Stampa: casa Grillo come Avetrana. Beppe e gli “assorbenti inquina Terra”

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 4 Marzo 2013 15:58 | Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2013 16:13
Beppe Grillo incappucciato saluta i fotografi appostati fuori dalla sua casa a Sant'Ilario, sopra Genova (Ansa)

Beppe Grillo incappucciato saluta i fotografi appostati fuori dalla sua casa a Sant’Ilario, sopra Genova (Ansa)

ROMA – A Casa Grillo come ad Avetrana. Da ormai una settimana, dal giorno della certificazione del successo del Movimento 5 Stelle alle ultime politiche, una schiera di giornalisti e fotografi stanzia di fronte alla casa di Beppe Grillo. Accampati in attesa, nella speranza di una dichiarazione o di un’immagine dell’inafferrabile leader mentre scorrono, nei tg, le immagini del cancello che si apre e da cui esce, quando va bene, un’auto. Un modus operandi, un modo di fare giornalismo e di raccontare le cose che ricorda da molto vicino le più recenti pagine di cronaca del nostro Paese, con i cronisti accampati di fronte alla casa dell’assassino o della vittima di turno. E un modello che, quando Beppe Grillo non è in casa, come in occasione della trasferta romana per l’incontro e la catechizzazione dei neo eletti, si ripete puntuale fuori dall’hotel dove il leader grillino è atteso. Un corto circuito informativo in cui i fotografi vengono fotografati, in cui i leader non dichiarano e i giornalisti non comprendono che la loro attesa a microfono spianato della dichiarazione sarà vana.

Per la cronaca, sia detto per la cronaca, il circo e il circuito dell’informazione italiana di Grillo, di M5S e del “grillismo” non capiscono un sacco di cose. Si ostinano a pensare a Grillo e al suo M5S come a un Bettino Craxi e a un Psi, oppure ad una Lega e a un Bossi, comunque un qualcuno e un qualcosa che risponde alla logica del “retroscena” giornalistico e della “manovra” politica. Che Grillo e M5S siano una rivolta, letteralmente una eversione dell’assetto esistente circo e circuito dell’informazione non ce la fanno neanche a pensarlo, non dispongono delle categorie concettuali per pensarlo ed eventualmente esprimerlo. Per cui stanno…come ad Avetrana. A mendicar frasi, a rubare immagini, a inventare sceneggiature…Qualcosa tra il lavavetri al semaforo, il piazzista ambulante di calzini, i cantastorie di strada.

Che Grillo non ami i giornalisti, soprattutto quelli italiani, è cosa nota. L’esclusione, temporanea grazie ai carabinieri, dei giornalisti dal palco del comizio di San Giovanni è cronaca recente. Così come fresca nella memoria è la cacciata del cameraman Rai dal palco di un altro comizio. Un’antipatia antica ma non antichissima, dichiarava tempo fa anche Grillo, e concedeva anche lui le sue interviste. Tutto prima di scoprire il web che è diventato il suo veicolo principe di comunicazione, più globale, più diretto ma anche senza contraddittorio. Veicolo insomma ma anche nascondiglio. Ricorda non a caso Pierluigi Battista sul Corriere della Sera una serie di ‘grillinate’ da Grillo sparate e dal mondo dell’informazione rilanciate.

“Un florilegio che non può non cominciare con una nefandezza che oggi si dimentica con troppo facilità e cioè con la ‘vecchia puttana’ con cui il sempre elegante Grillo insultò Rita Levi Montalcini, accusata di aver ottenuto il Nobel ‘grazie a una ditta farmaceutica amica che le aveva comprato il Nobel’ (condannato per diffamazione). Si passa alla negazione dell’esistenza dell’Aids, considerata una creatura delle case farmaceutiche interessate a fare dell’allarmismo per incrementare i loro profitti. Si continua con il ‘Cancronesi’ con cui Grillo, paladino della cosiddetta ‘cura Di Bella’, bollò con disprezzo Umberto Veronesi, accusato di boicottare non meglio precisate cure alternative nella guerra contro i tumori. Ci si inoltra poi nei meandri di uno spettacolo in cui Grillo esorta a trattare con ‘due schiaffetti’ in caserma, lontano da occhi indiscreti ‘i marocchini che rompono i coglioni’ (…)

Radio Radicale ha appena mandato in onda un’intervista dei primi anni Novanta in cui Grillo demonizzava le bottiglie di vetro per magnificare quelle in plastica: tutto il contrario di ciò che si dice oggi. In uno spettacolo propose di distruggere i computer. In Sicilia esorta il suo movimento a scatenare la guerra santa contro il latte di mucca per favorire con apposite politiche il latte d’asina. Naturalmente è contro il latte pastorizzato, e chissà quale nomignolo Grillo vorrebbe affibbiare a quel bugiardo di Pasteur. E le donne saranno contente di sapere (ha scritto Serena Sileoni dell’istituto Bruno Leoni) che nell’ideologia grillina gli assorbenti femminili sono il demonio che inquina il mondo mentre si dovrebbe imporre l’uso della ‘mooncup’ da lavare ogni volta e prestare alle amiche per risparmiare. Grillo ha anche detto che la stampa mondiale è controllata da una ‘lobby ebraica’ e che tifa per Ahmadinejad”.

Motivi comprensibili dunque quelli per cui Grillo evita il tradizionale mondo dell’informazione dedicandosi al web e riassumibili nel “voi giornalisti non capite”. Motivi però anche di mascheramento nel negarsi, nel tuffarsi nel “silenzio stampa”. Perché un circo e circuoto dell’informazione meno isterici e più autocoscienti farebbero uso, parlando con Grillo, della memoria, della plausibilità e di tanti altri parametri che a Grillo e M5S stanno scomodi.  Quali che siano i motivi però, per così dire, i media non riescono a farsi una ragione dell’antipatia che Grillo nutre nei loro confronti e, cosa più grave, non riescono a comprendere di dover sviluppare un modello differente per raccontare e per rapportarsi ai grillini. E così il modello applicato è e rimane quello classico: il modello ‘Avetrana’, un modello inadeguato che genera persino dei paradossi. E’ il caso dei fotografi fotografati, i fotografi cioè che, appostati per catturare le immagini del primo conclave grillino, si sono ritrovati ad essere i soggetti degli scatti divertiti dei neoeletti che con i loro cellulari immortalavano il loro primo momento di notorietà. O ancora i take d’agenzia apparsi nei giorni scorsi, lanci con titoli a volte esilaranti come ‘Grillo: la colf ‘non è in casa’, il racconto cioè della dichiarazione della collaboratrice domestica che, beccata con la busta della spazzatura in mano, risponde alle pressanti domande dei cronisti ‘no, il signore è uscito’, come ad un qualsiasi testimone di Geova.

Grillo non fa poi mistero della sua voglia di non comunicare tramite i canali tradizionali, non vuole che il suo movimento sia un partito, aborre l’idea di leader o leaderini che di volta in volta rilasciano la dichiarazione al microfono in attesa, e ha, in questo, anche qualche ragione. Ha in mente altro Grillo, e lo dimostra anche quando per non aver niente a che fare con quel manipolo che di fronte alla sua casa è accampato, si rende irriconoscibile con piumino ed occhialoni, in una sorta di fantasioso incrocio tra il subcomandante Marcos che non ha identità e un ‘discotecaro’ un po’ su di giri. Ma Grillo è così: non ama avere a che fare con i giornalisti e sa che, nel migliore dei casi, non ha nulla da guadagnare nel parlare con loro. Ma il bisogno di dichiarazione del mondo dell’informazione italiana, non riuscendo ad essere placato, sta trasformando Sant’Ilario nella nuova Avetrana.