Alessandro Camilli

Italicum in volgare: stop Berlusconi ovunque, secondo turno senza il mi ci ficco

Elezioni regionali - voto al seggio di Renata Polverini

Una scheda elettorale (foto Lapresse)

ROMA – Spopola, su quotidiani e siti internet, la bozza integrale del testo del cosiddetto Italicum. Un “papiro” di 15 e passa pagine che solo gli addetti ai lavori avranno l’ardire di leggere per intero e che, comunque, non spiega in parole povere quali sono le novità che questo contiene rispetto al passato. Soglia di sbarramento, doppio turno, quote rose, candidature multiple. Diciture in qualche modo tecniche che meritano una qualche spiegazione ed esemplificazione.

Stop alle candidature multiple si legge ovunque, ma che vuol dire? Vuol dire che Silvio Berlusconi non potrà essere il capolista di Forza Italia in tutto il Paese, o si candida a Roma o lo fa a Milano. Abitudine che il Cavaliere ha sempre dimostrato di avere ma che non era affatto rara nella politica italiana. Niente più Berlusconi ovunque candidato e neanche più Casini ovunque, Storace ovunque, Vendola qua e là…

E poi liste corte bloccate, cioè sulla scheda i nomi dei candidati, quei nomi che oggi non ci sono.

E poi metà candidati donna, sì, ma non uomo-donna-uomo-donna alternati, il che significa…

E poi niente apparentamenti all’eventuale secondo turno, il che vuol dire impedire il mi ci ficco nell’alleanza dopo averci provato da solo al primo turno.

E poi soglie di sbarramento, il che vuol dire che alla fine presumibilmente in Parlamento ci saranno cinque partiti: M5S che non viene penalizzato nei numeri, anzi. Forza Italia, Pd, Ncd e Lega: Ma potrebbero anche essere sei i partiti in Parlamento se la sinistra, tutta la sinistra che non vuole identificarsi e votare Pd sapesse e saprà trovare un minimo denominatore comune. Sei partiti, bastano e avanzano come prova qualunque Parlamento e democrazia europea, ma noi siamo abituati a una dozzina di partiti stabili che sotto elezioni lievitano a una trentina, di qui lo choc.

 

Ecco quindi un piccolo vademecum per tradurre in “volgare” il testo della proposta di legge. Testo che, è bene ricordare, è ancora una bozza, suscettibile quindi di cambiamenti.

Premio di maggioranza e soglia per accedervi

Il testo ora in commissione a Montecitorio assegna un premio di maggioranza del 18% alla coalizione o al partito che superano il 35% dei voti. Premio che garantisce la maggioranza assoluta in Parlamento garantendo una maggioranza del 53%, che può salire sino al 55% con la val d’Aosta e la circoscrizione estero, alla forza politica e/o allo schieramento che risulteranno  più votati. La norma vale anche per il Senato ed elimina quindi la “lotteria” dei premi regionali. Senato che peraltro, se si vota dal 2015 in poi e se va un porto la riforma collegata alla nuova legge elettorale, a quel punto non sarà più elettivo. Quindi per il Senato non si voterà più.

Doppio turno

Il ricorso al doppio turno è strettamente collegato al premio di maggioranza. Qualora si verificasse la situazione in cui nessuno dei concorrenti raggiunge la soglia del 35% al primo turno, le prime due forze politiche, quelle cioè che saranno le più votate al primo turno, si sfideranno in un secondo turno e il premio andrà, in questo caso, a quella che risulterà vincente.

Soglie di sbarramento

Nel testo sono stabilite precise soglie di sbarramento per l’accesso al Parlamento. Le coalizioni che si presentano alle elezioni dovranno superare il 12% dei voti per essere ammesse mentre, i singoli partiti non coalizzati, dovranno superare la soglia dell’8%. All’interno delle coalizioni, le singole liste, dovranno invece superare il 5%. Il tutto per cercare di evitare la frammentazione e cercare di favorire l’aggregazione delle varie forze.

Apparentamenti

Legata al discorso soglie e valido nel caso di ricorso al doppio turno, è la norma che vieta apparentamenti tra diverse forze tra primo e secondo turno. In parole povere la lista o il partito che si presenta da solo al primo turno, non potrà, in vista del secondo, “salire sul carro” di qualcun altro.

Quote rosa

Metà uomini e metà donne: questa la regola da rispettare nella presentazione delle liste in ogni circoscrizione (che raggruppa più collegi), ma non è detto che sarà garantita tale parità anche in Parlamento. Perché, non essendo previste le preferenze, tutto dipenderà dall’ordine di presentazione in lista. Nei giorni scorsi era stata formulata una proposta: alternare i nomi dei candidati uomini a quelli dei candidati donna, in modo da favorire pari opportunità. Invece l’unica ‘clausola’ in tal senso è che “non possono esservi più di due candidati consecutivi del medesimo genere”. Vale a dire: se ai primi due posti in lista c’è un uomo, al terzo ci dovrà essere una donna. Ma in sostanza questa clausola non cambia molto, anche perché nella stragrande maggioranza dei collegi saranno soltanto i primi due candidati in lista di ogni partito ad essere eletti. La terza starà a guardare.

Candidature multiple

Come spiegato nell’esempio riferito a Berlusconi, l’elezione assicurata per i big dei vari partiti sarà un po’ meno scontata del passato. E, d’altra parte, l’appeal che un nome forte può evocare, non sarà spendibile in ogni luogo. Con il Porcellum ci si poteva candidare in qualsiasi circoscrizione. E così capitava che, per evitare di restare fuori, Tizio si presentava capolista un po’ ovunque (lo scorso anno Berlusconi era al primo posto in tutte le regioni) e poi sceglieva in quale ‘accettare’ l’elezione, lasciando in sospeso i compagni di partito. Dalla sua decisione dipendeva il loro ingresso in Parlamento. Ma nell’articolo 1 del nuovo testo (quello che si occupa dell’elezione alla Camera, mentre l’articolo 2 tratta il Senato) al punto 10 c’è la novità: “Nessun candidato può essere incluso in liste con il medesimo contrassegno o con diversi contrassegni nella stessa o in altra circoscrizione, pena la nullità dell’elezione”.

Circoscrizioni più piccole e liste bloccate

Invece delle 27 circoscrizioni attuali si passa a circoscrizioni di dimensioni minori. Saranno circa 120 collegi (ognuno per circa 500mila abitanti) e in ogni ognuno verranno presentate mini-liste bloccate di 3, 4, 5 o 6 candidati. Le liste sono così corte in modo che i nominativi dei candidati possano essere stampati direttamente sulla scheda e dovrebbe – nelle intenzioni dei proponenti – consentire il riconoscimento dei candidati e rispondere all’obiezione della Corte Costituzionale sulle liste bloccate. Non sono previste preferenze.

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