Alessandro Camilli

Sconto tasse per i libri, detto bonus: sparito! Scontrini potete metterli…via

Una libreriaROMA – C’era una volta e non c’è più il bonus libri, sparito grazie ad un emendamento apparso in Commissione Finanze. Anzi, più che sparito trasformato, trasformato da bonus libri a bonus librai. Ricordate la misura varata dal governo Letta che stabiliva un bonus per l’acquisto dei libri, il 19 per cento da scaricare dalle tasse per una spesa fino a duemila euro annui? Forse sì, come forse ricorderete i tanti dubbi a questo legati. Dubbi figli della mancanza dei decreti attuativi e dell’esiguità dei fondi stanziati per il suddetto bonus, appena 50 milioni. Bene, i dubbi sono stati risolti e sono spariti. Peccato che con loro sia sparito anche il bonus, diventato una specie di mancia ai librai da che in origine doveva essere un aiuto ai consumatori che in Italia, di libri, ne consumano pochi pochi.

“Dovevano essere detrazioni fiscali sui libri – scrive Corrado Zunino su Repubblica -, destinate ai lettori. Era una promessa del governo Letta. Un colpo in commissione Finanze lo ha trasformato in bonus librai. L’idea al centro del Decreto Destinazione Italia — pubblicato in Gazzetta ufficiale il 23 dicembre scorso — era uno sgravio fiscale del 19% sui libri (scolastici e no) acquistati in libreria. Si tentava di favorire una maggiore diffusione, e una maggiore lettura, in un paese sotto standard a cui la crisi aveva dato una mazzata formidabile. Il decreto assicurava di riconoscere ai consumatori la possibilità di detrarre la spesa di romanzi, saggi e libri di testo fino al limite dei 2.000 euro annui: mille per i libri scolastici e mille per tutte le altre pubblicazioni. Gli unici dubbi erano sulle modalità (dichiarazione nel 730, bonus da spendere successivamente?) mancando qualsiasi provvedimento attuativo. Ieri, però, il colpo di mano delle (peraltro fragili) lobbies di settore: il bonus libri si è trasformato in un bonus librai. A beneficiare dello sgravio fiscale non saranno più i lettori, ma i venditori”.

Autore e firmatario dell’emendamento che letteralmente capovolge quella che era l’idea originaria è Marco Causi. Deputato Pd che sul sito del partito democratico viene indicato come membro del “Dipartimento Economia – Responsabile Finanza Pubblica e Federalismo Fiscale, Deputato Capogruppo Pd – Commissione Finanze”. Causi ha proposto un emendamento, approvato dalle commissioni delle Attività produttive e delle Finanze riunite, che sostituisce il riferimento alle “persone fisiche e giuridiche” con quello agli “esercizi commerciali che effettuano la vendita di libri al dettaglio”. Per poi aggiungere una nota che, in maniera non ancora precisata, istituisce un bonus lettura per gli studenti delle scuole superiori, sia pubbliche che private, con redditi familiari sotto i 25 mila euro. A quanto ammonterà questo “premio” ancora non si sa, ma dovrebbe basarsi sul conteggio degli studenti iscritti agli istituti superiori per l’anno 2014-2015 (e non si potranno superare i 200 euro di spesa).

C’è perfino una “ratio”, una qualche logica in questo far sparire lo sconto fiscale sull’acquisto dei libri. La logica sta nel prendere atto, senza dirlo alla pubblica opinione però, che “dividi ricchezza, ottieni povertà”. Ricchezza qui ce n’era pochissima, il bonus fiscale per i libri non poteva superare i 50 milioni di euro per 50 e passa milioni di italiani. Una miseria quei 50 milioni di euro se spartiti sul numero degli acquirenti-contribuenti. Quindi la miseria dirottarla sui librai per non fare una pessima figura con le centinaia e centinaia di migliaia di contribuenti che, scontrino alla mano, si sarebbero sentiti rispondere dal fisco: sì, lo sconto c’era ma i fondi sono finiti quindi niente detrazione.

Fondi ai librai, una magia figlia delle pressioni delle lobby del settore secondo Zunino ma, paradossalmente, un testacoda della norma che non soddisfa nemmeno le suddette lobby. Alberto Galla, presidente dell’associazione dei librai indipendenti italiani, mostra delusione: “La norma originaria è stata stravolta. Questo governo approva i decreti legge, poi si accorge che non ha i fondi per sostenerli. I romanzi saranno esclusi, saranno inclusi i testi digitali. E insieme alle librerie questo emendamento aiuta un colosso come Amazon”.

Soddisfatti o meno, la novità risolve le domande sorte tra i consumatori all’indomani del varo della norma: come faremo ad ottenerlo? Riusciremo a risparmiare sulla spesa dei libri per la scuola? Basteranno i fondi stanziati dal governo per erogare a tutti il bonus? La risposta, grazie a questo emendamento, è una sola: no. I consumatori non otterranno il bonus, non risparmieranno sull’acquisto dei testi scolastici e i fondi non saranno più un problema dei consumatori. E questo perché, semplicemente, il bonus che c’era una volta non c’è più. Non c’è più per i libri di testo scolastici (era di 190 euro, il 19 per cento di mille) e neanche l’equivalente per i libri non scolastici.

E gli scontrini che qualcuno aveva già cominciato a conservare fidandosi di ciò che aveva detto il governo e di ciò che avevano scritto giornali e annunciato le le televisioni? Che ci farà con gli scontrini chi si era fidato di Enrico Letta in persona che si era complimentato con se stesso e con il suo governo per questa concreta e benefica botta di “cacciavite” al malo torchio fiscale? Ecco, gli scontrini conservati dopo aver acquistato libri ve li potete mettere…via.

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