Monti, fai come in Francia. Benzina non si ferma, tu manda un po’ giù le tasse

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 23 agosto 2012 14:49 | Ultimo aggiornamento: 23 agosto 2012 14:49

ROMA – La benzina ha sfondato la soglia dei 2 euro al litro. Eppure la crisi globale ha portato ad una riduzione dei consumi di greggio. Sono altri quindi i motivi che rendono il petrolio un bene ogni giorno più prezioso: in primis i venti di guerra in medio oriente che vanno dalla Siria sino all’Iran, passando per Israele ed Arabia Saudita. E poi la riduzione delle scorte strategiche statunitensi e gli scioperi nel settore petrolifero annunciati in Nigeria. Questi, nonostante il calo della domanda, i fattori che spingono al rialzo il prezzo del greggio e che, secondo diversi analisti, continueranno a farlo.

Dall’inizio di agosto il prezzo del petrolio è salito di circa il 10% e tutto indica che continuerà a farlo. Continuerà perché le tensioni in medio oriente, dove si estrae un terzo del greggio del pianeta e dove sono presenti quasi l’80% delle riserve mondiali, non sembrano affatto destinate a rientrare. La situazione siriana è il fattore di maggior instabilità, ma non l’unico. I due principali produttori di greggio, Iran ed Arabia Saudita, appoggiano uno il regime di Bashar al Assad e l’altra i ribelli. Situazione che rischia di degenerare contrapponendo i due colossi del greggio.

Come se non bastasse poi le tensioni stanno raggiungendo anche il Libano ed Israele, come sempre, è fortemente preoccupato dall’evolversi della situazione. In questo quadro, infine, l’Iran oltre a rischiare lo scontro con l’Arabia Saudita, è anche sotto l’occhio dell’Occidente. Washington e Gerusalemme parlano apertamente di un possibile intervento militare contro Teheran che, ha sua volta, minaccia ritorsioni proprio sul traffico petrolifero che passa attraverso gli stretti di Hormuz, snodo cruciale del commercio petrolifero globale.

Una situazione così tesa e complessa nella regione che custodisce ed estrae la maggior parte di greggio che il pianeta brucia sarebbe già di per se più che sufficiente a giustificare il rialzo dei prezzi. Ma visto che le cattive notizie non vengono mai da sole, anche dall’Africa sub sahariana, e precisamente dalla Nigeria, maggior produttore di greggio della regione, arrivano notizie che preoccupano i mercati. I lavoratori del settore petrolifero hanno infatti annunciato uno sciopero ad oltranza per chiedere i pagamenti arretrati ed altro. Sciopero che si annuncia tutt’altro che breve e di facile gestione visto che la trattativa, per il momento, non è nemmeno prevista.

Dulcis in fundo la situazione americana dove, il maggior consumatore di greggio del globo, gli Usa, stanno vedendo le proprie riserve strategiche diminuire costantemente. Anche il consumo a stelle e strisce del petrolio, causa crisi, è diminuito negli ultimi tempi, così come quello della benzina. Le importazioni di greggio sono però diminuite in misura ancor maggior e quindi gli Stati Uniti, per far fronte alla domanda, hanno attinto alle riserve strategiche, determinando un ulteriore fattore di preoccupazione sul mercato petrolifero.

Da noi, in Italia, la verde ha superato in qualche stazione di servizio, i 2 euro al litro. E fare il pieno alla macchina costa ormai più che dar da mangiare alla propria famiglia, e non è più solo una frase ad effetto. Un litro di benzina doppia il costo del latte, triplica quello al chilo di alcuni frutti… Una situazione paradossale, priva di senso e logica perché dovrebbe essere meno importante la benzina rispetto al cibo. Eppure le cose stanno così e tutti ce ne siamo accorti.  In Francia se ne è accorto il governo che ha promesso “momentanea e minima” diminuzione delle tasse sui carburanti, tanto per far passare l’onda di piena. Da noi, dove la quota fiscale, insomma le tasse sul litro di benzina rappresentano circa 1,15 euro sue due di costo totale, il governo tecnico di Mario Monti sembra insistere a coltivare una certa insensibilità politica, una miopia congenita sugli effetti sociali prima ancora che economici della benzina a due euro. Soglia psicologica che invece è insostenibile per qualsiasi governo, un po’ come accade in Usa quando la benzina sta per superare i quattro dollari a gallone. Se fosse svelto e sveglio già domani venerdì, nel consiglio dei ministri della “crescita”, il governo dovrebbe trovare e annunciare qualche centinaia di milioni per tenere la benzina sotto i due euro. Li tolga a chi vuole, ad una corporazione, ad una compagnia di sindaci, ad una pattuglia di governatori, ma abbassi un momento le tasse sulla benzina. Se lo fa non ci rimette, fa un affare Monti.

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