Europa ad Italia: noi paghiamo l’Imu, perché voi no? Volete ripresa o rispesa?

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 2 Maggio 2013 14:38 | Ultimo aggiornamento: 2 Maggio 2013 14:38

Imu, a giugno non si paga. E poi?

ROMA – A giugno non se ne pagherà l’acconto, ha annunciato il premier Enrico Letta. Silvio Berlusconi e il Pdl hanno ribadito che non si pagherà più oppure niente governo. E’ l’Imu, l’odiata tassa sulla casa che sta catalizzando dibattiti, polemiche e prime giornate del neonato esecutivo. La tassa sugli immobili esiste però non solo in Italia. Anche negli altri paesi europei si paga e, se noi italiani chiedessimo all’Europa un allentamento dei vincoli di bilancio, ci potrebbe giustamente venir chiesto: “Noi l’Imu la paghiamo, perché voi no?”. Un altro modo per dire che sconti, vista la nuova aria che tira in Europa, si possono chiedere e probabilmente ottenere, ma a patto che servano alla ripresa economica e non alla rispesa di soldi pubblici.

Casomai ce ne fosse stato bisogno poi proprio questa mattina (2 maggio) è arrivato il monito dell’Ocse: “Impossibile per l’Italia abbassare le tasse ora”. Un bel problema per il neopremier costretto a barcamenarsi tra gli alleati di governo, che non sola l’abolizione dell’Imu vogliono ma anche la sua restituzione per l’anno passato, e i colleghi europei che invece la tassa sulla casa la pagano.

Dopo il doveroso passaggio parlamentare il premier Letta ha cominciato il suo lavoro di governo con un altrettanto doveroso tour europeo. A Bruxelles dall’Unione Europea, a Parigi dal collega socialista Hollande e a Berlino dalla cancelliere Merkel. Un tour di “presentazione” certo, ma anche giro volto a rassicurare gli altri membri dell’unione sulla delicata situazione italiana, politica ed economica, e a sondare il terreno per possibili sconti futuri nelle rigide regole comunitarie.

Dopo gli anni in più concessi alla Spagna per mettere a posto i conti, dopo i dati macroeconomici che cominciano ad intravedere se non la ripresa almeno la fine della recessione, il clima sembra essere cambiato e la possibilità che anche l’Italia riesca a spuntare qualcosa non è da scartare. Ostacolo da evitare la cancelliera Merkel, condizionata soprattutto dalla elezioni tedesche di settembre in una ostinata se pur meno condivisa difesa della regolarità dei conti anzitutto. Gli ostacoli non vengono per il premier però in questo caso solo dai partner europei, l’ostacolo più grosso potrebbe essere rappresentato dall’Imu. O meglio dalla sua abolizione.

Una tassazione sulla casa, sia pure con ovvie differenze tra paese e paese, esiste in quasi tutta Europa. Chiedere quindi un allentamento dei vincoli per eliminarla in Italia rischia di non essere una motivazione validissima per ottenere sconti. Aumentare gli stipendi, varare sgravi per chi fa impresa, questi sembrano e sono motivi più validi per mettere mano agli attuali vincoli. Eliminare una tassa che gli altri pagano no.

In altre parole sembra l’Europa possibilista nel chiudere un occhio se lo sforamento di un parametro, o la modifica di questo, fosse propedeutico alla ripresa. Diverso se lo stravolgimento servisse solo ad aumentare la spesa.

A rendere poi ancor più spinosa la questione Imu sono arrivate le parole dell’Ocse. Nel documento sull’economia italiana si prevede infatti un ribasso del Pil 2013 maggiore rispetto alle ultime stime, con una contrazione dell’1,5%, contro il -1% previsto nell’outlook del novembre scorso. Il ritorno alla crescita non è previsto poi prima del 2014, per cui l’organizzazione stima un +0,5%. Nonostante questo però il giudizio non è negativo perché l’Ocse riconosce all’Italia di aver avviato “un ambizioso programma di riforme” volto a ripristinare la sostenibilità delle finanze pubbliche e migliorare la crescita a lungo termine.

Cosa che, unita alle misure intraprese a livello dell’area euro, ha “ridotto i rischi di rallentamento economico e potrebbero aiutare l’Italia a uscire dalla recessione già nel corso del 2013”. L’Ocse esclude categoricamente però, almeno nell’immediato, un’azione incisiva sul Fisco: in Italia – si sottolinea nel rapporto – “è impossibile per il momento ridurre in modo significativo il livello complessivo dell’imposizione” fiscale.

Bce taglia il costo del denaro di un altro 0,25%, Commissione europea disponibile a “consentire” all’Italia circa uno 0,5% di Pil “sforato” per il 2013 e 2014 da destinare a stimoli all’economia. Fanno circa e abbondanti venti miliardi di euro con cui si possono abbassare un po’ di tasse sul lavoro e sull’impresa oppure si può pagare la cancellazione dell’Imu e il ritorno alla pensione sotto i 65 anni. Scegliere è affar nostro, solo italiano. Ma pretendere di farsi pagare l’Imu dai tedeschi e dai francesi, pretendere di togliersi la tassa sulla casa e di tornare ad andare in pensione come prima e poi, se Pil non cresce e spesa non cala, andare a bussare alla Bce per farsi comprare i Btp che pagano pensioni e stipendi, questo no, questo non si può fare.