Indulgenza ai defunti. Nonno ladro lo mando in Paradiso?

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 9 Dicembre 2015 10:26 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2015 10:30
Il purgatorio "raffigurato" nella Divina Commedia

Il purgatorio “raffigurato” nella Divina Commedia

ROMA – Dando da bere agli assetati, e poi pregando, passando per le Porte Sante o assolvendo  una serie di altri compiti. Così, secondo la tradizione e la liturgia cattolica si ottiene l’indulgenza   giubilare e, con questa, il perdono e l’accesso al Paradiso e al cospetto di Dio.

 

Fino al 1563 il Vaticano se le vendeva le indulgenze, in cambio di denaro. Poi smisero. Oggi Papa Francesco la parola indulgenza neanche l’ha pronunciata a significare che la sua Chiesa non concede più, non elargisce niente. Invece accoglie, perdona, pratica la misericordia. Un concetto più etico che liturgico.

Ma l’indulgenza resta non certo una ‘cosetta’ da poco per chi, molti, in questo crede. Ma se una serie di pratiche per raggiungere il perdono e la pulizia dell’anima sono note e arcinote, quel che è meno noto è che anche per chi già   si trova nell’aldilà si può fare qualcosa dall’aldiquà. Si può, in altre parole, ottenere l’indulgenza anche per i defunti. Non è quindi salvifico attraversare la Porta Santa solo per se stessi, ma lo stesso beneficio può essere esteso, al limite, anche al nonno rapinatore, corruttore o corrotto.

Era stato, già quasi mille anni fa, il Sommo Poeta, e cioè Dante Alighieri a mettere nella sua Divina  Commedia e in bocca a Virgilio il racconto di come le preghiere potessero aiutare le anime dei   defunti. “La mia scrittura è piana; e la speranza di costor non falla,  se ben si guarda con la mente sana; ché cima di giudicio non s’avvalla perché foco d’amor compia in un punto ciò che de’ sodisfar   chi qui s’astalla; e là dov’io fermai cotesto punto, non s’ammendava, per pregar, difetto, perché ’l priego da Dio era disgiunto. Veramente a così alto sospetto non ti fermar, se quella nol ti dice che   lume fia tra ’l vero e lo ’ntelletto”.

Era ed è il canto VI del Purgatorio dove Dante, dopo essersi liberato dalla ressa di anime che lo circonda, chiede appunto a Virgilio perché le anime in questione gli chiedano preghiere per   accorciare la loro pena se era stato proprio Virgilio, in precedenza, a dirgli che i vivi non potevano far nulla per i morti. Ed è in queste righe che Virgilio spiega come le sue due affermazioni non   siano in contraddizione perché sono le preghiere di chi crede in Dio ad aver efficacia e non quelle di chi, come lui, è nato in un mondo pagano.

Più recentemente, e non se ne avrà se diremo con penna meno nobile, è stato Domenico Agasso su La Stampa a ricordare come l’indulgenza valga anche per i morti. L’indulgenza giubilare, scrive Agasso, “si può ricevere con un atteggiamento di distacco da ogni peccato, che vuol dire una conversione di vita. Confessandosi. Con atti di carità e di penitenza: per esempio il pellegrinaggio a una delle basiliche giubilari, a Roma, in Terra Santa e nelle chiese designate in ogni diocesi del mondo; l’astensione almeno per un giorno da fumo, alcool; devolvendo ai poveri una somma di denaro proporzionata con le proprie sostanze; partecipando a una Messa con una riflessione sulla misericordia, la professione di fede e la preghiera per il Papa e per le intenzioni che ‘porta nel cuore per il bene della Chiesa e del mondo’. L’indulgenza può essere ottenuta anche per i defunti”.

Memoria, la concessione dell’indulgenza ai defunti, che altro non è se non la memoria e la vestigia   di quell’antica difficoltà intrinseca al cattolicesimo di fare i conti con l’io e con la responsabilità   individuale. L’autodeterminazione, l’etica della responsabilità individuale a prescindere dal precetto e dalla comunità è sempre stata idea ostica al cattolicesimo.

Ragione vera dello scisma luterano. Rottura, quella che si consumò tra i seguaci di   Martin Lutero e i fedeli della Chiesa di Roma, nata e passata alla storia come figlia proprio   dell’indulgenza che in quel tempo il vescovo di Roma concedeva dietro pagamento. Scandalo vero   che fornì il ‘casus belli’ a Lutero e che il Concilio di Trento vietò come pratica non corretta. Dietro   questo però una visione del mondo e dell’uomo che nei secoli, tra il nord ed il sud dell’Europa, si era andata acuendo e che ancora oggi fa sentire i suoi effetti.  Indulgenza che, con l’apertura del Giubileo, diventa alla portata di ogni credente, quasi a buon   mercato e certamente facile, più facile rispetto alla ‘norma’, da ottenere. Indulgenza, perdono e Paradiso che possono essere ottenuti da tutti con una preghiera o anche meno, defunti  peccatori compresi. E se questo vi sembra poco credibile, val la pena ricordare che si apre, questo Giubileo Straordinario, nel giorno in cui si celebra l’Immacolata Concezione…

E poi ci sono vie facili all’indulgenza, come astenersi almeno un giorno da alcool, fumo o altro vizio…Facile. E vie assai impervie come “insegnare agli ignoranti” e “sopportare pazientemente le persone moleste”. Di questi tempi missioni adatte solo ai santi.