19 giugno, Corte Costituzionale aiuta Berlusconi, o “non paghiamo più le tasse”

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 5 Giugno 2013 15:20 | Ultimo aggiornamento: 5 Giugno 2013 15:20
berlusconi

Silvio Berlusconi (foto Ansa)

ROMA – Nonostante la primavera e l’estate in colpevole ritardo, sarà ed è giugno un mese caldo, caldissimo per Silvio Berlusconi. Il Cavaliere è infatti stretto tra due veri e propri appuntamenti di fuoco: il pronunciamento della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento invocato e non riconosciuto durante il processo Mediaset, atteso per il 19 di questo mese. E poi la sentenza di primo grado del processo Ruby in calendario il 24 sempre di giugno.

Se la Suprema Corte e la “politica” non aiuteranno l’ex premier ad uscire più o meno indenne e pulito da questo pantano…Alcuni dei suoi dicono che Berlusconi nel caso sarebbe a far saltare il tavolo, governo Letta Alfano compreso. Lo dicono, eccome se lo dicono, ma forse anche il dirlo, il semplice dirlo è scena e strategia. Forse è can che abbaia alla fine non morde. “Tu mi vuoi uccidere il leader che io ho votato? Allora – ha detto Daniela Santanché, notoriamente molto “vicina” al Cavaliere – il nostro popolo avrà un solo strumento, non pagherà più le tasse”. O arriva l’aiuto o sarà rivolta, fiscale ovviamente. Perché quella delle tasse da non pagare è una magnifica ossessione del Pdl, la buttano sempre a tasse da non pagare, qualunque cosa sia. Vien loro naturale, d’istinto. Ma davvero la Santanché parla per Berlusconi? Di certo Berlusconi viaggia in questi giorni sull’orlo di una crisi di nervi. Che diventi una crisi di governo, magari con elezioni anticipate ad autunno-inverno, ce ne corre.

Tra esattamente 14 giorni, il 19 giugno, arriverà la sentenza sinora più importante per Silvio Berlusconi. Tra due mercoledì la Corte Costituzionale dovrà infatti decidere e comunicare se il legittimo impedimento, rifiutato al Cavaliere nel processo d’appello per i diritti Mediaset, sia stato dai giudici non riconosciuto a torto o a ragione.

Se i giudici costituzionali valuteranno come corretto il rifiuto imposto dai magistrati milanesi, che respinsero la richiesta di rinvio di un’udienza del processo avanzata dai legali di Berlusconi perché, contemporaneamente, si sarebbe svolto un consiglio dei ministri che l’imputato doveva presiedere, riunione non improvvisa ma programmata, allora per l’ex premier si aprirà il baratro dell’interdizione dai pubblici uffici. Tradotto Berlusconi sarà nel giro di pochi mesi con ogni probabilità fuori dal Parlamento e impossibilitato a ricandidarsi.

Se infatti la Corte Costituzionale darà ragione ai giudici milanesi, la sentenza del processo d’appello da poco conclusosi con la condanna di Silvio Berlusconi per la compravendita dei diritti cinematografici di Mediaset, sarà senza più ombra di dubbio “buona”, passerà definitivamente in giudicato. Salvo il terzo grado di giudizio, quello formale, insomma la Cassazione. Resterebbe solo la Cassazione tra Berlusconi e la decadenza da senatore. Sentenza della Cassazione attesa entro l’anno e quindi clessidra che scorre veloce: la condanna per il Cavaliere diventerà definitiva e “operativa” a breve termine se la Cassazione non cancella tutto. La pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici rischia di diventare realtà mentre è ancora in piedi il governo delle larghe intese.

Se invece la Corte Costituzionale stabilisse che avevano ragione i legali dell’allora premier, e che il legittimo impedimento andava riconosciuto, diversi saranno gli scenari che si potranno dipanare. Tutti però accomunati da un elemento: la salvezza politica anche se non giudiziaria di Berlusconi. Nel caso in cui il legittimo impedimento avesse dovuto essere riconosciuto, potrebbe questo tradursi nella necessità di celebrare di nuovo l’intero processo d’appello, o forse anche azzerare persino il processo di primo grado. In ogni caso allungando a dismisura i tempi di una sentenza definitiva e rendendo l’orizzonte dell’interdizione dai pubblici uffici fuori dalla portata dei radar pidiellini.

Non bastasse questo a “distrarre” l’attenzione del Cavaliere dalla corsa ai ballottaggi e dalla vita del governo Letta, meno di una settimana dopo, il 24 giugno, sarà il giorno della sentenza di primo grado del processo Ruby. Nulla di definitivo per carità, come forse sottolineerebbe l’avocato Niccolò Ghedini, ma comunque un appuntamento a dir poco imbarazzante.

Nutrendo storicamente scarsa fiducia nella magistratura, Berlusconi ha esplicitamente chiesto aiuto. Aiuto alla Corte Costituzionale e aiuto alle “istituzioni”. “Devo essere protetto”, ha detto. E se la minaccia di una crisi di governo è praticamente implicita, per bocca della fedelissima Santanché è arrivata anche la minaccia di rivolta fiscale. “Il nostro popolo non pagherà più le tasse”, ha detto l’ex sottosegretario, per la serie non romperemo le vetrine perché siamo educati ma non vi diamo più un euro.

Gli umori e i nervi del Pdl, all’avvicinarsi della doppia scadenza, appaiono sempre più instabili e tesi. Con il rischio, concreto, che nella settimana clou saltino del tutto, e con loro, forse, anche il delicatissimo equilibrio su cui sembra reggersi l’Italia.