Berlusconi, Grillo: il voto taciuto…prima di votarli

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 13 febbraio 2013 16:18 | Ultimo aggiornamento: 13 febbraio 2013 16:19

ROMA – Ricordate la vecchia cara Democrazia Cristiana? Nessuno la votava, eppure è stato il primo partito italiano per mezzo secolo o giù di lì. Il fatto era che nessuno o pochissimi dicevano di votarla…prima di votarla davvero. Era pudore, ritrosia, qualcosa di molto meno della vergogna eppure un parente lontano e piccolo della stessa famiglia di sentimenti. Era anche un tenersi per sé una piccola grande trasgressione rispetto a quello che allora non si chiamava ma già era il “politicamente corretto”. Votare Democrazia Cristiana fa un po’, solo un po’ cacasotto ed egoista? Beh,  non lo dico ma lo faccio. Votare Dc mi espone a critiche dei sapientoni e dei “professori” della morale e della politica? Non lo dico ma lo faccio e, facendolo, faccio anche una sommessa pernacchia a sapientoni e professori.

Un po’ come il Festival di Sanremo, come non citarlo in questi giorni, nelle chiacchiere del giorno dopo nessuno lo vede se non per caso e solo un po’, ma ogni anno è la trasmissione più seguita dalla tv. Questo perché un conto è quel che si dice e si racconta in pubblico e un altro è quello che si fa tra le mura domestiche o nella cabina elettorale. Il pudore italiano potrebbe alle prossime elezioni regalare delle sorprese. Sorprese non prese in considerazione e non stimate dai sondaggi e sorprese che potrebbero rallegrare il fine settimana elettorale di Beppe Grillo e Silvio Berlusconi.

Sono l’ex comico leader del Movimento 5 Stelle e il Cavaliere i due soggetti ideali del voto taciuto. Quel voto che non si dichiara, non si dichiara ai sondaggisti e non si dichiara al bar, un po’ per pudore o forse per vergogna, vergogna non certo di se stessi ma dell’effetto che potrebbe fare il dichiararsi se stessi. Molti, moltissimi si accingono a votare Grillo dicendolo apertamente e anche con orgoglio. Altrettanti se non di più sono pronti a rivotare Berlusconi dando vita a un fenomeno unico nella storia e sul pianeta. E lo fanno a viso più che aperto, sfrontato. Altri, quelli appunto del voto taciuto, potrebbero aggiungersi a questi, aggiungersi in misura rilevante.  Un voto, quello taciuto, che in Italia come altrove è sempre esistito. Caso emblematico ne era la vecchia Dc, nel famoso bar mai nessuno dichiarava che l’avrebbe votata ma poi, puntualmente, usciva dalle urne come primo partito. Un fenomeno quindi noto ma che, mano mano che ci si avvicina alla scadenza elettorale, assume sempre più l’aspetto di uno spauracchio. Almeno per il centrosinistra.

Al di là delle battute il voto non dichiarato è sempre esistito sì, ma stavolta non impensieriva l’asse Bersani/Vendola fino a che i due sono stati forti, accreditati nei sondaggi di almeno un 35% dei consensi. Col passare delle settimane il consenso di Bersani e soci è andato però via via erodendosi fino ad essere ora probabilmente sotto la soglia del 35% e al 31/32 per cento si rischia, eccome se si rischia. Di pari passo la forza degli inseguitori è andata aumentando. La forchetta con Silvio Berlusconi, dagli oltre 10 punti di dicembre si è ridotta all’ultimo sondaggio disponibile al 6%, anche meno secondo alcuni. Se c’è in giro un due per cento di voto taciuto per Berlusconi e se Bersani e Vendola ne perdono un altro due per cento, quei sei punti di differenza si riducono a quasi nulla. Insomma i Progressisti poco sopra il 30 per cento hanno da temere il voto taciuto, anche alla Camera, non solo al Senato.

5 x 1000

E il voto taciuto per Grillo? C’è, anche se è “taciuto” per tutt’altro motivo di non raccontarlo rispetto a quello per Berlusconi. Si prova a stimarlo ma non ci si riesce, se è voto taciuto è impossibile per definizione pesarlo. Se c’è voto taciuto per Grillo non solo M5S arriva terzo e supera Monti, può anche arrivare secondo come partito e terzo solo alle prime due coalizioni. Insomma se c’è in giro voto taciuto per lui Grillo va al 20 per cento. Una sola cosa può relativamente consolare Bersani e alleati e in fondo anche Monti che alleato proprio non è: tutte e due le cose insieme, due diversi e grossi voti “taciuti”, uno per Berlusconi e l’altro per Grillo tutti e due insieme non ci possono essere, non c’è spazio elettorale per entrambi. O la grande rimonta di berlusconi sopra il 30 per cento o Grillo sopra il 20. Aut aut, o l’uno o l’altro, per entrambi contemporaneamente non c’è abbastanza elettorato perché un po’ di elettorato è comune tra i due e non possiede il dono dell’ubiquità.

In queste condizioni l’emersione di una percentuale di elettori rimasti nascosti rischia di stravolgere il risultato elettorale. E questo perché, abbastanza ovviamente, per quanti possano essere quelli che si vergognano, o che comunque preferiscono non dichiarare il proprio voto, mai potrebbero essere tanti da sovvertire una maggioranza forte di uno scarto di dieci punti. Ma al ridursi dello scarto aumentano come è ovvio le possibilità che la percentuale inaspettata diventi decisiva.

Pierluigi Bersani è preoccupato: per la prima volta, seppur dicendo che sarebbe l’equivalente di uno schianto contro un muro, ha verbalizzato la possibilità di una vittoria non solo al Senato, ma anche alla Camera, di Berlusconi e soci. Preoccupazioni condivise da Mario Monti che ha cominciato ad indirizzare le sue critiche e i suo attacchi verso il movimento di Grillo. Non un caso perché il voto taciuto non è storicamente un voto di sinistra. L’elettore diciamo progressista  come spiegano i sondaggisti non solo non sente il bisogno di tenerlo nascosto, ma anzi ha la pulsione a pubblicizzarlo il suo voto. Discorso più o meno analogo per l’area Monti. Invece che ci siano persone che il Cavaliere votano ma non lo dicono è un fatto già dimostrato e dalle cronache passate raccontato. Lo testimoniano i risultati delle passate elezioni. E che anche l’elettore grillino possa preferire tenere per se la sua scelta lo rilevano in molti, non ultimo Massimo Gramellini che, su La Stampa di pochi giorni fa, raccontava dei grillini ‘dormienti’.

Che alla Camera la coalizione di centrosinistra non raggiunga la maggioranza relativa, e il conseguente premio, è ad ora un’ipotesi quasi di scuola, certamente improbabile. Ma è pur sempre un’ipotesi che la non escludibile sottostima del voto per Berlusconi e per Grillo, unita alla recente debolezza di Pd e soci potrebbe tradurre in un risultato a sorpresa.