Quirico: “Racconto i ribelli: banditi feroci. I soli umani quelli di Al Qaeda”

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 10 settembre 2013 13:59 | Ultimo aggiornamento: 10 settembre 2013 14:54

ROMA – “Gruppi banditeschi di tipo somalo, che approfittano della vernice islamista e del contesto della rivoluzione per controllare parte del territorio, per taglieggiare la popolazione, fare sequestri e riempirsi le saccocce di denaro”. Parole, anzi testimonianza scritta sulle colonne del suo giornale di Domenico Quirico, l’inviato de La Stampa appena liberato dopo 5 mesi di prigionia in Siria. Parole con cui il giornalista descrive con sofferto malincuore una realtà diversa rispetto a quella cui il mondo occidentale si è abituato, o ha voluto abituarsi: i ribelli siriani non sono, o non sono più, dei rivoluzionari che combattono per il loro popolo, per la libertà, per una vita migliore. Sono tutt’altro: sono banditi, sono violenti e sono sbandati che più che combattere rubano e devastano in nome, forse, della libertà, ma in realtà per un mero tornaconto personale.

Per mesi, da quando è cominciata la guerra civile in Siria, nel nostro sentire e nell’immaginario collettivo dell’Italia e del mondo occidentale in genere, si è diffusa l’immagine molto semplicistica di un dittatore cattivo contro un popolo oppresso. Che questa fosse una mera semplificazione lo abbiamo in fondo sempre saputo tutti, come anche un bambino sa che mai o quasi le cose sono bianche o nere. Anche un non “esperto” può facilmente comprendere che in una guerra civile esistono sì i buoni e i cattivi, ma difficilmente sono uno l’incarnazione del bene e gli altri del male. Non fosse altro perché la guerra è una cosa sporca e peggio ancora lo è una guerra civile.

Il dittatore cattivo a Damasco c’è, e risponde al nome di Bashar Al Assad. Un tiranno senza scrupoli che non ha faticato a bombardare le città in cui vive il popolo che dovrebbe governare, un tiranno che forse ha persino usato le armi chimiche contro il suo popolo ma che, anche senza queste, lo ha falcidiato con mitragliatrici, mine, bombe, missili, razzi e quant’altro. Il racconto di Quirico svela però la faccia dell’altra parte, del fronte che si fregia del nome di Armata Siriana Libera e che è un fronte diviso, frammentato, fatto di gruppuscoli che somigliano più a bande armate che a giovani rivoluzionari. “Siamo entrati in Siria il 6 aprile con il consenso e sotto la protezione dell’Armata siriana libera, come tutte le volte precedenti…”. Così inizia il racconto di Quirico, con la serena ammissione che all’inizio del viaggio il cronista, il giornalista era certo e sicuro che i ribelli fossero la parte migliore in questa guerra civile.

“Abbiamo chiesto di essere accompagnati da uomini dell’Armata siriana libera e siamo partiti a bordo di un’auto con due persone con le quali avevamo condiviso la cena. Pensavamo fossero due uomini fidati. Invece sono stati probabilmente loro a tradirci e  a venderci”. E’ il primo tradimento ma altri e più grandi seguiranno: “Ci hanno portato in una casa e picchiato sostenendo di essere uomini della polizia del regime. Nei giorni successivi abbiamo scoperto che non era vero, erano dei ferventi islamisti…siamo stati bombardati dall’aviazione: era chiaro che quelli che ci tenevano in ostaggio erano ribelli”.

Il carattere islamico, e anzi islamista degli oppositori del regime è un tratto che ha sempre, anche se mai lo si è detto apertamente, lasciato qualche perplessità nell’opinione occidentale di questi supposti componenti per la libertà. L’Islam e l’integralismo sono ormai infatti percepiti come se non apertamente nemici, almeno come diversi e distanti dalla cultura occidentale. In realtà dal racconto dell’inviato della Stampa emerge chiaramente come, proprio i più radicali, la brigata Jabat Al Nusra, cioè l’Al Qaeda siriana, sia la costola dell’Armata Libera più vicina all’idea di rivoluzionari. Persone che combattono per un ideale e rispettano il nemico, persone che non cercano un tornaconto ma seguono una visione. E poco importa se questa visione è quella di un immenso Stato islamico governato dalla legge coranica se, i compagni di fronte che la libertà in Siria dovrebbero portare, sono dei veri e propri banditi. Personaggi che ricordano i signori della guerra somali o i briganti ottocenteschi italiani.

Il gruppo che principalmente ha tenuto in ostaggio Quirico, e che risponde al nome di brigata Al Faruk “si professava islamico, ma in realtà è formato da giovani sbandati che sono entrati nella rivoluzione perché la rivoluzione ormai è di questi gruppi che sono a metà tra il banditismo e il fanatismo. Seguono chi gli promette un futuro, gli dà le armi, la forza, gli versa il denaro per comprarsi i telefonini, computer, vestiti. Sono tutti vestiti Adidas: scarpe, magliette… Non fanno nulla e passano la giornata sdraiati sui materassi a bere mate e fumare Malboro originali americane che fanno arrivare dalla Turchia…Al Faruk è una brigata molto nota della rivoluzione siriana, fa parte del Consiglio nazionale siriano, i suoi rappresentanti si incontrano coi governi europei…”. Si incontrano con i governi europei i rappresentanti- racconta Quirico-di una Brigata di banditi guidata da un “un sedicente emiro che si fa chiamare Abu Omar che ha formato la sua brigata reclutando gente della zona, più banditi che islamisti o rivoluzionari. Questo Abu Omar copre con una vernice islamista i suoi traffici, le sue attività illecite e collabora con il gruppo che successivamente ci ha preso in carico”.

“Per una settimana siamo stati affidati ad una Brigata di Jabat Al Nusra, l’Al Qaeda siriana. E’ stato l’unico momento in cui siamo stati trattati come esseri umani…i qaedisti in guerra fanno una vita molto ascetica, sono guerrieri radicali, islamisti fanatici…ma nei confronti dei loro nemici hanno un senso di onore e di rispetto…”. “Poi siamo stati riconsegnati agli altri…persino i vecchi e i bambini hanno cercato di farci del male…in Siria io ho incontrato il paese del Male…c’era in loro una soddisfazione evidente nel vedere l’occidentale ricco ridotto come un mendicante…i nostri carcerieri: un po’ come i bambini che sono spesso terribilmente crudeli, strappano la coda alla lucertola o le zampe alle formiche…la stessa ferocia terribile…”.

Niente bianco e nero quindi ma molto grigio, molto più di quanto ci aspettassimo e di quanto lo stesso Quirico si aspettasse. “Ho cercato di raccontare la rivoluzione siriana ma può essere che questa rivoluzione mi abbia tradito perché non è più quella rivoluzione laica e democratica che ho conosciuto due anni fa ad Aleppo. È diventata una cosa diversa”, ha detto Quirico appena liberato. Una guerra dove al posto dei rivoluzionari ci sono i banditi. E dove l’unico che rispetti e tratti il nemico come un essere umano è Al Qaeda. Se l’Occidente bombarda, sarà quella dell’Occidente l’aviazione in cielo anche se non soprattutto dei “gruppi banditeschi di tipo somalo”, come li definisce dopo averli visti e vissuti la penna e la mente di Domenico Quirico, inviato e giornalista partito per raccontare una rivoluzione (una “primavera”) che, se mai c’è stata, non c’è più.