Benzina calvario: pompe chiuse fino al 14, vuote dal 17 al 22, ridotte a Natale

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 12 Dicembre 2012 15:16 | Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre 2012 15:16

ROMA – Chiusi fino al 14 dicembre e vuoti dal 17 dicembre al 22, e poi c’è Natale con i turni ridotti. Lo sciopero, un fine settimana probabilmente punteggiato di qualche “esaurito”, poi una probabile, annunciata serrata dei petrolieri e subito dopo le feste natalizie. E’ questo il percorso, anzi il calvario che attende gli automobilisti italiani. Benzinai in sciopero dal 12 dicembre sino al 14. Poi un sabato e una domenica e quindi, dal 17 sino al 22, lo “sciopero” dei petrolieri che non riforniranno le pompe se queste manterranno l’intento di non pagare le forniture per protesta. E da domenica 23 via alle lunghe feste natalizie con relativi giorni di chiusura e pochi, se non inesistenti, approvvigionamenti. Se questo non bastasse tra Natale e Capodanno le stazioni di servizio non accetteranno poi carte di credito e bancomat. Quello che attende gli automobilisti sarà un dicembre a secco.

E’ iniziata ieri sera (11 dicembre) la serrata dei benzinai. Uno sciopero che stando ai dati registra un’adesione altissima. Secondo Faib-Confesercenti, Fegica-Cisl e Figisc-Anisa Confcommercio alle dieci di questa mattina (12 dicembre) “risulta che, al netto dei punti vendita aperti per garantire i servizi minimi disposti dall’autorità di garanzia, ha aderito allo sciopero il 92% dei gestori italiani. Dato ancor meglio enfatizzato – spiegano – con le punte oltre il 95% che si stanno registrando soprattutto in alcune grandi città come Roma, Milano, Firenze, Napoli, Bologna e Palermo”.

Benzinai che protestano chiedendo un aumento della quota loro destinata del prezzo dei carburanti, il rinnovo dei contratti collettivi scaduti da anni e contro le paventate riforme del settore. E sciopero che si chiuderà alle 7 di venerdì sulla normale rete stradale, mentre sulle autostrade finirà alle 22.00 di giovedì 13, con la garanzia che ci sia comunque sino a quella data una stazione di servizio in funzione almeno ogni 100 km.

Ma è questo solo l’inizio del percorso ad ostacoli che attende gli automobilisti italiani. Le code pre-sciopero hanno infatti svuotato molte pompe che rischiano di non essere rifornite per lungo tempo. Non solo il fine settimana attende infatti le stazioni di servizio all’indomani della fine della serrata ma, dal lunedì successivo, il 17 dicembre, e fino a venerdì 22 le compagnie petrolifere sono fermamente intenzionate a non rifornire i distributori in risposta alle decisione dei benzinai di non pagare, per protesta, le forniture di quei giorni.

Ipotesi concreta che non piace, comprensibilmente, ai gestori delle stazioni di servizio che questa mattina, in occasione dell’incontro tra una delegazione delle organizzazioni di categoria con la presidenza della Camera, si sono dati appuntamento in piazza Montecitorio per esprimere la protesta della categoria proprio contro il “preannunciato rifiuto di molte compagnie petrolifere di rifornire gli impianti, in vista del cosiddetto ‘no rid day’, vale a dire del rifiuto dei gestori di pagare una fornitura di carburante tra i giorni 17 e 22 dicembre prossimi”. Ma se non piace ai benzinai è questa un’ipotesi che terrorizza gli automobilisti che, all’indomani dello sciopero, rischiano di trovare le stazioni di servizio aperte sì, ma vuote.

Se non si troverà una via d’uscita per tempo il calvario della benzina è poi destinato a durare oltre e trascinarsi sino a Capodanno. A stretto giro il calendario riserva infatti le festività natalizie, con le conseguenti chiusure per ferie e gli approvvigionamenti ridotti, oltre che, solitamente, consumi maggiori da parte degli italiani che durante le festa si spostano di più.

Il mancato rifornimento potrebbe quindi far sentire i suoi effetti almeno sino al 26 dicembre ma, anche quel giorno, seppur aperti e riforniti gli automobilisti troveranno un’altra amara sorpresa se e quando riusciranno nell’impresa di fare il pieno: carte e bancomat non saranno accettate. Non sarà infatti possibile pagare con carte di credito e bancomat “per protesta contro il rifiuto delle banche ad applicare la norma di legge che prevede la gratuità dell’utilizzo della moneta elettronica, sia per i gestori che per i consumatori, per il pagamento dei rifornimenti fino a 100 euro”.

Il garante per gli scioperi ha chiuso ogni possibilità a nuovi scioperi nel corso del mese di dicembre, bontà sua, ma anche volendo non ci sarebbe stato posto in calendario.