Europa molla Sicilia, poi l’Italia? Berlusconi “vede” il disastro euro

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 13 luglio 2012 15:26 | Ultimo aggiornamento: 13 luglio 2012 15:26
Berlusconi con Monti nel giorno del passaggio di consegne a Palazzo Chigi (Ap-LaPresse)

Berlusconi con Monti nel giorno del passaggio di consegne a Palazzo Chigi (Ap-LaPresse)

ROMA – Da una parte l’Europa taglia i fondi alla Sicilia, ufficialmente perché Palermo non spende, praticamente perché spende male, dall’altra Silvio Berlusconi annuncia la sua, sesta, discesa in campo. Fatti slegati sì, ma che possono anche esser letti come una sorta di “prova tecnica” indiretta dell’eterno tutto si tiene. L’Europa oggi molla la Sicilia perché mettere i soldi lì è metterli dove non si possono seguire e non si sa che fine fanno. C’era una trasmissione tv di grande successo, si chiamava “Milano, Italia”, e se ora fosse un presagio, un annuncio, un “Sicilia, Italia”? Lo scenario peggiore: l’Europa in ordine sparso, l’ognun per sè, fin quasi alla caduta dell’euro. Senza Unione o con la Ue sempre più in crisi  i finanziamenti sparirebbero infatti per tutti, non solo per la Sicilia, l’Europa potrebbe “mollare” l’Italia e da noi ci son perfin molti che pensano che sia l’Italia a dovere e potere prima o poi mollare l’Europa. Quindi potrebbe essere davvero Sicilia oggi, Italia domani. E Berlusconi che c’entra? C’entra perchè Berlusconi sembra proprio “vedere” il disastro, sentirlo arrivare e, come scrive anche Marcello Sorgi su La Stampa, essere pronto a cavalcarlo come tavola in un surfing politico e personale.

“Da Palazzo Chigi al Tesoro a Bankitalia e alle parti sociali, alle prese con la dura politica di rigore che la difesa dell’Eurozona comporta in quegli ambienti si sta facendo strada un timore che, se fosse confermato, e se si diffondesse tra i partners dell’Unione, sarebbe destinato a provocare effetti imprevedibili. Si tratta della convinzione che Berlusconi si sarebbe risolto a tornare in campo non per contestare le strategie anticrisi e la linea del rigore imposte dal suo successore, atteggiamento che di per sé risulterebbe devastante per la credibilità di un’Italia in bilico, com’è attualmente considerata in Europa. Ma, diversamente, perché convinto che gli sforzi a questo punto sarebbero inutili e che il crollo dell’euro sia ormai alle porte, dopo un agosto in cui si teme che l’assalto della speculazione supererà ogni limite. Un Berlusconi che, ragionando da imprenditore, valuta i numeri, legge le tabelle, constata che anche i Paesi come il Portogallo, che hanno fatto ricorso agli aiuti e si sono sottoposti alla severa disciplina della troika europea, non rivedono la luce, e decide di puntare tutto sul dopo, su ‘l’avevo detto io’, e su un disastro di cui per una volta la responsabilità non potrebbe essergli attribuita. A sostenere questa ipotesi sarebbero i dati di cui dispongono i suddetti osservatori e che probabilmente lo stesso Berlusconi non ha avuto difficoltà a procurarsi. Un quadro che non promette niente di buono per l’estate 2012”.

Berlusconi che quindi vede e scommette sul fatto che l’Italia, che l’Europa non ce la farà. Troppo grande la crisi, troppo difficile la soluzione e perciò addio eurozona. Il Cavaliere, da imprenditore come scrive Sorgi o da giocatore d’azzardo, legge la situazione e decide di puntare tutto su questo scenario. Terribile per il Paese ma in grado di fornirgli forse le condizioni per tornare in sella, e addio al “padre nobile”, “all’allenatore” e al “fondatore” del nuovo Pdl. Se la scelta dell’ex premier si fondasse su questa analisi politica sarebbe già di per se un indizio non da poco che c’è davvero da preoccuparsi. E anche il nuovo declassamento dell’Italia da parte di Moody’s potrebbe essere letto non solo come la prova ulteriore della inimicizia delle agenzie di rating verso l’Europa e l’euro ma anche come l’indizio che la “consapevolezza del disastro” non è solo di Berlusconi.

I siciliani erano già stati avvertiti da una relazione della Corte dei Conti che certificava che nell’isola il 35% dei progetti finanziati dall’Europa non vedevano la luce. E se non bastasse a questo era seguito anche un richiamo del commissario europeo alle politiche regionali Johannes Hahn. Ma uomo avvisato non è stato in questo caso mezzo salvato e puntuale è arrivato il taglio dei finanziamenti: per ora bloccati 600 milioni di rimborsi, ma in ballo ci sono 6 miliardi e mezzo. Bloccati per “irregolarità nell’assegnazione degli appalti e carenze significative nel funzionamento dei sistemi di gestione e di controllo”. Bloccati quindi perché non si sa bene come vengono spesi, perché vengono messi in mano a dubbi personaggi. Bloccati perché spesi male. In un caso, racconta Bruxelles, ai controlli sono sfuggiti persino “i procedimenti giudiziari nei confronti di un contraente incaricato dei lavori”. La Sicilia era stata avvertita, noi anche. A suo modo ci ha avvertito niente meno che Silvio Berlusconi.

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