Beppe Grillo curva a destra, l’elettorato M5S pure

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 11 Ottobre 2013 14:13 | Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre 2013 14:13

grillosaluto (1)ROMA – Beppe Grillo curva, si fa per dire, a destra, e come lui il suo elettorato. Un movimento combinato, una tendenza ed una movenza in cui non si capisce chi insegua chi e chi trascini chi, se Grillo gli elettori o se gli elettori Grillo. Una curva però certo evidente, chiara, tracciata dalle parole del leader 5 Stelle e rilevata dai sondaggi. Grillo anti clandestini e percentuale di elettori M5S ex votanti per la destra vivono e lottano insieme.

 “Fino alle amministrative, ricorda Elisabetta Gualmini nella sua ricerca sul Mulino – scrive Jacopo Iacoboni su La Stampa -, le cose sono chiare: il 46 per cento degli elettori del M5S viene dal centro sinistra, il 38 dal centro destra. Nel lombardo veneto, cosa singolare, più da sinistra, nel centro e nel sud con uno zoccolo duro anche dal centrodestra. Il che, tra l’altro, torna abbastanza con gli orientamenti prevalenti del gruppo parlamentare, che – per cultura, e si direbbe quasi per antropologia – proviene molto più dal centro sinistra, a volte nella versione radical, altre volte in quella ambientalista. (…) A maggio le cose stavano mutando: mentre gli elettori sottratti al Pd sono calati (dal 24 al 20 per cento), starebbero salendo quelli di provenienza Pdl (dal 22 al 29)”.

Se questa è la disamina e la “radiografia” dell’elettorato 5 Stelle fatta dai numeri, un elettorato che, probabilmente in primis per le vicende interne ai “vecchi” partiti, sta sempre più pescando nell’area del centrodestra, attenzione merita la natura stessa del movimento. Che i 5 Stelle, nonostante l’appeal soprattutto iniziale, non fossero un movimento di sinistra, non serviva un politologo per dimostrarlo. Grillo e con lui Casaleggio, sono sempre stati chiarissimi nel certificare la loro ostilità nei confronti degli immigrati, dell’Europa, della libertà di stampa, del dissenso. Idee che hanno sempre inserito il movimento di Grillo, per chi lo guardasse con occhio acritico, in una posizione di destra/populista all’interno della geografia politica.

Nonostante queste evidenze però in molti hanno creduto e continuano a sostenere che i 5 Stelle siano una costola della sinistra. Ed effettivamente la questione è più complessa perché una buona parte dell’elettorato, così come una buona parte degli eletti, più o meno assimilabili alla sinistra lo sono. La candidatura di Stefano Rodotà al Quirinale ne è una testimonianza, come ne è una testimonianza l’ultima iniziativa che ha fatto infuriare Beppe, la decisione presa dai parlamentari 5 Stelle di abolire il reato di clandestinità. Apriti cielo. Non solo Grillo e Casaleggio non vogliono che sia abolito, ma vorrebbero anzi che la nostra flotta pattugliasse le coste per rimandare indietro questi morti di fame che vogliono arrivare in Italia.

La posizione ribadita e rivendicata da Grillo non è certo di sinistra. E forse nemmeno civile. Ma in Europa come in Italia i movimenti di destra, vedi Le Pen in Francia che ora, secondo i sondaggi, sarebbe addirittura il primo partito, vanno per la maggiore. Alessandra Ghisleri, la sondaggista di fiducia di Silvio Berlusconi, ritiene che l’80% circa degli italiani sia per un inasprimento delle norme sull’immigrazione. E Grillo, che di fiuto elettorale ne ha, come ha dimostrato nel febbraio scorso, lo sa bene. Come sa che in questo momento in crisi è il Pdl e che lì quindi, nel centrodestra, si possono aprire nuovi terreni di caccia. Terreni divenuti necessari anche in considerazione del fatto che, dalle politiche, il MoVimento avrebbe perso circa 6 punti. Non subito, ma nemmeno tra un secolo si tornerà a votare. Berlusconi, almeno personalmente, non ci sarà più. Grillo è pronto ad occupare quel vuoto.

“Grillo ha dimostrato in febbraio di essere un eccezionale rabdomante del consenso elettorale – scrive Stefano Folli sul Sole24Ore -. Ma oggi ha compreso qualcosa di ancor più importante, e cioè che quel consenso non si mantiene con la semplice ed estenuante ripetizione di slogan sempre uguali a se stessi. Specie quando non si riesce a incidere sulle politiche pubbliche. La relativa erosione del voto al M5S, che nei sondaggi ha perso 6-7 punti rispetto al dato delle urne, si spiega forse così: i Cinque Stelle appaiono come litigiosi e parolai, ottengono poco e si ripetono. Quindi il leader carismatico – ecco il secondo punto – non a caso cerca nuovi terreni di espansione”.

Uno lo ha individuato nel “no” all’abolizione del reato di immigrazione clandestina. Si può capire la logica. Il tema è un cavallo di battaglia della sinistra. C’è stata la tragedia di Lampedusa che ha riacceso le emozioni dopo un lungo periodo d’indifferenza e non c’è da stupirsi che a Grillo appaia un errore politico-mediatico l’appiattirsi dei Cinque Stelle dietro la maggioranza “buonista” che si è palesata in Senato. Del resto, l’impronta del movimento grillino ha poco in comune con quel mondo. In febbraio il M5S ha raccolto tanti consensi anche fra gli ex elettori di una sinistra frastornata. Ma oggi – dopo i varchi aperti nel Pdl – è a destra che si può ottenere di più ed è con quell’elettorato che in fondo il movimento trova maggiori sintonie. (…) Come ha detto Casaleggio, l’alter ego del leader, ‘se in campagna elettorale avessimo parlato di abolire il reato di clandestinità avremmo raccolto lo zero virgola’. Un argomento che potrebbe essere usato da Maroni quando si rivolge ai leghisti.

Questo vuol dire qualcosa, nei giorni in cui i sondaggi francesi in vista delle europee proiettano il partito di Marine Le Pen al primo posto. Anche in Italia si voterà in primavera per le europee e ci sono pochi dubbi che Grillo abbia cominciato la rincorsa a un altro successo (anche considerando che la legge elettorale sarà proporzionale). La curvatura a destra dei Cinque Stelle è abbastanza evidente e nessuno si meraviglierebbe se altri temi sul genere “legge e ordine” troveranno posto nel bagaglio dialettico del capo. Il che comporta, è comprensibile, forti frizioni interne e magari qualche ulteriore defezione dai gruppi parlamentari. Ma l’intuizione di fondo non è sbagliata. L’anti-politica grillina deve evolvere in qualcosa di diverso rispetto il recente passato, pena l’effetto saturazione. E poiché il baricentro delle larghe intese scivola a sinistra, ecco che Grillo, seguendo il proprio istinto, finisce per occupare uno spazio a destra. Sull’immigrazione e su altro”.