Euro 780 a tutti i cittadini, 400 mila assunti a scuola, pensioni come era…

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 13 Maggio 2015 14:33 | Ultimo aggiornamento: 13 Maggio 2015 14:33
Il manifesto di Cetto Laqualunque

Il manifesto di Cetto Laqualunque

ROMA – Euro 780 al mese a tutti i cittadini per il solo fatto di essere cittadini, 400 mila precari assunti nella scuola per il solo fatto di averci lavorato un po’ nella scuola o anche solo per aver un po’ studiato per essere assunti a scuola, pensioni d’anzianità ripristinate e pensioni ricalcolate e rimborsate per tutti e…certamente ci siamo dimenticati qualcosa. Qualcosa di quello che viene chiesto, preteso, reclamato da un pattuglione di partiti politici e sindacati e un esercito, un’armata di pubblica opinione.

Proviamo a farne la somma, a tradurle in realtà tutte e tutte insieme e ne vien fuori un non svegliatemi che questo mondo immaginario è più comodo di quello reale. Oppure ne vien fuori non un sogno ma una realtà abbastanza classica e consolidata della vita pubblica italiana: l’intramontabile fascini e seduzione esercitati dal “più pilo per tutti”.

Reddito di cittadinanza. I 780 euro mensili proposti dai 5Stelle. E i rimborsi e i ricalcoli delle pensioni, tutti e subito, chiesti da ogni destra, quella di Salvini e quella che resta di Berlusconi, così, tanto per gridare al “malloppo maltolto”. Per non dire della reintroduzione, per restare sul tema pensioni, di quella d’anzianità, come ipotizzato da Landini. E poi i 400mila (sì, così tanti) precari della scuola da assumere. Perché se si sommano tutti gli aventi diritto secondo calcolo sindacale a tanto si arriva: 400 mila da assumere in più in una scuola che conta circa 900 mila docenti.

Richieste, idee, proposte tutte quelle appena citate di grandissimo appeal popolare (ed elettorale) che compongono, specie sommate, il “più pilu per tutti” di Cetto La Qualunque alias Antonio Albanese. E che oltre ad essere difficilmente sostenibili dal punto di vista economico, lasciano più di un dubbio anche sotto il profilo logico ed etico delle operazioni. Un esempio su tutti: il reddito di cittadinanza, se fosse di 780 euro, sarebbe più alto della pensione minima. E verrebbe corrisposto a chiunque dichiara, sottolineamo dichiara, un reddito fiscalmente irrilevante. In un paese dove la metà dichiara redditi di 15 mila euro annui..!

Parlando di reddito di cittadinanza e della proposta grillina è il caso di fare un minimo di chiarezza. In realtà quello di cui parlano i 5Stelle non è, ed è erroneamente definito ‘reddito di cittadinanza’, ma è invece il ‘reddito minimo garantito’. Questo perché il reddito di cittadinanza è una misura che spetta a tutti, per il solo fatto di essere cittadini. Di conseguenza, un reddito di cittadinanza vero e proprio andrebbe indistintamente nelle tasche di tutti, ricchi e poveri, e sarebbe un reddito in più per chi ha già uno stipendio, indipendentemente dalla sua entità.

Considerando che nella proposta di legge del M5S si parla esplicitamente di sostegno al reddito e di raggiungimento dei 780 euro minimi mensili “anche tramite integrazione”, è chiaro che quello a cui il M5S fa riferimento è appunto il reddito minimo garantito. E in effetti, mentre il reddito di cittadinanza non esiste praticamente da nessuna parte al mondo, il reddito minimo garantito è una misura che si trova in molti paesi. Al di là della questione nominale la proposta, chiaramente, piace. E piace nonostante sia costosa, una stima approssimativa parla di un costo di poco inferiore ai 20 miliardi annui, e per molti versi discutibile e vaga. Del rapporto con la pensione minima abbiamo detto, e a questo si aggiunge che siamo il paese delle finte pensioni d’invalidità e del lavoro nero, e quindi chissà in tasca a chi finirebbe parte di quei miliardi. E poi non è chiaro a quali condizioni verrebbe assegnato, da che età, se se ne ha diritto comunque o se si rifiutano proposte di lavoro decade, chissà…

Sulla questione sentenza n°70 si è detto molto. La sentenza è quella con cui la Consulta ha dichiarato illegittimo il blocco della perequazione, e cioè il mancato adeguamento all’inflazione, imposto dal governo Monti alle pensioni superiori a 3 volte il minimo. Dovrebbe quindi lo Stato rimborsare tutti, del mancato introito e dei relativi interessi. Una ‘botta’ da quasi 15 miliardi se il governo, come vagamente promette: “Troveremo una soluzione che salvi i conti e rispetti la sentenza” ha detto il ministro Padoan, rimborsasse davvero tutti. Cosa che con ogni probabilità non farà visto che non se lo può permettere. E, restando sul tema, la richiesta di Maurizio Landini, segretario Fiom, e del suo sindacato, la Cgil, che chiedono il ritorno alle pensioni d’anzianità. “Magari!”, è il naturale commento alla proposta di Landini, sarebbe bello avere tutti pensioni più ricche e/o prima. Ma chi paga? La riforma delle pensioni e l’abolizione di quelle d’anzianità non è stata fatta per cattiveria, ma per un motivo molto più prosaico: lo Stato italiano non se le poteva più permettere.

Infine, ma sono solo i 3 casi più macroscopici e ce ne sono certamente molti altri, la scuola e i suoi precari. “Circa 400mila” ha detto il premier Matteo Renzi. Una cifra talmente iperbolica da far dire ad una giornalista de La7 che commentava la notizia che il premier aveva esagerato. Ed invece è proprio così: i precari della scuola, quelli a vario titolo compreso chi, magari, ha insegnato un anno 20 anni fa alla fine dell’università e poi ha trovato un lavoro completamente diverso, e soprattutto quelli che secondo le richieste dei sindacati andrebbero assunti, sono davvero così tanti.