Calcio in tv: no, due decoder no! Sky, Mediaset e l’abbonato

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 23 Giugno 2014 13:13 | Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2014 13:13

decoderROMA – La gara per i diritti tv del calcio rischia di trasformarsi per i comuni telespettatori e tifosi in un ritorno al passato. In quel passato in cui era indispensabile avere due decoder per poter vedere tutte le partite, quelle del campionato come quelle delle coppe europee. Un rischio non ancora diventato realtà e, almeno per ora, ancora relegato nell’universo delle possibilità. Ma una possibilità che, per quanto remota, tra i consumatori si traduce in un semplice ed accorato “no, tutto… ma due decoder no…”.

La questione è quella dei diritti del calcio italiano. Una partita in cui i principali attori, oltre alla Lega nell’ovvia parte di chi incassa, sono Sky e Mediaset. Ma tra le due emittenti pronte a darsi battaglia a suon di milioni di euro, e la Lega e i club che già gongolano sulla stima di un +30% di incassi per il prossimo triennio, a rischiare di perdere sono solo i telespettatori, cioè tutti noi.

“Sull’assegnazione delle partite alla tv per il triennio 2015-2018 rischia di scoppiare una bufera giudiziaria – scrive Giuliano Balestreri – Oggi si riunisce l’assemblea della Lega chiamata a valutare le offerte arrivate sul tavolo dell’advisor Infront: quelle valide sono tredici, ma vengono considerate solo quelle superiori alla base d’asta dei singoli pacchetti messi sul mercato”.

Fin qui, la cronaca. Ma per ricostruire la vicenda è indispensabile qualche altro particolare. Se infatti la partita fosse stata solo economica, non ci sarebbe stata gara e l’emittente satellitare di Rupert Murdoch si sarebbe aggiudicata i lotti più pregiati, quelli cioè delle 8 squadre principali per il satellite e per il digitale terrestre. Per questi Sky ha messo sul piatto 357 milioni per il primo e 422 per il secondo. Le intenzioni della Lega calcio, però, sono diverse. Nel suo ruolo di venditore, la Confindustria del pallone si è infatti riservata il diritto di scegliere la soluzione preferita. Decidendo anche di aggiungere ex post una clausola non scritta che vieta l’assegnazione allo stesso soggetto dei lotti più pregiati: “Vogliamo massimizzare il ritorno, senza creare un monopolio. Altrimenti avremmo venduto per esclusiva e non per piattaforma” dicono fonti vicine alla Lega.

Una presa di posizione che suona come un assist a Mediaset, uscita perdente dall’apertura delle buste, e una presa di posizione che potrebbe nascondere, e preludere, alla “sola” per i telespettatori. Se infatti la volontà di non favorire la nascita di monopoli è, in generale, una politica saggia e persino fatta nell’interesse anche dei consumatori, questa rischia di tradursi nel nostro calcio e nelle nostre case in un problema per chi il calcio lo vorrebbe vedere in tv.

“La soluzione che Infront proporrà alle società – spiega Balestreri – sarà quindi quella di assegnare i diritti per il digitale terrestre a Sky che ha offerto 422 milioni (la seconda più alta è quelladi Fox, 400 milioni) e il satellite a Mediaset che sul piatto ha messo 350 milioni, 7 in meno di Sky (poi saranno le due emittenti a decidere se scambiarsi i pacchetti). Al Biscione andrà anche il lotto D, quello esclusivo per le restanti 12 squadre di serie A, per il quale ha offerto 301 milioni, portando l’incasso per i club a oltre un miliardo: il 30% in più di quanto incamerano con gli accordi attuali. E ancora ci sono da assegnare, con una trattativa privata, i diritti per le interviste, per il web e quelli esteri. Con un piatto così ricco nessuno vuole prendersi la responsabilità di far saltare il banco, anche perché i contratti firmati potranno essere usati come fidejussioni bancarie per finanziare il calciomercato”.

Sky, ovviamente, è pronta a dar battaglia anche legale per veder riconosciuto quello che considera un diritto negato. Ma al di fuori della battaglia fra le due emittenti, per i comuni telespettatori la questione diviene molto più semplice e si riduce ad una semplice domanda: “Chi trasmetterà le partite?”; e ad un’unica preoccupazione: “Quanti decoder serviranno?”.