Cassino, l’allegro redazionale spezzare le vite degli altri

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 23 gennaio 2018 13:15 | Ultimo aggiornamento: 23 gennaio 2018 13:15
cassino-suicidio-ansa

La chiesa di Cassino in cui si è ucciso il padre (foto Ansa)

ROMA – Cassino ha 36 mila abitanti. Se scrivi e pubblichi che è un agente di polizia penitenziaria, che sua figlia che ha scritto il tema ha 14 anni e che ha altre quattro sorelle, quanto ci vuole a indovinare là a Cassino chi è? Certo, chi ha scritto e pubblicato le notizie il nome non l’ha scritto, né della ragazza né del padre accusato e forse colpevole di molestie e abusi nei confronti di almeno due figlie. Lo stesso padre che poi si è impiccato sotto il peso della insostenibile colpa o della intollerabile vergogna.

Il nome, quel nome, non è stato scritto. Ma è stato un ossequio solo formale alla legge che impone di non farlo se si tratta di minori e un inchino ancora più formale, anzi del tutto ipocrita, al rispetto delle regole di decenza della propria professione. Che sarebbe quella del giornalista, anche del venditore di notizie perché no. Ma ci vuole decenza, civiltà e misura. Altrimenti non si è venditori ma spacciatori e di roba neanche buona.

Vigliacchetta anziché no la trovata quasi generale di fornire identikit completo e poi ripararsi dietro il chi io? Io non ho pubblicato i nomi e cognomi, sono a posto con tutto, coscienza, professione, responsabilità. Io ho fatto soltanto il mio lavoro…

Questa del faccio soltanto il mio lavoro sta diventando, è diventata la porta spalancata attraverso cui passa il: e me ne fotto di tutto il resto. Faccio soltanto il mio lavoro giustifica e sdogana  come comandamenti e postulati dell’agire sia il non sono responsabile mai di nulla sia il me ne fotto di  quel che passa oltre un palmo dalla mia tastiera.

A meno che fare il proprio lavoro non sia nel caso in specie e in tutte le cronache o riportar notizie un allegro redazionale spezzare le vite degli altri, fossero anche colpevoli di reati orrendi, lanciando il sasso e nascondendo la mano. Nel caso in specie gridare eccolo è lui il mostro, indicarlo con l’indice e farsi innocenti dicendo di non aver fatto nomi e cognomi.

 

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