Imu nella manovrina non c’è. Cioè a dicembre seconda rata si paga

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 10 Ottobre 2013 13:49 | Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre 2013 13:49
Fabrizio Saccomanni, ministro dell'Economia, col premier Enrico Letta (foto Lapresse)

Fabrizio Saccomanni, ministro dell’Economia, col premier Enrico Letta (foto Lapresse)

ROMA – Il governo ha fatto i conti. Nel consiglio dei ministri di ieri (9 ottobre) il miliardo e seicento milioni di euro necessari a tenere il rapporto deficit Pil nella soglia del 3% è stato trovato. Trovato grazie alla vendita di immobili per mezzo miliardo e per il resto attraverso tagli a ministeri ed enti locali. Nei conti fatti però c’è un grande assente: l’Imu, e specialmente la seconda rata. Per questa, che vale ben 2.4 miliardi di euro, non è ancora indicata nessuna copertura. E non serve un esperto matematico per capire che, se copertura non c’è, o si sfora il 3%, con tutte le conseguenze del caso, o la seconda rata la si paga. Tutti.

“Pende tuttavia ancora la questione relativa all’eventuale abolizione anche della seconda rata dell’Imu – scrive Dino Pesole sul Sole24Ore -, che richiederebbe l’individuazione di altri 2,4 miliardi. Dove reperirli? L’impressione è che se questa volta è stato possibile evitare il ricorso a una nuova sventagliata di microaumenti fiscali, sarà ben difficile tra qualche giorno (se si deciderà per l’abolizione “secca” come torna a chiedere il Pdl) evitare che si debba far fronte con l’aumento dell’imposizione fiscale, con il probabile ritorno della copertura iniziale poi accantonata, vale a dire l’abusato incremento delle accise sulla benzina”.

Ieri, in altre parole, il cdm ha in maniera relativamente semplice individuato il miliardo e mezzo necessario per far quadrare i conti. E lo ha persino trovato senza metter mano ancora una volta a voci abusate come le accise dei carburanti. Ma ha glissato su alcune voci non di poco conto come il rifinanziamento della cassa integrazione, oltre 300 milioni da trovare, e soprattutto la seconda rata Imu. Questo perché, posto che il famigerato 3% non si può sforare, se passerà la linea Pdl che chiede la cancellazione tout court della seconda rata 2013, bisognerà far saltar fuori solo per coprire la mancata tassa sulla casa la bellezza di 2,4 miliardi. Per farlo non si potrà far altro che ritoccare, cioè aumentare, altre voci di entrata, cioè aumentare delle tasse.

“Il Fondo Monetario – scrive Roberto Bagnoli sul Corriere della Sera – si augura che una possibile abolizione dell’Imu venga compensata con altre tasse o tagli alla spesa e sull’Iva si raccomanda — oltre ad allargare la base imponibile — di combattere l’evasione fiscale. Lo ha sostenuto il vice direttore del dipartimento Affari fiscali del Fmi Michael Keen riferendosi alla necessità non solo di combattere l’evasione ma anche di far funzionare la macchina fiscale. ‘Se poi l’aumento dell’Iva dovesse rientrare — ha aggiunto Keen — dovrebbe venire compensato da altre misure così come lo stop alla cancellazione dell’Imu’. L’economista di Washington ha voluto ricordare che il Fondo, in più occasioni, si è detto favorevole a una tassa sulla casa, sulla proprietà”.

Non ha tutti i torti il Fondo Monetario. Una tassa sulla casa, sulla proprietà, esiste più o meno ovunque. E che l’Italia abbia bisogno di meno tasse sul lavoro e più sulla proprietà è una verità da tutti o quasi gli economisti riconosciuta. Nonostante questo però, se una parte della maggioranza vorrà imporre, come fu per la prima rata, l’abolizione totale, questo potrà voler dire solo altre tasse. Se invece la nuova condizione politica che l’esecutivo ha trovato, con un Pdl riposizionato su posizioni più di governo che di lotta, si tradurrà in scelte prodotte più votate al buon senso che all’appeal elettorale, allora l’assenza di ieri si tradurrà nel pagamento della seconda rata.