Erich Priebke, tomba segreta: in Calabria? Su Repubblica quasi una mappa

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 8 Novembre 2013 13:40 | Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2013 13:40
Erich Priebke, tomba segreta dov'è? Su Repubblica quasi una mappa

L’articolo di Ezio Mauro

ROMA – “La tomba di Erich Priebke rimarrà un segreto fino a quando i figli non chiederanno di sapere dove è sepolto”, ha detto il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro rispondendo allo “scoop” di Repubblica. Segreto sì, ma sul quotidiano diretto da Ezio Mauro, e proprio nel reportage dal direttore firmato, anche se non è indicato il nome della località in cui il boia delle Fosse Ardeatine è stato sepolto, c’è una sorta di mappa per trovarlo. Una mappa che, con un pizzico di fantasia e con l’aiuto di Google Maps, tutti possono provare a interpretare.

Scrive Ezio Mauro:

“C’erano due uomini a bordo dell’auto che è arrivata alle 3.45 del mattino davanti all’ingresso dell’aeroporto militare di Pratica di mare – scrive Ezio Mauro -, a 35 chilometri da Roma: ma uno solo sapeva dove stavano andando e perché. L’altro pensava a guidare, nella notte tra un sabato e una domenica di fine ottobre. Quando è entrata, la macchina è stata registrata come una normale station wagon, colore grigio. Quando è uscita era un carro funebre in incognito, con la bara del capitano Erich Priebke nascosta sotto una coperta, per l’ultimo viaggio verso una sepoltura segreta. (…) Si riparte dallo stato giuridico del morto: era soldato, ma non può trovare posto in un cimitero militare. Era però anche detenuto, sia pure agli arresti domiciliari. E qui scatta la soluzione. Avrà una sepoltura da detenuto, nel camposanto di un carcere italiano. Così non serve il permesso di un sindaco, così soprattutto il luogo è protetto da possibili incursioni e strumentalizzazioni, così il corpo del boia può trovare una sua terra, sul suolo italiano, ma nel luogo dove si sconta la pena dopo la condanna.

Ecco dove sta andando quel carro funebre camuffato appena uscito da Pratica di mare. Un’auto civetta con due sottufficiali lo attende a un autogrill pochi chilometri dopo. Si mette in coda, come se fossero ancora possibili sorprese, farà da scorta fino alla prima tappa, due ore più tardi. Qui  –  sta finendo la notte  –  la bara trasborda, viene caricata su un altro mezzo. In piena domenica arriva a destinazione. Un altro cambio, un nuovo piccolo corteo, strade prima comode poi di mezza montagna, vento quasi d’inverno, alberi che si piegano, strade piene di foglie. Quando si alza la sbarra, il furgone passa davanti all’ultima bandiera italiana. Avanti, poi una strada bianca. Oggi non è giorno di lavoro e non è nemmeno giorno di visite, i detenuti sono in cella. Nessuno vede quando dal furgone i due sottufficiali calano pale e picconi, e incominciano a scavare la terra. Due ore dopo è tutto finito. A Roma l’unità di crisi riceverà il messaggio che aspettava: tutto a posto, operazione terminata. Per sicurezza, il governo verrà informato qualche giorno dopo”.

Le indicazioni sono poche, ma sufficienti per farsi un’idea. La prima macchina, la station wagon travestita da carro funebre, o il carro funebre travestito da station wagon, impiega circa due ore per raggiungere, da Pratica di Mare, la sua destinazione. Ergo, il luogo dove avviene il “cambio macchina” deve trovarsi a circa 200 chilometri dal punto di partenza. Ed essendo questo a 30 km circa a sud di Roma, la località raggiunta con la prima tappa dovrà trovarsi o a 250 km a sud della capitale o a 170 a nord o, in alternativa, in riva all’Adriatico. Partendo da Pratica di Mare le possibilità sono solo queste, o si viaggia verso sud, direzione Napoli per intendersi, o verso nord, direzione Firenze o, infine, verso est, verso Teramo. A ovest non si può andare, a meno di prendere una barca.

All’alba la bara, dopo le sue prime due ore di cammino, cambia mezzo e riparte per arrivare a destinazione “in piena domenica”, cioè verso ora di pranzo. Legittimo supporre quindi un altro paio d’ore, abbondanti, di viaggio. E quindi altri 2/300 chilometri coperti.

A questo punto le variabili per tracciare l’ultimo viaggio di Priebke sembrano troppe, ma la mappa di Mauro viene prontamente in soccorso fornendo un indizio: la montagna. “Un altro cambio, un nuovo piccolo corteo, strade prima comode poi di mezza montagna, vento quasi d’inverno, alberi che si piegano, strade piene di foglie”.

Circa 500 chilometri da Roma, anzi da Pratica di Mare, e una montagna dove, nonostante le temperature miti di questi giorni, il vento è quasi d’inverno. Con una mappa dell’Italia sotto gli occhi tracciare degli itinerari diviene abbastanza semplice. E supponendo che il corteo abbia seguito un percorso lineare, cioè abbia evitato di fare giri tortuosi per depistare e che non sia tornato sui suoi passi, le possibili destinazioni divengono poche. Viaggiando verso est si finisce presto sulla costa, scarse quindi le destinazioni montane lungo questa direttrice. Verso nord invece di montagne ce ne sarebbero eccome, ma 450 km da Roma sono troppi per l’Appennino e troppo pochi per le Alpi. Rimane la direzione sud e, a quella distanza dalla capitale, c’è l’Aspromonte, la Basilicata e la Calabria. La prima di queste due regioni ha pochi istituti di pena, nelle sue due principali città. Diverso il discorso per la Calabria che, di penitenziari, ne “vanta” molti e diversi anche lontano dalle più trafficate località.

Ancora con l’aiuto di Google si può ottenere un elenco degli istituti di pena calabresi, con tanto di indirizzi e, volendo, si può anche avviare una ricerca per immagini cercando, magari, uno “scorcio” simile a quello messo a corredo dell’articolo di Mauro. Chi cerca trova…