Benzinai sciopero cileno, ma lo sconto lo pagano loro, anche perché sono troppi

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 18 luglio 2012 15:15 | Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2012 15:15
Benzinai chiusi per sciopero

LaPresse

ROMA – Uno sciopero “cileno”. Quello annunciato dai benzinai per il primo fine settimana di agosto è uno sciopero contro la gente, contro gli automobilisti, contro gli italiani prima che contro le compagnie petrolifere, contro il governo o qualsiasi altra controparte. Uno sciopero selvaggio e sciagurato che il garante ha già bollato come illegale. Sono impazziti quindi i benzinai? Sulle modalità dello sciopero hanno certo torto marcio, ma gli va riconosciuto che le ultime campagne di sconti sul costo dei carburanti le pagano in pratica solo loro. Non sono del tutto pazzi quindi, anche se in realtà sono loro uno degli ostacoli al calo dei prezzi di benzina e gasolio. Ma loro o non lo sanno, o fanno finta d’ignorarlo.

E poi di nuovo rialzi per il prezzo della benzina. Secondo la consueta rilevazione della Staffetta Quotidiana questa mattina (18/7) hanno messo mano ai listini Eni, Esso, Q8, Shell e Tamoil. Per il Cane a sei zampe si registra il quinto aumento dei prezzi consigliati nel mese di luglio: benzina +0,4 centesimi a 1,847 euro/litro, diesel +1,1 a 1,742 euro/litro. Per le altre compagnie i rialzi sono compresi tra 0,5 (Esso e Q8) e 1,1 centesimi (Shell e Tamoil) sulla verde e tra 0,5 (Esso) e 2 centesimi (Shell) sul gasolio. Aumenti che – afferma Staffetta quotidiana – “sono in linea con i rialzi registrati sulle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati e che le iniziative promozionali del fine settimana non hanno quindi provocato un aumento dei prezzi nei giorni feriali volto a compensare le perdite dovute alle vendite sottocosto del weekend”.

Lo sconto del fine settimana non lo pagano dunque gli automobilisti che fanno il pieno nei giorni feriali, lo pagano infatti i benzinai. Lo pagano perché la conseguenza delle code che si formano per fare benzina quando ci sono gli sconti, al self service, sono le stazioni di servizio deserte o con meno clienti durante la settimana, quando ci sono i benzinai. Meno lavoro e meno incasso per loro di conseguenza.

Questo è un fatto, anche se non direttamente compreso nell’elenco delle motivazioni dello sciopero indetto per il primo fine settimana d’agosto, tra i motivi alla base dello sciopero dei benzinai ci sono “accordi collettivi scaduti e non rinnovati, margini tagliati unilateralmente fino al 70%, licenziamenti forzati degli addetti alla distribuzione, rifiuto di adottare diverse tipologie contrattuali, discriminazioni sui prezzi che spingono fuori mercato migliaia di impianti senza possibilità di reazione, vendite autostradali totalmente cannibalizzate”. Secondo le associazioni questi sono “solo alcuni dei comportamenti in aperta violazione delle leggi esistenti che l’industria petrolifera sta adottando sistematicamente, colpendo oltre 20mila piccole imprese di gestione che occupano circa 120mila persone e sostengono la sopravvivenza di altrettante famiglie”.

Ma la serrata del 3/4/5 agosto non sarà l’unica iniziativa di protesta: i gestori vogliono muoversi da subito con una campagna di informazione e sensibilizzazione verso i cittadini e gli automobilisti e poi, da lunedì 23 luglio, con la sospensione degli accordi collettivi per la parte riguardante il prezzo massimo di rivendita sui carburanti. Con conseguente lievitazione libera dei prezzi di benzina e gasolio a prescindere dalle tariffe indicate dalle compagnie .Da lunedì 30 luglio poi, sino a domenica 5 agosto, la sospensione dei pagamenti del rifornimento carburanti attraverso carte di credito, pago bancomat e carte bancarie. Un bel percorso di guerra in periodo di vacanze e che avrebbe il suo acme proprio nel fine settimana del grande esodo degli italiani. Con conseguenze tragiche come vacanze ritardate, disdette negli alberghi, il caos.

“In relazione a quanto si apprende dalle agenzie di stampa – ha affermato Roberto Alesse, Presidente dell’Autorità di garanzia sugli scioperi – secondo le quali Faib, Fegica e Figisc/Anisa avrebbero proclamato uno sciopero nella distribuzione del carburante dal 3 al 5 agosto prossimi, ricordo che la Regolamentazione vigente nel settore non ne consente l’effettuazione, dal momento che il giorno 3 agosto rientra tra i periodi di franchigia”. Sempre in tale settore, “non possono essere proclamate astensioni collettive nei giorni compresi tra il 10 ed il 20 agosto e in quelli tra il 26 agosto ed il 5 settembre”. Stop del garante quindi e possibile inizio di trattativa. Staremo a vedere.

Ma proprio nel comunicato di rivendicazione dei benzinai c’è un dato, quasi sempre taciuto, che rivela uno dei veri ostacoli al calo dei prezzi dei carburanti e che non farà piacere ai gestori di pompe di benzina: “Colpendo oltre 20mila piccole imprese di gestione” dicono i sindacati dei benzinai quando elencano i comportamenti sbagliati dell’industria petrolifera. Questo perché i distributori in Italia sono 22800 circa. E in Francia? Quasi la metà: 14500. Tanti quanti in Germania ma molti più dei 9000 distributori inglesi o degli 8500 spagnoli. Con la conseguenza che i benzinai tedeschi vendono in media 4200 litri di carburante ciascuno, gli inglesi 4100, i francesi 3500, gli spagnoli 2900 e gli italiani appena 1800.

Leggendo questi numeri appare ovvio che se ogni distributore italiano deve “vivere” con 1800 litri dovrà farli pagare più cari rispetto al collega tedesco che realizza il suo guadagno su 4200 litri, più del doppio. Ci sono le accise certo, le tasse che fanno lievitare il prezzo dei nostri carburanti, ma c’è anche il costo di oltre 22000 pompe a far da muro contro la discesa di quei prezzi.