Effetto Wakefield: il no vaccino fa tornare il morbillo in Europa

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 26 Giugno 2013 14:00 | Ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2013 16:40

vaccinoROMA – Nel 2010, in Bulgaria, si registrarono oltre 24 mila contagi. Nella primavera di quest’anno più di mille casi sono stati segnalati nel solo Galles. Ebola, Sars o qualche altro strano male che viene da lontano? Assolutamente no. E’ il vecchio e conosciutissimo morbillo. Quel virus che grazie ai vaccini avevamo cominciato a dimenticare e che grazie, si fa per dire, alle campagne anti-vaccino torna a mieter contagi e vittime.

La recrudescenza del morbillo, e di altre malattie che con i vaccini potevamo quasi considerare acqua passata, potrebbe essere definita “effetto Wakefield”. Andrew Wakefield è infatti il medico britannico che nel ’98 pubblicò una ricerca in cui ipotizzava una relazione tra vaccini e autismo. Ricerca falsa, assolutamente inventata e medico radiato ma, nonostante questo, anche grazie alle sue  tesi sono nati e si sono rafforzati i movimenti anti-vaccino e, con loro, la convinzione in alcune fasce della popolazione che i vaccini siano pericolosi, dannosi o almeno inutili.

Convinzioni che hanno già fatto saltare l’obiettivo, fissato inizialmente per il 2010, di debellare e far scomparire il morbillo dalla vecchia Europa. La nuova dead line è fissata ora per il 2015 ma il caso gallese fa presagire che anche questa scadenza verrà saltata. I pazienti che si sono ammalati nei mesi scorsi nell’Inghilterra del sud sono infatti anagraficamente quelli che negli anni di Wakefield avrebbero dovuto sottoporsi al vaccino e che genitori creduloni o incoscienti a seconda dei casi hanno tenuto invece lontani da aghi e siringhe. Con l’ottimo risultato che ora il virus del morbillo sta conoscendo una nuova giovinezza. Al punto che l’Europa è diventata un territorio “esportatore” di questo male. Esattamente come accadeva alcuni secoli fa quando, insieme alle navi dei conquistadores o dei coloni, in nord e sud America arrivavano vaiolo e, appunto, morbillo. Nel nuovo mondo anche il morbillo si considerava ormai debellato ma, la nostrana reticenza ai vaccini, lo sta facendo tornare.

“I vaccini, in particolare quelli pediatrici, sono stati una delle più grandi conquiste della medicina e rappresentano una strategia di prevenzione fondamentale – dice Maurizio De Martino, direttore del dipartimento di pediatria dell’Ospedale Meyer di Firenze a Marta Paterlini de La Stampa – ricordiamoci dell’epidemia di poliomelite esplosa in Albania nel 1999, in concomitanza dei primi flussi migratori verso l’Italia. Abbiamo evitato un epidemia solo perché la copertura vaccinale in Italia era buona”.

Buona ma, purtroppo, non obbligatoria. La vaccinazione trivalente, meglio nota come Mpr, che comprende morbillo-pertosse e rosolia, è infatti nel nostro Paese facoltativa. E nonostante molti pediatri spingano perché si faccia, la decisione finale è rimandata ai genitori. Quegli stessi genitori che in alcuni casi sono scettici sulla validità delle vaccinazioni e, in altri, ancora credono che le tesi di Wakefield abbiano qualche fondamento. Con conseguenze potenzialmente gravissime per i loro figli e per la popolazione in genere. Limitandoci al morbillo è infatti bene ricordare che è una malattia fortemente contagiosa e in alcuni casi mortale. Ed ha, tra le sua possibili conseguenze, l’encefalite.