Giubileo è la password per il Paradiso. Si azzerano tutti i peccati e le pene

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 16 Marzo 2015 14:03 | Ultimo aggiornamento: 16 Marzo 2015 14:03
Foto d'archivio

Foto d’archivio

ROMA –  Il giubileo di Santa Romana Chiesa è da sette secoli e passa la password per entrare in paradiso. Partecipi ai riti e condividi lo spirito del giubileo e ti vengono azzerati tutti i peccati. Se mai esiste da qualche parte, il “contatore” delle cattive azioni commesse in vita, e relative pene, nell’anno del giubileo si scarica, torna a zero. Certo, occorre essere credenti, credenti nel dio dei cattolici, o almeno essere in piena e leale coscienza pentiti del male arrecato e dei peccati compiuti. E occorre in qualche modo vidimare queste condizioni di credente e pentito partecipando in misura anche minima al giubileo stesso.

Si ha un anno di tempo per farlo, è una grande occasione, una velocissima scorciatoia per il paradiso. E una gigantesca operazione di “marketing” religioso, nessuna religione pratica il perdono in forma così massiccia così come quella cristiana, cattolica in particolare e il giubileo è il luogo, il tempo e il modo in cui il perdono è generale e, sia consentito dirlo, praticato a condizioni particolarmente vantaggiose.

Mondarsi l’anima al prezzo di una preghiera. Apparirà probabilmente prosaico ma la sintesi del giubileo straordinario da poco annunciato da Papa Francesco è più meno questa. Dal prossimo 8 dicembre, e sino al successivo 20 novembre, i cattolici di tutto il mondo potranno scaricarsi di tutti i peccati e aprirsi quindi la via diretta al paradiso ad un prezzo religiosamente di saldo: una confessione, una visita ad una o più delle chiese dedicate, e via verso il regno dei cieli (anche se si spera non contestualmente).

Teologi e non solo leggono, interpretano e spiegano in modo certo più dotto e completo l’istituzione dell’anno santo, altro nome del giubileo, ma al netto di questi quello che comincerà nel prossimo giorno dedicato alla Madonna è un evento che per il ‘popolo’ cattolico è sinonimo di indulgenza, plenaria e facilmente raggiungibile. Lo è sempre stato, non a caso viene anche chiamato l’anno della “perdonanza”. E stavolta, se possibile, la perdonanza viene accentuata dal tema che Francesco ha voluto come dominante nel prossimo giubileo: la misericordia. Quindi un dio cattolico più che mai misericordioso perdonerà chiunque vorrà essere perdonato.

“Secondo la dottrina della Chiesa cattolica – spiega su La Stampa Domenico Agasso – , il peccato grave ha una duplice conseguenza: la privazione della comunione con il Signore (pena eterna, l’inferno) e l’attaccamento malsano alle creature (pena temporale da scontare in purgatorio). Al peccatore pentito Dio, attraverso la confessione, dona il perdono dei peccati e la remissione della pena eterna. Con l’indulgenza la misericordia divina condona anche la pena temporale per i peccati confessati, aiuta a superare i disordini lasciati nell’uomo dal male commesso. L’indulgenza giubilare è detta plenaria perché è una grazia straordinaria che guarisce completamente l’uomo”.

Un’occasione ghiotta anche se non esattamente rarissima. Ghiotta perché per ottenere la suddetta indulgenza, e pulirsi quindi la ‘fedina’ dell’anima, basta nell’anno del giubileo un atteggiamento di distacco da ogni peccato; la confessione; la partecipazione alla Messa. Il perdono assoluto si ottiene poi anche con atti di carità e di penitenza come per esempio il pellegrinaggio in una delle Basiliche giubilari a Roma, in Terra Santa e nelle chiese designate in ogni diocesi del mondo; o anche attraverso l’astensione almeno per un giorno da fumo o alcool, e devolvendo ai poveri una somma di danaro proporzionata con le proprie sostanze.

Non rarissima perché, anche se in origine il giubileo doveva essere un appuntamento in programma ogni 100 anni, la scadenza si è andata via via assottigliando passando prima a 50 e poi a 25 anni. Appuntamenti a cui si aggiungono poi gli straordinari, come quello appena indetto da Francesco, e solo per far un elenco degli ultimi ricordiamo il giubileo del 2000, quello straordinario del 1983 e quello del 1975.

Una storia iniziata nel 1300 da Bonifacio VIII e che affonda le sue radici nell’antico testamento e nell’ebraismo. Il termine stesso giubileo deriva dall’ebraico ‘jobel’ (o yobel) che vuol dire ‘caprone’, in riferimento al corno di montone utilizzato nelle cerimonie sacre durante gli antichi giubilei. Ed anche l’idea e la pratica del perdono nascono e derivano dalla tradizione giudea per cui nell’anno santo, che cadeva ogni 50 anni, si doveva restituire l’uguaglianza a tutti i figli d’Israele, offrendo nuove possibilità alle famiglie che avevano perso le loro proprietà e la libertà personale.

Appuntamento quindi all’8 dicembre per tutti quelli che hanno, è il caso di dire, qualcosa da farsi perdonare, con il rito iniziale dell’apertura della porta santa. Si tratta di una porta che viene aperta solo durante l’Anno santo, mentre negli altri anni rimane murata. Hanno una porta santa le quattro basiliche maggiori di Roma: San Pietro, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura e Santa Maria Maggiore. Il rito di aprire la porta santa esprime simbolicamente il concetto che, durante il Giubileo, è offerto ai fedeli un ‘percorso straordinario’ verso la salvezza. La prima porta ad aprirsi sarà quella di San Pietro, viatico per quelle del cielo…