Inquinamento uccide 10 italiani l’ora. Pianura Padana tomba

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 30 Novembre 2015 12:25 | Ultimo aggiornamento: 30 Novembre 2015 12:25
Morti da inquinamento

L’Italia è il Paese europeo in cui si muore di più per inquinamento

ROMA – Italia maglia nera in Europa: è il nostro il Paese che registra più morti prematuri a causa dell’inquinamento dell’aria tra quelli dell’Unione Europea. Un primato non certo felice. Nel 2012 su 491mila morti di questo tipo nell’Ue, 84.400 erano ‘italiani’, con una media 231 al giorno. Noi italiani poi rappresentiamo circa il 10% dei cittadini dell’Unione, ma registriamo percentualmente circa il doppio delle morti da inquinamento e, l’area più colpita del Belpaese, è quella della Pianura Padana: tra Brescia, Monza, Milano e fino anche a Torino.

Sono i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) tornati d’attualità nei giorni di Cop21, il vertice mondiale sul clima in corso a Parigi in cui molti vedono una sorta di ultima occasione di fermare l’azione dell’uomo sul clima prima che sia troppo tardi. Dati che non sono forieri di buone notizie per un Paese come l’Italia che, tra l’altro, nella percezione comune non si senta particolarmente inquinato. Ma non è così. Tre le cause principali del triste primato, le famigerate micro polveri sottili (Pm2.5), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono, quello nei bassi strati dell’atmosfera (O3), a cui lo studio attribuisce rispettivamente 59.500, 21.600 e 3.300 morti premature in Italia.

Il bilancio di gran lunga più grave se lo aggiudicano evidentemente le micropolveri sottili, che provocano 403mila vittime nell’Ue a 28 e 432mila nel complesso dei 40 Paesi europei considerati dallo studio. L’impatto stimato dell’esposizione al biossido di azoto e all’ozono invece è di circa 72mila e 16mila vittime precoci nei 28 Paesi Ue e di 75mila e 17mila per 40 Paesi europei. L’area più colpita si conferma quella della Pianura Padana, che per conformazione morfologica e concentrazione di presenza umana registra i più altri livelli di Pm2.5, con Brescia, Monza, Milano, ma anche Torino, che oltrepassano il limite fissato a livello Ue di una concentrazione media annua di 25 microgrammi per metro cubo d’aria, appena sfiorata invece da Venezia.

Ma considerando la soglia ben più bassa raccomandata dall’Oms di 10 microgrammi per metro cubo, il quadro italiano peggiora sensibilmente, a partire da altre grandi città come Roma, Firenze, Napoli, Bologna, arrivando fino a Cagliari. Anche se per fortuna per noi sono lontane le condizioni di Pechino, città letteralmente soffocata dallo smog, che nei giorni scorsi ha registrato livelli di micropolveri oltre 25 volte superiori al limite raccomandato dall’Oms. L’inquinamento atmosferico, nota nelle sue conclusioni l’Aea, è il principale fattore di rischio ambientale per la salute in Europa. Questo riduce la durata di vita delle persone e contribuisce alla diffusione di gravi patologie come malattie cardiache, problemi respiratori e cancro.

“Nonostante i miglioramenti continui degli ultimi decenni, l’inquinamento atmosferico incide ancora sulla salute degli europei, riducendo la qualità e l’aspettativa di vita”, ha spiegato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Agenzia. “Inoltre, ha un impatto economico notevole, poiché aumenta i costi sanitari e riduce la produttività con la perdita di giorni lavorativi in tutti i settori dell’economia”. Oltre alla salute, gli inquinanti atmosferici hanno inoltre un effetto nocivo sulla vita vegetale e sugli ecosistemi. Tali problemi, unitamente all’eutrofizzazione provocata dall’ammoniaca (NH3) e dall’ossido di azoto (NOx) e ai danni causati dall’O3 sulle piante, sono ancora diffusi in Europa.