Alessandro Camilli

Concertone, Almaviva…maledizione continua su Roma

Concertone, Almaviva...maledizione continua su Roma

Concertone, Almaviva…maledizione continua su Roma (foto Ansa)

ROMA – Concertone di Capodanno, dopo un sacco di anni a Roma non si fa più. Non chiedete perché, avrete in risposta troppi perché. Gli sponsor disaffezionati, la voglia che manca, il cattivo umore che emana dalla città, le autorità comunali in tutt’altre faccende, e che faccende, affaccendate…Quel che è certo è che il concertone non si fa quest’anno ed è, nel suo piccolo e a suo modo, un altro grano del rosario di rinunce, assenze, mancanze che ormai sono la cifra della vita collettiva a Roma.

Almaviva, una dura e difficilissima vertenza sindacale, uno scontro tra l’azienda e i lavoratori dei call-center. L’azienda lamenta costi troppo alti, i lavoratori denunciano la voglia dell’azienda di trasferire baracca e burattini all’estero e tanti saluti ai lavoratori italiani. Prova a mettercisi di mezzo il governo e quasi ci riesce. Il governo stende una bozza di intesa: nessun posto di lavoro toccato almeno fino a primavera prossima, nessuna attività trasferita all’estero, da oggi avvio della ricerca e incentivo a dimissioni volontarie per diminuire organico e costi.

Dopo ore di quasi drammatico tira e molla firma l’azienda, firmano Cgil, Cils e Uil e firma le Rsu (rappresentanze sindacali di base) di Napoli. Almaviva ha infatti due grandi centri, uno a Napoli e uno…a Roma. E che fanno le Rsu di Roma Almaviva? A notte arriva la notizia che non firmano, non hanno firmato. Quindi mille e passa licenziamenti piovono su Roma con inevitabile corredo di proteste, tensioni e dramma delle famiglie coinvolte.

Avranno avuto le loro ragioni le Rsu Almaviva di Roma o più probabilmente avranno seguito pessime ragioni. Quel che qui colpisce però e che qui si segnala è che, dovunque ti giri e comunque ti metti, a Roma non ne va dritta una. Con martellante regolarità. Con frequenza che si intensifica non ne va dritta una.

Il famoso “pesce” che puzza dalla testa ci dice che Roma ha collezionato la più fantasiosamente rovinosa triade di improbabili sindaci della storia repubblicana e, azzardiamo, anche continentale. Alemanno, Marino e Raggi in sequenza non è che non li auguri a nessuno, è che neanche puoi immaginarli, neanche come fattura e malocchio da scagliare contro qualcuno.

Ma non solo la “testa”, anche tutto il resto del corpo sociale: i ristoratori e baristi e affini sequestrano, rapiscono, danneggiano il suolo pubblico, le mamme con Suv lo parcheggiano davanti al cancello della scuola quando escono i bambini, devono prendere il loro “pupo” e tutti gli altri chi se ne frega, vigili urbani e impiegati pubblici sono lì per complicarti la vita e sono fieri della missione, bus e metro fanno schifo, le strade sono uno schifo, i rifiuti raccolti da schifo, i monumenti e la bellezza di Roma viene circondata e aggredita da ogni sorta di schifo, il buon governo delle cose “non compete” a nessuno e una violenza acida e rognosa sottende e corrode ogni contatto e rapporto tra abitante e abitante.

Deve essere successo qualcosa lassù o quaggiù, ci deve essere una maledizione su Roma. Maledizione che continua e accelera. Resta da vedere se qualcuno o qualcosa da fuori l’ha lanciata sui romani o se i romani se la sono chiamata e voluta da soli.

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