Divisa della Finanza, bussano a casa…Che fate, gli date i soldi?

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 18 Febbraio 2013 14:39 | Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio 2013 14:40

ROMA – Ma se qualcuno, vestito da finanziere, vi bussa alla porta e vi chiede di consegnarli tutti i risparmi che avete in casa, voi che fate? Due donne di Roma, impressionate evidentemente dalla divisa, hanno preso 200mila euro che avevano nascosto dentro un armadio e li hanno consegnati. E’ il secondo caso del genere nella capitale. Due volte su due i finanzieri, ovviamente finti, se ne sono andati con un ricco malloppo. Ma perché le vittime hanno più o meno senza fiatare accontentato immediatamente le richieste? Senza nemmeno chiamare un avvocato, un commercialista, il 113?

Innanzitutto diciamo che sono in pochi gli italiani che hanno in casa alcune centinaia di migliaia di euro cash, “risparmi di una vita” secondo le ultime ‘vittime’, ma poniamo di essere fra questi. Dlin dlon, suonano alla porta di mattina presto e noi, magari ancora in pigiama, apriamo e ci troviamo di fronte sei uomini: tre in divisa da finanziere con tanto di fondina e distintivo e tre in borghese. Che non sia un buongiorno è evidente ma, in fondo, se siamo a posto con le tasse siamo già consapevoli che ci attende una gigantesca seccatura ma nulla più.

I finanzieri, che  ancora non sappiamo finti, esibiscono un mandato di perquisizione sostenendo che sanno che in casa nascondiamo un milione di euro in contanti. La maggior parte degli italiani sospirerà un “magari commisa’” gli altri, almeno quelli minimamente accorti, faranno uno squillo ad un avvocato amico. I più sprovveduti subiranno invece passivamente la perquisizione. Ma a questo punto, sia come sia, quando gli agenti vi chiederanno di consegnar loro il denaro contante che avete in casa, evidentemente intendendo o sottointendendo frutto di illeciti, altrimenti la loro presenza non avrebbe ragion d’essere e voi lo dovreste sospettare, che farete? A questo punto, che siate a posto con le tasse o meno, che siate o meno amici dell’avvocato più cool di zona o meno dovreste opporre resistenza per l’ormai istintivo riflesso dell’uomo di non mettere i propri soldi in mano agli sconosciuti. Dovreste.

Evidentemente però i sei finti finanzieri conoscono l’animo umano, e le risorse economiche delle vittime, meglio di chiunque altro. Limitandosi all’ultima truffa, perché di furto non si può parlare visto che sono le vittime stesse ad aver consegnato la refurtiva ai malviventi, il gruppo di finti finanzieri se n’è andato con duecentomila euro in contanti. Soldi cash quindi, meglio di qualsiasi altro tipo di bottino in quanto immediatamente spendibile sul mercato e privo di possibilità di essere riconosciuto. Un quadro, una macchina, dei gioielli vanno rivenduti, e si corre sempre il rischio che qualcuno riconosca la merce rubata e tramite quella risalga all’autore del furto, ma con i contanti è diverso. I sei quindi sapevano che le due donne di Roma avevano in casa un’ingente quantità di denaro contante.

E sapevano, o almeno contavano, che di fronte alla divisa non avrebbero fatto troppe storie alla prospettiva ad un ipotetico sequestro. Contavano, è evidente, i sedicenti agenti o su un’innata paura e un altrettanto innato timore reverenziale nei confronti della divisa o su una supposta consapevolezza delle donne che su quei soldi la legge avrebbe potuto aver qualcosa da dire. Perché delle due l’una, se si mettono in mano a dei finanzieri 200 mila euro senza fiatare, o lo si fa per paura della divisa, senza ragionare e in buona fede, o lo si fa perché si era messo nel conto che su quei soldi potesse cadere la mannaia del fisco.

Per le due vittime romane quei 200 mila euro erano e sono i risparmi di una vita, e non c’è nessuna evidenza che faccia affermare il contrario, anche se è singolare  notare come ai testimoni di Geova che storicamente bussano alla porta nessuno dia una lira, anzi un euro, e come invece basti una divisa per farsi consegnare una valigia di soldi.