Alessandro Camilli

Isis video di guerra da Raqqa. In italiano. Perché? Chi l’ha tradotto?

Isis, il video in italiano trasmesso da La7

Isis, il video in italiano trasmesso da La7

ROMA – Isis, da Raqqa video di guerra.  Nel giorno in cui ad Ankara è stato assassinato l’ambasciatore russo in Turchia, e in cui un camion ha travolto la folla in un mercatino natalizio di Berlino, è comparso sul web un nuovo video dell’Isis. Il filmato, intitolato ‘Devi ucciderli‘ e trasmesso da La7, è in un certo senso unico nel suo genere essendo il primo video dello Stato Islamico interamente sottotitolato in italiano. E’ vero, già in altri filmati il nostro Paese era stato citato e chiamato in causa, e le immagini del Colosseo come di San Pietro erano già entrate nella propaganda jihadista, ma mai era stata utilizzata la nostra lingua.

Guardando i 29 minuti e 9 secondi del file proveniente da Raqqa il primo elemento che salta agli occhi è la padronanza nell’utilizzo dell’italiano: non un congiuntivo sbagliato e consecutio temporum rispettata meglio di quanto non farebbero molti nostri connazionali.

Non dei sottotitoli prodotti quindi e confezionati con strumenti come i traduttori automatici reperibili on line, ma scritti da qualcuno che l’italiano, evidentemente, lo padroneggia. Se non ci fossero interrogativi più importanti ci si potrebbe limitare allo stupore per questo. Ma la coincidenza di tempo tra i 3 fatti, senza tener conto poi di altri episodi accaduti nelle stesse ore come la sparatoria nei pressi di un centro islamico di Zurigo e l’attacco del giorno prima in Giordania costato la vita, tra gli altri, ad una turista canadese, pone sul piatto altri quesiti.

Perché il video è rivolto direttamente all’Italia, è un messaggio per qualcuno? Ancora, chi lo ha tradotto con tanta precisione? Difficile non pensare sia stato un italiano madre lingua. E soprattutto, la coincidenza temporale tra l’assassinio di Ankara, la strage di Berlino e la pubblicazione del video, è davvero solo una coincidenza?

Domande che troveranno risposte forse col tempo ma che meritano una riflessione. E se il perché appare purtroppo abbastanza evidente: i sottotitoli in italiano non possono che servire per rendere comprensibili le istruzioni a chi la nostra lingua parla. Meno chiari sono invece gli altri punti. Si può infatti discutere se il video si rivolga a qualcuno direttamente o se invece speri di ‘pescare’ aspiranti jihadisti italiani; ma sapere chi ha confezionato i testi nella nostra lingua è una domanda a cui forse nemmeno le intelligence hanno risposta. Ancor più complessa poi è l’indagine sulla possibile relazione tra i fatti di ieri.

Ad Ankara non è infatti la mano dell’Isis quella che ha ucciso l’ambasciatore di Mosca, ma la mano armata dalla politica che Erdogan ha portato avanti negli ultimi anni in Siria, flirtando con i jihadisti per poi scaricarli per Putin pur essendo un paese Nato. Una serie di giravolte che hanno creato una tensione tale che il Sultano, complice forse anche il fallito golpe di quest’estate, fatica ora a controllare.

Sulla matrice jihadista dell’attentato di Berlino restano ancora poi alcuni dubbi. Se è escluso che si sia trattato di un incidente, è ancora tutta da dimostrare la direzione dell’operazione da parte dello Stato Islamico e potrebbe anche essersi trattato di un gesto emulativo, cioè messo in atto con volontà terroristica sì, ma non coordinato con chicchessia. Intanto quel che si vede nel filmato, una nuova chiamata alla armi che oltre al nostro Paese continua a puntare sulla Francia come obiettivo principale, sono le azioni già portate a termine e i proclami per il futuro.

“Questo messaggio è diretto ai musulmani ancora in Francia”, spiega in francese un addestratore dei jihadisti, sollecitando a guardare i risultati dei bombardamenti della coalizione guidata dall’America. Nel filmato si mostra poi come uccidere in pochi minuti un ‘crociato’ con un coltello e come fabbricare un ordigno artigianale, con sostanze facilmente reperibili, come il perossido di idrogeno, l’acido solforico e l’acetonitrile: una bomba poi sperimentata su un musulmano traditore.

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