diamond, con la banca inglese che per anni ha manipolato il tasso Libor a discapito dei correntisti e di quanti avevano bisogno di mutui e prestiti, ora per limitare le perdite, ora per aumentare i profitti e ora per dimostrate di non essere in crisi di liquidità. Ma se il tasso Libor è quello di riferimento per l’economia britannica, seri dubbi ci sono anche sulla gestione del tasso Euribor, quello valido per l’eurozona.

Il Sole24Ore spiega il meccanismo: “Il tasso Euribor viene fissato ogni giorno grazie al contributo di 40 banche coordinate dell’Ebf (associazione bancaria non regolamentata). Ogni istituto comunica in via elettronica a Thomson Reuters il tasso al quale pensa di poter ottenere finanziamenti non garantiti: Thomson Reuters fa la media e fissa quotidianamente il tasso Euribor ufficiale. Con questa procedura è quindi difficile che una singola banca possa da sola manipolare l’Euribor, perché il tasso viene fissato su una media di 40 contributi diversi. Ma un modo c’è ugualmente: basta che più banche si mettano d’accordo (…) Sul tasso Libor la manipolazione è ancora più facile, perché i contributi arrivano da meno banche”, una ventina al massimo.

E questo è esattamente il sistema messo in piedi da Barclays, di cui Diamond afferma di non essere stato a conoscenza, che è stato appena scoperto. La manipolazione di questi tassi, che ha a seconda dei casi il fine di limitare le perdite, moltiplicare i guadagni, procurare credito a tassi bassi costa, chiaramente, ai contribuenti che si ritrovano dei tassi artefatti quando hanno bisogno ad esempio di un mutuo. Il tasso Euribor influenza infatti la vita di tutti i giorni determinando l’importo delle rate dei mutui e dei prestiti, ma anche l’andamento di derivati sui tassi.

E, come ricorda sul Corriere della Sera Beppe Severgnini “i derivati costituiscono il 34,5% dell’attivo di Barclays Bank (Sole 24 Ore, 20 giugno): solo Ubs e Crédit Suisse si avvicinano a quella percentuale. Quei prodotti finanziari, in pancia alle venti maggiori banche del continente, valgono metà del Pil europeo (5.854 miliardi di euro). Non occorre essere esperti di finanza per capire di cosa si tratta: una gigantesca mina vagante”.

Una gigantesca mina con cui il mondo della finanza gioca allegramente.