Fisco può guardare i conti in Svizzera, dal 2015 in poi. Rientro, ora o mai più

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 16 Gennaio 2015 15:33 | Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio 2015 15:34
Banca svizzera

Una banca svizzera

ROMA – Per i grandi come per i piccoli evasori, per i furbetti e per i furboni, e comunque per tutti quelli che hanno un conto e dei “risparmi al sicuro” all’ombra delle Alpi, nel fresco clima svizzero, è scattato ‘l’ora o mai più’. Riportare i denari in Italia, pagando ma rendendoli legali ora, o lasciare le banche elvetiche, che è questione di mesi e diverranno trasparenti, e riparare in qualche più lontano e sicuro paradiso fiscale. Sperando che domani il fisco non arrivi anche lì.

Si sta in qualche modo chiudendo, proprio in questi giorni e in queste ore, quella che a buon diritto può essere definita un’epoca: cessa infatti la Svizzera di essere un paradiso fiscale. Frasi ormai entrate nel lessico comune, come il concetto stesso di Svizzera legato indissolubilmente all’idea di banca e conti correnti nascosti, diverranno a breve prive di senso reale. Berna e Roma hanno appena stretto, e sarà siglato il prossimo mese, un accordo che porterà nel 2017 alla trasparenza dei conti di italiani presenti nelle banche elvetiche. Che detto in soldoni significa che, a partire dal 2017 ma con sguardo retroattivo sino ad oggi, al 2015, il fisco nostrano non solo potrà conoscere se vorrà, ma conoscerà automaticamente i nomi dei cittadini italiani con depositi in Svizzera. Saprà, il fisco italiano, i nomi ed anche gli importi dei conti, e poi movimenti, investimenti e quant’altro. Questo perché le banche svizzere diverranno “normali”, diverranno cioè come le banche italiane, francesi o spagnole: trasparenti. Con buona pace dell’estinto segreto bancario elvetico.

Grazie a questo accordo e alla ‘normalizzazione’ degli istituti bancari, Berna uscirà dalla black list, cioè dalla lista dei paesi che sono considerati paradisi fiscali e che per questo sono puniti sui mercati internazionali.

A questo punto la scelta per chi ha dei capitali nascosti è tra farli rientrare in Italia, e quindi riemergere, oppure spostare tutto in qualche altro angolo della terra in grado di garantire ancora l’anonimato ai suoi correntisti. Per chi sceglierà la prima, la procedura è già pronta: basterà aderire alla ‘voluntary disclosure‘, il programma del governo per l’emersione dei fondi nascosti all’estero attraverso l’autodenuncia del contribuente-evasore, in cambio di uno sconto sulle sanzioni amministrative e penali, ma dietro il pagamento delle imposte dovute. La finestra per aderirvi, già aperta, rimarrà tale sino al 30 settembre 2015, permettendo di sanare le violazioni commesse fino al 30 settembre scorso. Vi potranno accedere non solo le persone fisiche ma anche le società residenti in Italia.

Una prospettiva non certo allettante per chi era abituato agli scudi fiscali che garantivano il ritorno alla liceità pagando percentuali irrisorie rispetto al dovuto, ma è l’ultima.

Addio Svizzera quindi, e a spingere i capitali lontano dalla banche elvetiche sta contribuendo inaspettatamente anche la banca centrale Svizzera. L’istituto ha infatti appena deciso di eliminare il tetto imposto tre anni fa al rapporto di cambio tra euro e valuta locale. Il limite stabiliva un rapporto minimo per cui un euro non poteva scendere sotto il valore di 1,20 franchi svizzeri. Conseguenza della caduta del tetto è stato il fortissimo apprezzamento della valuta elvetica che, nel corso della giornata di ieri, è arrivata ad essere rivalutata del 30% sulla moneta unica e si è poi attestata su un valore finale di 1 euro per 1,02 franchi.

Conseguenza pratica dell’apprezzamento del franco è stata, ovviamente, la rivalutazione dei depositi in questa moneta. Chi ad esempio aveva un deposito di un milione di franchi, ha visto passare il suo controvalore in euro nell’arco di una giornata da 850mila ad un milione circa. La decisione della banca centrale svizzera, che ha contestualmente abbassato di mezzo punto il costo del denaro, non era ovviamente finalizzata alla gioia dei correntisti italiani, né un ultimo regalo per loro. Ma sommata alla firma dell’accordo tra Roma e Berna, finisce con l’addolcire l’addio alla “Svizzera verde” per tutti quelli che dovranno abbandonarla.