Grillo gonfiato o Twitter gonfiabile? La moltiplicazione dei followers

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 20 luglio 2012 14:48 | Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2012 14:48
Beppe Grillo inaugura la campagna elettorale della lista movimento 5 stelle

Beppe Grillo (LaPresse)

ROMA – Seicentomila e passa followers, più della metà “finti”: programmi che fingono di essere umani ma che umani non sono. L’account twitter in questione è quello di Beppe Grillo, e il dato sugli utenti non utenti è il risultato di uno studio (leggi il pdf integrale) condotto dal professor Marco Camisani Calzolari, docente di Comunicazione aziendale e linguaggi digitali allo Iulm di Milano e patron della Digital Evaluations (società specializzata nella misurazione del valore dei social media). Secondo lo studio non il solo Grillo sarebbe seguito da finti followers, come lui aziende e star, e molti politici. Ma quale può essere l’utilità di quei finti utenti? Perché, spiega Calzolari: “I politici, ancor più delle aziende, hanno bisogno di usare numeri per mostrare la loro forza in termini di consenso politico: chi sbandiera consenso, attrae consenso”.

Una volta si sfruttavano i centralini e i call center per comprare pacchetti di voti per le trasmissioni tv con il televoto, ad esempio Sanremo. Lì, al festival, questa pratica è stata messa fuorilegge: niente call center per votare e niente macchine che telefonano automaticamente. Ma la tecnologia corre e followers robot potrebbero esser letti come l’evoluzione digitale del call center: macchine e programmi che si fingono umani per far crescere il volume, di voti o consenso, attribuibile ad un qualsivoglia soggetto, cantante in cerca di gloria o politico a caccia di preferenze.

Il comico genovese, comprensibilmente, non ha gradito lo studio del professor Calzolari e ne ha messo in dubbio la veridicità: “Certe accuse lasciano il tempo che trovano”, ha scritto sul suo profilo facebook, rimandando ad un articolo su Linkiesta il compito della smentita. Il pezzo del quotidiano online, firmato da Paolo Bottazzini, mette in discussione la ricerca del docente dello Iulm dalle fondamenta: “La questione che suscita perplessità nell’operazione di Camisani Calzolari – si legge – è la pretesa di etichettarla come ricerca scientifica”. Il punto, secondo Bottazzini, è che lo studio non ha motivato i criteri usati per distinguere un “umano” da un Bot.

Punti di vista differenti, il professor Calzolari naturalmente difende la bontà del suo lavoro ma, che i suoi dati siano esatti al centesimo o meno, quello dei finti followers è un fenomeno realmente esistente. Secondo Calzolari sui circa 600 mila fan del guru dei 5 Stelle, quelli ritenuti quasi certamente falsi sono 327.373. Ovvero il 54,5% – scrive il Corriere della Sera – I follower sicuramente reali sono invece “solo” 164.751, il 27,4% del totale. Il resto è invece composto da un 6,3% di account protetti – dei quali non è possibile controllare le interazioni – e da un 11,6% di incerti. Il tutto, spiega Calzolari nelle conclusioni del suo paper, “secondo l’algoritmo descritto” nella ricerca.

Che abbia ragione o meno Calzolari non serve andare molto indietro nelle cronache per imbattersi in polemiche su star d’oltreoceano con platee sterminate di fan su facebook e followers su twitter che si sono rivelati, almeno in parte, finti. Non saranno magari il 50% quindi, ma anche Grillo ha verosimilmente la sua quota di ‘bot’ che lo seguono. Il perché è di semplice intuizione e la spiegazione che da il professore dello Iulm ne coglie un aspetto: “I politici hanno bisogno di usare numeri per mostrare la loro forza in termini di consenso politico: chi sbandiera consenso, attrae consenso”. Vero, così come un gran numero di fan per un cantante o un attore può avere un “peso” contrattuale e per un azienda può voler dire pubblicità.

Il punto non è quindi perché, ma è che barare su twitter come su facebook è un po’ troppo facile. Entrambe le piattaforme, alla nascita, probabilmente non speravano di raggiungere il successo che ora hanno e non immaginavano quindi di poter muovere ed influenzare interessi come oggi fanno. Da una parte quindi una possibile sottovalutazione di questo rischio e, dall’altra, la relativa semplicità a generare un finto utente. La somma di questi fattori ha reso possibile la creazione di platee di fan esclusivamente digitali, che in realtà non esistono. Che Grillo ne usufruisca o meno la realtà rimane questa. Per anni ci siamo tormentati in Italia attorno al potere mediatico di cui godeva Silvio Berlusconi in quanto proprietario di tre reti televisive nazionali. Il web sta ora soppiantando la tv nella classifica dei soggetti in grado di orientare l’opinione pubblica, saperlo dominare, a breve, sarà più importante che possedere tv.