Bici sì, ma per strada. Giù i ciclisti dai marciapiedi

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 16 settembre 2013 15:51 | Ultimo aggiornamento: 16 settembre 2013 18:17

Bici sì, ma per strada. Giù i ciclisti dai marciapiediROMA – Si può fare oppure no? Le zone pedonali e, soprattutto, i marciapiedi possono considerarsi in assenza di piste ciclabili percorsi accessibili alle biciclette e ai loro conduttori, o devono essere al contrario esclusiva di chi per spostarsi usa i piedi? La questione, che sovente diviene polemica, è stata ieri (domenica 15 settembre) ripresa dal Corriere della Sera ma agita, da tempo, le strade e i marciapiedi delle nostre città. Sul Corriere della Sera si sono cimentati e affrontati, in punta di argomenti e sentimenti, Maria Laura Rodotà a favore del marciapiedi giustamente occupato (okkupato…occupy..?) dai ciclisti martirizzati dalle automobili, e Pierluigi Battista che i marciapiedi vuole conservarli alla loro funzione natural-esclusiva di terra dei pedoni, non senza una qualche acidità verso i ciclisti quando in loro “prevale una presunzione di extra territorialità”.

Di piste ciclabili ne esistono nel nostro Paese poche, anzi pochissime. A Roma sono una rarità e, cosa più importante, non raggiungono moltissime zone della Capitale, a Napoli non ve n’è traccia e a Milano bisogna faticare per trovarle. Questo, ovviamente, non rende facile la vita dei ciclisti italiani. Amanti delle due ruote che ogni anno crescono di numero, vuoi per rinnovato spirito ecologico, la bici non inquina, vuoi anche causa crisi, la bici non consuma la carissima benzina e in più fa risparmiare sulla palestra. E allora, l’alternativa alla ciclabile inesistente o quasi, diviene praticamente sempre il marciapiede.

“Per spirito di sopravvivenza” dicono i centauri senza motore. Gli automobilisti italiani sono infatti particolarmente indisciplinati e il traffico delle nostre città è, e non è un mistero, più che congestionato. Meglio il marciapiede quindi che rischiare la pelle in mezzo alla strada. Meglio muoversi tra nonnine traballanti che vanno a fare la spesa e mamme con i passeggini che tra Suv roboanti ed autobus che sputano mefitici fumi. Almeno dal punto di vista dei “biciclettari”.

Ma di punto di vista ne esiste anche un altro: quello dei pedoni. Pedoni titolari dei marciapiedi, per non parlare delle zone pedonalizzate, che dell’invasione non sono affatto felici. Certo le bici non inquinano, certo come sostengono i ciclisti ogni bici in più è un’auto in meno in circolazione o un posto libero in più sui mezzi pubblici. Ma a nonnine e mamme delle auto in meno o dei posti in più, francamente, poco importa. Le biciclette non fanno rumore e, di conseguenza, spesso non ci si accorge del loro arrivo se non quando ti sfrecciano accanto. E sfrecciano è il termine esatto perché anche i nostri ciclisti, sovente automobilisti a riposo, sono altrettanto indisciplinati quanto i loro colleghi a quattro ruote. Sui marciapiedi non potrebbero andare e invece non solo ne reclamano il diritto, ma effettuano anche pericolose e ardite gimcane. Praticamente come i loro colleghi che si muovono su strada forniti di motore a scoppio.

I sostenitori della bicicletta vivono le proteste dei pedoni come una sorta di ingiustizia. Il nemico comune, secondo il loro sentire, sono le auto. E contro di queste dovrebbero essere tutti uniti, per la serie “una faccia una razza”. Ma se le auto ed il congestionamento del traffico sono effettivamente un nemico da combattere, l’obiettivo da raggiungere è però la sicurezza di tutti. E la sicurezza dei ciclisti, che effettivamente su strada qualcosa e più rischiano, non può costare la sicurezza dei pedoni.

Esisterebbe, anche se disprezzato, un codice della strada che, nonostante il nome, riguarda anche i marciapiedi. “Gli automobilisti non dovrebbero parlare al cellulare mentre guidano”, protestano i ciclisti, ma anche loro dovrebbero indossare il casco e non lo fanno. Ma, cosa più importante, dice il codice della strada che le biciclette sui marciapiedi ci possono stare sì, ma a patto che siano condotte a mano. In altre parole le biciclette non possono usare i marciapiedi alla stregua di alternative alla strada o come surrogati delle piste ciclabili che mancano. Come sempre il codice della strada stabilisce che, in teoria, le bici nelle zone pedonalizzate non dovrebbero andare. Ma il codice della strada, tanto dagli automobilisti quanto dai ciclisti, è spesso lettera morta o quasi, un’indicazione più che un obbligo.

Non si tratta, come alcuni amanti della polemica sostengono, di una guerra tra partiti: ciclisti contro automobilisti, pedoni contro ciclisti e automobilisti contro tutti. Si tratta invece di rispetto, di quel rispetto delle regole che i ciclisti stessi reclamano quando si parla di automobili e che invece “schifano” quando la controparte diventano i pedoni. Il rispetto, delle regole e delle persone, dovrebbe valere sempre. Quando i ciclisti lo capiranno e abbandoneranno i marciapiedi troveranno, nella sacrosanta lotta per ottenere delle piste ciclabili degne di questo nome e di un paese civile, nei pedoni dei fedeli e forti alleati. Finché invece non lo capiranno saranno solo degli automobilisti senza motore, altrettanto pericolosi e, forse, persino più arroganti.