Grano duro, cipolla rossa, San Marzano, riso…lo sapevate che sono ogm?

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 15 Marzo 2012 14:18 | Ultimo aggiornamento: 15 Marzo 2012 14:19

Foto LaPresse

ROMA – “Senza l’ingegneria genetica oggi non avremmo alcuni fra i nostri prodotti più tipici. Il grano duro, il riso Carnaroli, il pomodoro San Marzano, il basilico ligure, la vite Nero D’Avola, la cipolla rossa di Tropea, il broccolo romanesco. Ottenuti grazie agli incroci e con la mutagenesi sui semi”. Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera il ministro per l’ambiente Corrado Clini ha svelato una cosa ovvia che però non tutti sanno: gli organismi geneticamente modificati, gli ogm, fanno parte della nostra vita e della nostra dieta da migliaia di anni, da molto prima che esistesse il dibattito sulla loro bontà o nocività.

Ben prima che la scienza moderna infatti, grazie allo studio del Dna, aprisse le porte alle modificazioni genetiche di piante ed animali, l’uomo aveva imparato e sapeva modificare l’ambiente che lo circondava. Fin dal neolitico i nostri antenati hanno cominciato a selezionare semi, ad incrociare piante ed animali per ottenere varietà che meglio rispondessero alle loro esigenze. Così è stato per il grano e così è stato per il cane. Il migliore amico dell’uomo è probabilmente il miglior esempio di come l’intervento dell’uomo abbia potuto creare forme di vita differenti da quelle “disponibili” in natura. Certo le modificazioni, a differenza di oggi, non erano ottenute in laboratori sterili e in provetta, e i risultati avevano bisogno di più tempo per essere raggiunti. Ma pur sempre di organismi geneticamente modificati si trattava e si tratta.

Ma cosa sono gli ogm? La sigla sta per Organismi Geneticamente Modificati. Si tratta di piante coltivate per ottenere cibo, tessuti e altri prodotti utili all’uomo, che vengono trattate in modo da modificare in parte il loro materiale genetico allo scopo di renderle più resistenti ai parassiti, o di migliorarne la produzione, oppure ancora di ritardarne l’ammuffimento quando vengono raccolte e lasciate nei depositi. Fin dall’antichità l’uomo ha cominciato ad esercitare una forza selettiva nei confronti di animali e piante, scegliendo e facendo incrociare tra di loro le forme che presentavano i caratteri desiderati. L’uomo ha creato le rose dei nostri giardini, i cani che vivono nelle nostre case, le spighe di grano che conosciamo. Questi organismi erano molto diversi in origine: le rose erano piccole, non così colorate e profumate, i cani non presentavano certo la varietà di forme e dimensioni odierna, i cereali avevano spighe piccolissime che disperdevano i semi appena le si toccava. Con un paziente lavoro di selezione “artificiale”, l’uomo ha migliorato la qualità delle produzioni agricole e quindi la qualità della sua vita, creando i primi ogm.

Tecniche di incrocio di specie sono state impiegate quindi dall’uomo fin dall’antichità con lo scopo di migliorare o addomesticare individui della stessa specie ma con caratteristiche diverse, o individui di specie affini. I problemi da risolvere erano nell’antichità più o meno gli stessi di oggi: necessità di colture più resistenti o con un tasso di produttività maggiore. Prima si sono affrontati questi problemi con le “tecniche naturali” dell’incrocio e della mutagenesi, e poi recentemente con l’ingegneria genetica delle piante di interesse soprattutto agrario. La novità non sta quindi negli ogm in sé, ma nella tecnica usata per ottenerli. Anche i più integralisti oppositori degli organismi modificati difficilmente possono dire che il grano fa male, anche se geneticamente modificato rispetto ai suoi antenati.

L’Europa, da sempre contraria all’impiego di ogm “moderni”, sembra che stia cambiando il suo atteggiamento nei confronti di questo tipo di colture, per altro già ampiamente diffuse in diverse parti del pianeta. Clini ha parlato di una possibile apertura europea che lasci però la possibilità agli stati membri di vietarli al loro interno. I detrattori degli ogm parlano di rischi per la salute dell’uomo ma, obiettivamente, i vantaggi che questi prodotti possono offrire sono rilevanti. Il Giappone sta lavorando ad una varietà di riso in grado di resistere al sale, coltivabile quindi nelle zone colpite dallo tsunami dello scorso anno. Non solo poi colture alimentari: tramite ogm si possono sviluppare biocarburanti di seconda generazione e prodotti additivati con vitamine o con vaccini utilizzabili nei paesi in via di sviluppo. E, in fondo, anche noi umani siamo ogm. A meno che Darwin non avesse torto.