Carceri leghiste: detenuti alla ruota a pedalare. Divina-Cobram: faranno luce

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 19 Novembre 2013 15:55 | Ultimo aggiornamento: 19 Novembre 2013 15:56
Sergio Divina

Sergio Divina

ROMA – Pedala e pagati la luce. Questa, in sintesi, l’idea del senatore leghista Sergio Divina. Una proposta presentata, non per la prima volta, con un emendamento alla legge di stabilità e destinata ai detenuti in carcere.

Emulo forse del celeberrimo visconte Cobram, il temutissimo direttore totale animatore delle corse ciclistiche di Fantozzi e colleghi, il senatore Divina, già soprannominato il “Pedivella”, ripropone ad ogni occasione la sua idea: far produrre ai detenuti l’energia elettrica che consumano attraverso delle semplici cyclette collegate a dinamo.

Un’idea talmente geniale e rivoluzionaria per il Pedivella che già più volte l’ha presentata all’attenzione delle Camere. E il fatto che venga regolarmente bocciata non scalfisce minimamente l’intento riformatore del senatore leghista. Anzi, ogni stop rappresenta per il Pedivella l’occasione per migliorare, limare e definire la sua proposta.

In primis va sottolineato il carattere volontario che il Pedivella vuole per la sua iniziativa. Non tutti quindi obbligati a pedalare, ma solo chi vorrà. Un bel passo avanti considerando che lo stesso Divina, parlando di privilegi intollerabili per i detenuti, inseriva in questa categoria l’assistenza sanitaria completa a questi destinata.

Ma se la pedalata è volontaria, come convincere i delinquenti sfaticati a pedalare? Esattamente come face il visconte. Per Fantozzi e colleghi, in caso di buone performance, c’erano scatti di carriera e, per i pigri, punizioni e vessazioni. E così, nelle carceri, alle pedalate corrisponderebbero sconti di pena.

Meglio dell’uovo di Colombo, energia pulita e gratuita. Lo stesso Pedivella, con magnanimità d’animo, si è già detto disposto a seguire la gestione degli accordi per la fornitura di bici e dinamo, oltre che i rapporti con i gestori della rete elettrica. I detenuti infatti, solitamente ragazzoni in forze, potrebbero produrre più di quanto serva ai penitenziari, e l’eccedenza si potrebbe rivendere sul mercato.

Inspiegabile come nessuno abbia potuto pensarci prima. Altro che indulti e amnistie, svuota carceri o ristrutturazione dell’edilizia carceraria. Il problema dei detenuti può essere risolto altrimenti: basta stare seduti su scomode panche in 5 o 6 chiusi in celle fatte per due persone e via a della sana attività fisica. Attività che si potrebbe anche strutturare sulle 24 ore così che, invece di avere il 2 detenuti per ogni letto, si potrebbe avere sempre un detenuto a letto e uno in bici.

Peccato che la verve riformatrice del Pedivella resterà, ancora una volta, lettera morta. Un riformatore così, un genio capace di mixare le fonti alternative di energia con la mano tosta su chi ha sgarrato, uno capace di inventare la ruota carceraria e di mettere alla ruota, democraticamente s’intende, i detenuti, uno che magari ci tira fuori qualche euro da questa umanità deviante e deviata, uno così dove lo trovi se non in Italia, anzi Padania, anzi Lega?