Votato da 250 incassa 2,5 milioni. Elezioni: ogni voto frutta 10mila euro

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 1 ottobre 2012 15:22 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2012 16:51
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Foto Lapresse

TORINO – Quale l’attività più redditizia? La droga, oppure le armi o la sempre fiorente prostituzione? No, forse no: forse quella che rende di più è l’elezione. Chi te la garantisce una redditività da diecimila euro a voto, con rischi legali scarsissimi se non inesistenti? Il “business” migliore, le elezioni. Poche settimane di impegno pre urne e guadagno lauto, lautissimo, garantito per 5 anni. A Maurizio Lupi ad esempio ma è solo appunto un esempio, quello dei Verdi-Verdi piemontesi, sono bastate 250 preferenze per incassare circa 2 milioni e mezzo di euro tra stipendi, rimborsi, gettoni, fondi al suo “monogruppo”.

Il parallelo tra narcotraffico e politica è ovviamente una provocazione, tutto legale nel caso del Lupi piemontese che niente ha a che vedere con il suo omonimo del Pdl. Tutto legale ma, obiettivamente, estremamente redditizio. Ogni voto conquistato dall’ideatore dei Verdi-Verdi e dell’Orsacchiotto che Ride e del WWFF, insomma del copia e storpia sigle e immagine dell’ambientalismo per vestirci una listarella di destra, si è trasformato in 10 mila euro sonanti.

Ma come ha fatto il poliedrico Lupi a trasformare ogni crocetta segnata nell’urna in 10 mila euro? Presto detto: 250 mila euro sono arrivati sotto forma di finanziamento al suo gruppo, i Verdi-Verdi per Cota, composto nemmeno a dirlo solo da Lupi; altri 30/40 mila euro li ha incassati attraverso rimborsi, autocertificati, per chilometri percorsi e per presenze ad eventi; altri 36 mila sono arrivati dai gettoni di presenza in Consiglio e 12 mila sono frutto di rimborsi a forfait; infine, gli ultimi 140 mila euro, sono lo stipendio di Lupi e di tutti gli altri consiglieri piemontesi. Totale poco meno di 500 mila euro che, moltiplicati per i 5 anni di legislatura, diventano i 2 milioni e mezzo di euro di cui avevamo parlato. E tutto questo con appena 250 voti raccolti alle ultime elezioni, l’equivalente di un condominio nemmeno enorme di una qualsiasi città.

Di scelte eticamente discutibili il Lupi in questione ne ha fatte diverse, dal monogruppo alle feste con Lele Mora, “il re dei vip” come lo stesso Verde-Verde l’ha definito, ma di illegali nessuna. I 2 milioni e passa di euro sono frutto di rimborsi, stipendi e finanziamenti perfettamente legali. E proprio questo dimostra che sì, certamente ci sono figuri che dalla politica e dall’amministrazione della res publica vanno allontanati come la peste, ma il problema non sono questi politicanti arraffoni e ladri, il problema sono le leggi che consentono lo sperpero legale di denaro pubblico.

I suoi avversari – racconta il Corriere della Sera – definiscono Maurizio Lupi come un inventore di liste. Dai Verdi di cui fece parte sul finire degli anni ’80 ha preso in prestito il nome, raddoppiandolo per creare i Verdi-Verdi. Sembra uno scherzo ma è tutto vero. “Ci presentiamo per togliere, da destra, consenso ai Verdi”, disse in un’intervista alla Stampa nel 2006. Ma la creatività di Lupi ha prodotto anche di meglio: “L’orsacchiotto che ride”, mutuato dal Sole che ride dei Verdi originali e stampato sulle felpe elettorali con cui Lupi si è fatto fotografare. Praticamente un orsetto del cuore. E poi “L’AmbientaLista” e dal primo maggio 2008 il gruppo “L’Ambienta-Lista – W.W.F.F”. Per cosa stiano la doppia W e la doppia F non è dato saperlo, ma di certo il WWF nulla ha a che vedere con Lupi.

Ma se alle elezioni del 2010 ai Verdi-Verdi sono bastati 250 voti per sedere in Consiglio Regionale, addirittura meno ne erano serviti alla precedente tornata elettorale, quella del 2006, quando raccolse appena 124 voti. Lupi, nella sua poliedrica creatività, è schietto: “A me della politica interessano solo le elezioni – confessò a La Stampa – l’unico momento in cui mi sembra di contare. La mia vera passione è far l’allenatore di atletica leggera”.