Berlusconi divorzio, perché non deve più pagare assegno. Vale per lui, vale per tutti

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 17 novembre 2017 9:54 | Ultimo aggiornamento: 17 novembre 2017 9:54
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Silvio Berlusconi e Veronica Lario all’inizio della loro storia d’amore (foto Ansa)

ROMA – Berlusconi non deve pagare più l’assegno di divorzio alla ex moglie.

Perché era troppo alto? No, non è questo il perché.

Perché ha avuto un buon avvocato che gli ha fatto vincere la causa? No, non è neanche questo il perché.

Perché Berlusconi è Berlusconi e ha avuto un trattamento in qualche modo di favore? Neanche per sogno.

Berlusconi non deve pagare più l’assegno di divorzio alla ex moglie perché l’ex moglie ha denaro e proprietà e patrimonio con cui è in grado di mantenersi e produrre reddito.

Nel caso di Veronica Lario questi denaro e proprietà sono abbondanti: 16 milioni accertati di liquidità e un patrimonio valutato dalla stessa in 104 milioni e dagli avvocati dell’ex marito in circa 300 di milioni.

Ma il principio, anzi la sentenza secondo la quale se l’ex coniuge è in grado di mantenersi, lavorare e produrre reddito nulla deve avere dall’ex marito-moglie vale, e ormai vige, anche a quote ben più basse di ricchezza e agiatezza. Vale per Berlusconi, vale per tutti.

Nella notizia che Berlusconi non deve più pagare un milione e passa al mese alla ex moglie e che Veronica Lario gli deve ridare indietro, a conti fatti, una quarantina di milioni per i soldi presi dal 2.014, ve n’è un’altra e grossa di notizia: tutti quelli che divorziano o hanno divorziato, uomini o donne che siano, non sono più tenuti a mantenere l’ex coniuge nel “tenore di vita” precedente.

Tenore di vita, su questo concetto e parametro veniva finora calibrato l’assegno che il coniuge, quasi sempre l’uomo, versava all’altra parte delle coppia da cui divorziava. Il prezzo del divorzio era finora il mantenimento, a vita, del tenore di vita precedente. Tramite assegno, divorzile appunto. Assegno calibrato, calcolato, stabilito perché l’ex coniuge continuasse a fare la vita di prima.

Ma molto spesso, spessissimo la vita di prima non riusciva, non riesce a farla chi deve pagare l’assegno. Per l’ottima e inconfutabile ragione che con il reddito di prima del divorzio che manteneva un “tenore di vita” due “tenori di vita”non si mantengono. E quindi chi paga assegno pari a tenore di vita precedente all’ex coniuge finisce in strettezze grosse, se non in miseria. Prendete 3.000 euro al mese e divideteli per due…

Ora questa del tenore di vita è stata cancellata da una sentenza della Cassazione di cui è figlia la sentenza a favore di Berlusconi. Non il tenore di vita di prima ma l’autosufficienza economica dei due ex coniugi determina se assegno vi debba essere o no tra i due. Sono entrambi in grado di mantenersi economicamente? Se sì, allora nessuno deve risarcire l’altro di alcunché, non c’è il prezzo per divorziare. (Ovviamente resta eccome il dovere di mantenere economicamente i figli).

Autosufficienza economica e capacità di produrre reddito e di lavorare. Nel caso di Veronica Lario le proprietà immobiliare e il patrimonio finanziario può essere messo a reddito. Ma il principio vale anche per redditi e patrimoni ovviamente inferiori. Se c’è lavoro, stipendio, deposito bancario, investimento finanziario non è giusto vi sia anche l’assegno dell’ex coniuge. Vale per Berlusconi, vale per tutti. Ed è, finalmente, un principio di civiltà.

Anche se non mancano coloro, soprattutto donne, che vedono con rabbia e dolore sfumare l’idea del matrimonio come una sorta di contratto di assunzione a vita. Non manca chi vorrebbe fosse in qualche modo reintrodotto una sorta di articolo 18 dello statuto delle nozze, un ripristino della indissolubilità finanziaria del matrimonio.