Grillo signor no, Bersani a vento. Risultato: decide Berlusconi

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 29 Marzo 2013 14:50 | Ultimo aggiornamento: 29 Marzo 2013 14:50
Pier Luigi Bersani

Pier Luigi Bersani (foto Ansa)

ROMA – Alle cinque della sera del venerdì di passione autentica della crisi politica italiana sappiamo per certo che Berlusconi gioca la carta elezioni, nuove elezioni subito. L’alternativa che suggerisce e propone, un governo tra lui e Bersani, è talmente improbabile da far solo da cartello indicatore per il ritorno al voto. E’ questa la carta di Berlusconi, se sia bluff o no lo sa solo lui. Alle cinque della sera sembra, pare, non è sicuro che forse M5S possa consentire la nascita di un governo presieduto e tutto fatto da tecnici “amici”. Amici di M5S, insomma pare, forse, non è sicuro che Grillo ci starebbe al “governo tecnico amico”. Una sotto variante del governo a Cinque Stelle che è l’obiettivo, l’unico del MoVimento. Somiglia molto a una bolla di chiacchiere, si vedrà. Alle cinque della sera che ne sarà di Bersani pre incaricato non si sa, tanto meno di quel che farà davvero il Pd. Il governo con Berlusconi non lo fa, il governo tecnico non lo vuole, il governo con Grillo non glielo fa fare Grillo. Venerdì di passione cui sembra mancare come finale la domenica di resurrezione.

Le consultazioni del presidente incaricato Pierluigi Bersani “non sono state risolutive”. Quindi per il Corriere della Sera Bersani è ora un ostacolo, un testardo ostacolo che andrebbe gentilmente rimosso sulla via di un governo assolutamente da fare. Ma per La Stampa, gira e gira, ormai si va a finire ad elezioni. Elezioni che, sempre La Stampa argomenta, in realtà le decide Berlusconi. Elezioni che magari, contrariamente a quanto i sondaggi di ieri si aspettano, potrebbero segnalare la fine della “forza propulsiva” di M5S, dato che Grillo “sempre no” lascia sempre aperta la domanda: no, no e no, e allora? Nell’ultimo sondaggio disponibile, per quel che valgono, Berlusconi torna primo e Grillo arretra.  La Repubblica assolver Bersani e se la prende con Berlusconi e Grillo, ma la vede nera, molto nera. Il quotidiano di Confindustria trasuda disperazione.

Come uscire da questa situazione, dall’empasse politica prodotta dall’ultimo risultato elettorale e aggravata da una legge elettorale sconsiderata e da un Presidente della Repubblica “dimezzato” perché in scadenza, nessuno lo sa, anche se tutti provano ad indicare una rotta. Pierluigi Battista, sul Corriere della Sera, ritiene che sia giunto il momento per Bersani di farsi da parte e lasciare il campo ad un governo d’emergenza, di utilità nazionale.

Su La Stampa Michele Brambilla sostiene che molte delle difficoltà di oggi siano figlie dell’eccezionale longevità politica del Cavaliere, sulla cresta dell’onda da ormai un ventennio, mentre Gian Enrico Rusconi crede sia il caso di tornare al voto per smascherare Beppe Grillo. Sempre su La Stampa Ugo Magri disegna il percorso, il piano inclinato che ormai porta la pallina verso nuove elezioni. Su Repubblica Massimo Giannini vede in Silvio Berlusconi e Beppe Grillo i veri responsabili dell’attuale situazione e prevede e teme una Pasqua con “sede vacante” che cara, carissima costerebbe sui mercati all’Italia. Il Sole24Ore infine, il quotidiano di Confindustria, titola la sua prima pagina con un’esortazione: “Basta giochi”. Invito e richiesta più che condivisibili, ma titolo che sinistramente ricorda da vicino il “Fate presto” di più di un annetto fa, siamo ancora lì, all’invocazione ultima e disperata.

Che l’attuale situazione politica italiana sia eccezionale sia per gravità che per unicità è un dato su cui tutti o quasi gli osservatori concordano. Così come tutti concordano, e non potrebbe essere altrimenti, che i tre leader dei principali schieramenti (Bersani, Grillo e Berlusconi) siano in parti diverse responsabili di questo stato di cose. Divergono invece i giudizi sulle quote di responsabilità di ciascuno e sulle ricette per una soluzione. Analizzando le posizioni dei tre leader, in rigoroso ordine di voti, quello che esce meglio dai giudizi che compaiono sui principali quotidiani è paradossalmente il segretario Pd. Paradossalmente perché Bersani ha di fatto perso le elezioni, ha lasciato sul terreno milioni di voti e diversi punti percentuali rispetto alle politiche precedenti, e, cosa più prevedibile, ha fallito nel suo tentativo di trovare una maggioranza che sostenesse un suo esecutivo. Le principali critiche che a Bersani vengono mosse fanno riferimento ad una sua eccessiva disponibilità nei confronti di M5S e Pdl e nulla più.

Solo Battista, sulle colonne del Corriere, scrive che ora, per uscire da questo stallo, occorre che il leader Pd si faccia da parte.

“Ieri, però, il presidente incaricato Bersani non ha voluto inaugurare il primo tempo di una nuova fase politica ma ha voluto aggrapparsi all’ultimo respiro di una fase politica che si stava chiudendo per la manifesta impossibilità di ottenere una maggioranza. Solo che, affidando allo stesso capo dello Stato un supplemento di consultazioni e la missione di rimuovere le ‘preclusioni’ che gli hanno impedito di raggiungere l’obiettivo, Bersani ha inevitabilmente inferto un colpo alla propria immagine rischiando così di uscire, nella migliore delle ipotesi, come un premier dimezzato o comunque ‘commissariato’. Non è dato sapere a chi convenga una tale caparbia volontà di non prendere atto degli ostacoli insormontabili che impediscono a Bersani di raggiungere Palazzo Chigi. Sicuramente non conviene all’Italia. E forse nemmeno allo stesso Pd”.

 Se per Battista la soluzione è un’uscita di scena dello smacchiatore di giaguari, altra via è quella indicata invece da Rusconi che vorrebbe tornare alle urne per smascherare Grillo, per vedere quello che a poker sarebbe il suo bluff. “Contrariamente all’opinione che sembra prevalente, credo che il M5S abbia già fatto il pieno dei suoi voti. La strategia del ‘punire e controllare’ senza assumersi responsabilità di governo non può bastare ad una società, sia pure arrabbiata come la nostra. Né tanto meno è attraente la prospettiva di una inedita democrazia totalitaria via web. Per fermarla, ridimensionarla o riconvertirla c’è rimasto ormai un solo modo: le elezioni”. Ragionamento che fila ma dal risultato assai incerto perché, se è vero come dimostrano anche i malumori post elezione del presidente del Senato in casa 5 Stelle che i grillini sono in difficoltà, è altrettanto vero che tornare alle urne può smascherare sì il bluff, ma non risolvere la situazione.

Situazione di cui i maggiori responsabili, i maggiormente colpevoli sono considerati Berlusconi e Grillo. Loro, il comico ed il Cavaliere, le elezioni le avrebbero politicamente vinte, anche se sono arrivati dietro a Pd e soci in quello che è stato sostanzialmente un pareggio a tre. Per Michele Brambilla (La Stampa) buona parte dei problemi politici di oggi derivano da quella che lui definisce “L’irresistibile eternità del Cavaliere”:

“Diciamo la verità: nemmeno Fanfani, che pure era stato ribattezzato ‘rieccolo’, fu politicamente longevo quanto Berlusconi. Nemmeno Andreotti, che già contava qualcosa prima della fine della guerra. (…) Per mezza Italia questa eternità di Berlusconi è una sciagura. E probabilmente è vero che la sua perenne presenza sul palcoscenico ci condanna a non uscire mai da un vicolo cieco. Ma chi si illude di risolvere il problema per sentenza o per legge, magari con una dichiarazione di ineleggibilità, dimostra di continuare a non capire che se tanti italiani continuano – magari tappandosi il naso – a votare Berlusconi, forse è anche perché i suoi concorrenti non hanno saputo convincere di essere più credibili”. Fonte e prodotto dei problemi nazionali allo stesso tempo, secondo questa analisi, il Cavaliere.

Più duro ancora nei confronti dell’ex premier l’editoriale di Giannini su Repubblica che giudica la politica e le attuali richieste di Berlusconi alla stregua di una pozione avvelenata per l’Italia, e altrettanto duro con Grillo che si rifiuta non solo di collaborare, ma anche di dialogare Prevede quindi, il vicedirettore di Repubblica, tempi ancora più bui per il Paese perché “una pasqua con la ‘sede vacante’ sarebbe un suicidio. La Chiesa cattolica lo ha evitato. La Repubblica Italiana ancora no”. Abbiamo tempo, e questo non lo sa solo Giannini ma tutti quelli che hanno occhi per vedere, per trovare una soluzione sino a martedì prossimo, giorno in cui riapriranno borse e mercati di tutto il mondo dopo le vacanza pasquali. Se a quella data l’Italia si presenterà ancora in balia delle correnti e senza un timoniere, il conto sarà salato.

Lo sanno bene soprattutto gli industriali, e il titolo del Sole “Basta giochi” ne è la controprova. La consapevolezza però non risolve nulla e il titolo di oggi del quotidiano di Confindustria ricorda da vicino quel “Fate presto” gridato addirittura in zona pre Monti e che evidentemente, sfogliando il giornale di oggi, appare drammaticamente caduto nel vuoto.