Più disoccupati e occupati. 50% sta bene, 17 mln quasi poveri. Danno i numeri

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 31 Ottobre 2014 15:47 | Ultimo aggiornamento: 31 Ottobre 2014 15:51
Più disoccupati e occupati. 50% sta bene, 17 mln quasi poveri. Danno i numeri

Foto d’archivio

ROMA – Istat informa: disoccupazione risale al 12,6 per cento ma a settembre ci sono stati più occupati. Come, come? Aumentano sia i disoccupati che gli occupati? Sì, è possibile anche se sembra di no. E la spiegazione c’è, anche se un po’ faticosa per il sistema dell’informazione e per la testa della gente che entrambi amano solo, soltanto e un po’ troppo le cose semplici, molto semplici, tanto semplici, solo semplici. Qui invece occorre fare uno sforzino: se più gente si mette a cercare lavoro, più gente di prima, qualcuno lo trova e qualcuno no. Quindi aumenta il numero sia degli occupati (l’hanno trovato), sia dei disoccupati (non l’hanno trovato). Diminuisce invece il numero dei cosiddetti “inattivi”, cioè di quelli che non lavorano e neanche lo cercano un lavoro.

Insomma i numeri delle statistiche non sono autoevidenti, vanno letti sapendo cosa si misura e come lo si misura. Qui però finiscono le responsabilità di pubblica informazione e opinione incapaci di tollerare un ragionamento appena un po’ complesso. E cominciano invece le responsabilità di chi fornisce i numeri e comincia a…darli i numeri. Ogni giorno una rilevazione statistica di questo o quell’altro istituto, anzi qualche giorno anche due. Tutti a far concorrenza alla Cgia di Mestre, anche l’Istat. Ogni giorno a farsi un selfie insieme con il titolo di giornale o telegiornale che immortala (si fa per dire) gli autori della ricerca e della statistica insieme con la notorietà. Ogni giorno in una bulimia, babele, abbuffata.

Prendete l’incolpevole Corriere della Sera che il 31 ottobre 2014 a pagina 12 e 13 raccoglie e stampa le seguenti cifre e parole. “Aumenta e raggiunge il 50%, cioè un italiano su due, la quota di chi si dichiara soddisfatto della propria situazione economica, negli ultimi tre anni la percentaule degli insoddisfatti era sempre stata superiore…”. Stefania Tamburello raccoglie e stampa  i numeri forniti dall’Acri nella Giornata del Risparmio. Qualche centimetro di pagina più in là Enrico Marro raccoglie e stampa i numeri forniti da indagine Istat secondo cui “più di una persona su quattro è a rischio povertà o esclusione sociale, per la precisione il 28,4%. In pratica 17 milioni di italiani su sessanta.

Ora se uno su due, anzi un po’ di più è “soddisfatto economicamente” e uno su quattro, anzi un bel po’ di più è a un passo dalla povertà, resterebbe solo un misero italiano su quattro che “lega il pranzo con la cena” senza patemi e a cui però non cresce un euro. Solo uno su quattro? L’esperienza empirica dice molti di più in questa condizione mediana. I numeri dicono 35 milioni che “stanno bene”, 17 milioni che “non ce la fanno” e in mezzo il relativamente poco che resta. Numeri, qualcuno li dà sempre più spesso. Tanto spesso da finire per dare i numeri.