Debito peggio di clima. Bomba miccia corta: 200mila mld

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 5 Novembre 2015 13:41 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2015 13:41
La bomba del debito pubblico: 60 miliardi

La bomba del debito pubblico: 60 mila miliardi

ROMA – Siamo seduti su una bomba: la bomba del debito. Una bomba da 60mila miliardi di dollari che questa volta non è l’ipoteca che l’Italia ha messo sul suo futuro, ma l’ipoteca che il mondo, ed in particolare quello ricco ed ‘occidentale’, ha messo sul futuro di tutto il pianeta e delle prossime generazioni. Sessantamila miliardi di dollari di debito pubblico, escluso quello delle aziende e dei privati, debito aumentato di circa il 40 per cento negli ultimi anni.

Siamo ormai quasi abitualmente convinti che la nostra crescita a scapito dell’ambiente non sia più sostenibile, ed è vero, ma è altrettanto vero che il modello di crescita basato sulla creazione di debito pubblico e privato non è egualmente sostenibile. A proposito, la bomba da debito del valore di 60mila miliardi di dollari è quella del debito pubblico, se a questo sommiamo anche i debiti d’impresa e privati la bolla cresce fino a 200mila miliardi di dollari, lievitata tra l’altro negli ultimi 6 anni del 40%.

Questo perché, come spiega Claudio Borio (guida del Monetary and Economic Department della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea ndr) , il debito “è stato un sostituto sociale ed economico della crescita. Ci fa sentire ricchi a svantaggio delle prospettive future, ma non necessariamente aumenta la crescita. Maschera la riduzione di lungo termine della produttività che abbiamo visto nell’economia mondiale”.

“Quella di poter ottenere una crescita sostenibile solo attraverso il debito è però un’illusione – spiega Enrico Marro sul Sole24Ore -. Fuori dai denti, Borio afferma che ‘la politica monetaria non è la risposta. La risposta sono differenti politiche di lungo termine, strutturali, che aumentino la crescita potenziale del mondo. Non è una risposta facile, ma non ci sono soluzioni semplici: il mondo deve provare a uscire dalla dipendenza dal debito, considerato come una scorciatoia per la crescita’”.

Il mondo ma soprattutto l’Occidente: tutto il nostro modello di vita, welfare e consumi compresi, poggia oggi sul pilastro principale della creazione di debito. Là dove decenni or sono c’era il pilastro della crescita della produzione e della produttività oggi c’è l’economia se non proprio e già il modello civile, la civiltà del debito. Non riusciamo più a percepire nella vita quotidiana la pervasività del debito. E’ come l’aria che respiriamo, ovunque nella nostra vita, ovunque ma non visibile. A debito moltissimi posti di lavoro e produzioni, a debito servizi sociali, a debito le stesse macchine della Pubblica Amministrazione. E dove maggiore è il debito, maggiore è la volontà di ignorarlo e il terrore sociale che porta a negarlo, scomunicarlo, esorcizzarlo fuggendo a destra o a sinistra a ritroso nella storia.

Una vera e propria bomba quindi che semplificando oltremodo non fa altro che rimandare i problemi ad un domani che inevitabilmente arriverà. Rimanda il problema della minor crescita cui non si accompagna una riduzione di ricchezza, dei servizi, del welfare facendo in pratica finta di ignorare che l’equilibrio produttivo-finanziario che ha segnato il mondo occidentale nella seconda metà del XX secolo non è più realistico anche perché, di fatto, mette la crescita mancata sistematicamente in conto a qualcun altro, sia questa un’altra fetta di mondo o una generazione che ancora deve nascere.

Ed a proposito del cosiddetto ‘mondo occidentale’, è proprio questo, siamo proprio noi ad aver creato ed avere in mano la bomba. Sette dei 15 stati con il più alto livello di debito sono infatti europei. E da sola la vecchia Europa, se escludiamo la Russia, assomma più di un quarto (per la precisione il 26%) dell’intero debito pubblico mondiale. Se poi combiniamo assieme Stati Uniti, Europa e Giappone, arriviamo addirittura a tre quarti dell’intero debito pubblico mondiale (il 75%). Gli Stati Uniti, per esempio, rappresentano il 23,3% dell’economia mondiale e hanno in pancia il 29,1% del debito pubblico. L’economia del Giappone è pari al 6,18% del totale mondiale, ma il suo debito pubblico sfiora il 20%. Al contrario la Cina pesa per il 13,9% dell’economia mondiale ma ha solo per il 6,25% del debito pubblico planetario. Ma visto che quello privato è esploso, il debito cinese complessivo secondo alcune analisi è quadruplicato da 7mila miliardi a 28mila miliardi di dollari, a causa dei prestiti accesi al di fuori del settore bancario regolamentato e della speculazione immobiliare.

Al di là degli squilibri, evidenti e che in parte sono in se una spiegazione del fenomeno, è l’esplosione generale del debito a fare impressione. Un report di qualche mese fa di Mc Kinsey parlava di un debito complessivo globale che sta sfiorando i 200mila miliardi di dollari e che in appena sei anni è aumentato di 57mila miliardi, pari a uno spaventoso 40%. Con i paesi emergenti che si adeguano, seppur lentamente, all’abitudine di sostituire la crescita che non c’è con il debito.

Piccola notazione, l’Italia, che certamente è in questo caso tra i cattivi, ha nelle sue responsabilità il 4,61% del debito planetario. Un po’ peggio sta l’economicamente virtuosa Germania: 4,81%, ottima quarta dopo Usa, Giappone e Cina.