Ecco Marino, l’aumento c’è dell’Imu…e pure dell’Irpef. Roma mazziata

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 27 settembre 2013 14:29 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2013 14:30
Ignazio Marino (foto Lapresse)

Ignazio Marino (foto Lapresse)

ROMA – “Ecco Marino, la sagra c’è dell’uva…”. Parafrasando il vecchio stornello si potrebbero riassumere le prossime mosse dell’attuale sindaco capitolino in “Ecco Marino, l’aumento c’è dell’Imu…”. Battute a parte, il neo sindaco di Roma è alle prese con la sua prima “manovra” e con un buco, grande, ereditato dalle precedenti amministrazioni.

Ottocento milioni circa. A tanto ammonta il passivo nei conti capitolini, 760 milioni secondo Repubblica e 815 per il Corriere della Sera, in entrambi i casi tanti, troppi. Per trovarli varie ipotesi sul tavolo, dall’aumento della tassa di soggiorno a tagli vari e diffusi. Ma, soprattutto, l’aumento dell’Irpef  comunale, della addizionale, dallo 0,9 all’1,2% del reddito di ciascun contribuente. E l’aumento, virtuale, dell’Imu sulla prima casa.

Avete letto bene, sì: aumento dell’Imu sulla prima casa. La domanda, legittima, “ma non era stata abolita?”, trova risposta nell’aggettivo “virtuale”. Scrive Giovanna Vitale sulla cronaca di Repubblica:

“Aumentare di un punto l’Imu sulla prima casa (dallo 0,5 allo 0,6 per mille). Un aumento in realtà fittizio, visto che la tassa è stata abolita, che vale però 120 milioni: sempre che, quando a fine anno il ministero dell’economia rimborserà i comuni, lo faccia sul mancato incasso effettivo e non sullo storico”. Aumentare l’aliquota Imu cioè, per poter chiedere allo Stato un rimborso più corposo a fine anno. Uno stratagemma che sembra, ad una lettura distratta, a costo zero ma che comunque pesa sulle casse pubbliche.

Non l’unico aumento però. Un altro ben più pesante e molto più direttamente nelle tasche dei romani sarà quello dell’addizionale comunale Irpef che aumenterà di uno 0,3%.

“Per chiudere la manovra 2013 – scrive Ernesto Menicucci sul Corriere della Sera -, rifatti i calcoli, servono 815 milioni di euro e, per reperirli, una parte arriverà dall’aumento delle aliquote. Quali? La tassa di soggiorno (da 5 a 10 euro al giorno per gli hotel a 4 e 5 stelle) e, molto probabilmente, da un ulteriore innalzamento dell’Irpef: dall’attuale 0,9 per cento, secondo le simulazioni fatte dal Campidoglio, si dovrebbe arrivare a 1,2. In questo modo, si recupererebbero circa 240-250 milioni di euro”.

E poi federalismo fiscale per i municipi, tagli agli sprechi ma, inevitabilmente anche ai servizi, in un cocktail di tasse più salate e spese più contenute che dovrebbe allontanare la Capitale dallo spettro default. Il sindaco Ignazio Marino non avrebbe, probabilmente, voluto una manovra lacrime e sangue per presentarsi ai cittadini che lo hanno eletto. Ma la situazione dei conti di Roma, a prescindere di chi ne sia la responsabilità, è quella che è e i margini di manovra sono pochi. I debiti, i buchi ci sono e vanno coperti e i modi per coprirli sono sempre i soliti due: meno uscite e/o più entrate, cioè tagli e tasse.

Nonostante l’ineluttabilità della matematica la difficile situazione dei conti e la conseguente pesante manovra non stanno passando senza traccia sulla giunta del sindaco Marino. L’assessore al bilancio Daniela Morgante, giudice della Corte dei Conti, è infatti accusata anche da alcuni colleghi di partito di ragionare troppo con la calcolatrice e poco con la politica e starebbe, secondo indiscrezioni riprese sia da Repubblica che dal Corriere della Sera, pensando di lasciare l’incarico subito dopo il varo della manovra in questione.