Lampedusa sedotta e abbandonata. Berlusconi ha lasciato solo spot

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 14 Giugno 2011 16:20 | Ultimo aggiornamento: 14 Giugno 2011 16:20

La villa che doveva comprare Berlusconi a Lampedusa (Lapresse)

LAMPEDUSA, AGRIGENTO – “Chiederemo per l’isola il Nobel per la pace” e concederemo a Lampedusa “una moratoria fiscale, previdenziale e bancaria almeno per un anno finalizzata a trasformarla in zona franca”. Era fine marzo, neanche tre mesi fa, e Berlusconi prometteva mari e monti ai lampedusani sfiniti dall’emergenza profughi. Tra coloro che lo ascoltavano molto scetticismo e persino qualche sghignazzo, ma aveva ragione il presidente del consiglio quando diceva che sul rilancio del turismo l’isola doveva puntare. Del Nobel, del casinò e del campo da golf in fondo non importava niente a nessuno, il punto vero era il rilancio dell’isola da un punto di vista turistico, perché è di questo che Lampedusa, e i lampedusani, vivono. Promise, il cavaliere, una serie di “servizi in tv pro isola di cui abbiamo incaricato Rai e Mediaset”. Spot che avrebbero dovuto rilanciare l’immagine dell’isola, scacciando quel comune sentire che vede Lampedusa come l’isola dei disperati, come territorio di frontiera nella guerra all’immigrazione proponendo, di contro, l’immagine da cartolina di spiagge immacolate e mari cristallini.

Nemmeno tre mesi e le promesse fatte da Berlusconi si sono rivelate, come spesso accade ultimamente, false. Di tutte le iniziative immaginate dal cavaliere solo gli spot in televisione sono stati realizzati. E oggi, Lampedusa, più che a Portofino somiglia all’isola greca teatro del film di Salvatores “Mediterraneo”. Sulle spiagge, bellissime effettivamente, incontrare un turista è quasi un impresa. Ci si può imbattere, in compenso, in moltissimi tenenti, marescialli, carabinieri, finanzieri, mediatori culturali e simili che si godono il loro momento di libertà sulla battigia disertata dai turisti.

Al di là delle vane promesse la situazione per l’isola è però grave. Senza turismo Lampedusa muore. I turisti, oggi, arrivano con il contagocce. “Ottanta per cento in meno dell’anno scorso”, denuncia il sindaco Dino De Rubeis, volato a Roma per incontrare la neo-coordinatrice degli interventi sull’isola, il ministro siciliano dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Sabato sono arrivati solo due charter, contro i sette in media dell’anno scorso. E neanche pieni. In tutto, con i voli di linea, 470 visitatori a fronte dei 3.500 dei bei tempi. Il camping “La Roccia”, paradiso spartano nel verde, viaggia intorno alle cento prenotazioni su un totale di ottocento posti tra bungalow e posti per roulotte. E la musica è la stessa in tutte le strutture ricettive dell’isola. Comprese quelle “in nero”, un comparto pari a quello regolare, duemila posti letto o giù di lì.

I provvedimenti economici, proposti come emendamenti del “decreto Sviluppo”, sono stati giudicati inammissibili dal presidente della Camera. “L’errore che si continua a fare qui – dice Paola La Rosa del B&B Cala Pisana – è puntare su un turismo di numeri. Questa è un’isola per pochi, un ecosistema fragilissimo, bisognerebbe piuttosto destagionalizzare, fare iniziative di qualità. Non si può pensare di risolvere il problema abbassando i prezzi dei biglietti aerei e facendo venire qui migliaia di persone ad agosto. Detto ciò, i costi dei voli sono davvero spropositati”. Già. Gli annunciati voli a tariffe ridotte si sono rivelati poco più di una trovata pubblicitaria. Con il timbro “fatto” ci sono solo gli spot: più di cento passaggi televisivi, secondo il ministro Brambilla. Ma i fondali da sogno, il fascino di un’isola di bellezza estrema non sono stati sufficienti a vincere la diffidenza di coppie e famiglie, convinte di trovare qui un assedio di immigrati. Immigrati che invece, nella realtà, rimangono invisibili. Approdano al porto e spariscono con il loro carico di dolore e di speranza dietro i cancelli dei centri di accoglienza e di identificazione, prima di essere spediti da qualche parte in Italia.

Di promesse il cavaliere ne aveva fatte tante, così tante che sembra persino ingeneroso ricordarle tutte se non fosse che le ha fatte da presidente del consiglio. “Lampedusa sarà sede di un casinò”, e ha anche aggiunto un campo da golf, una scuola e infrastrutture sanitarie al menù. “Io stesso – disse – mi ci sono comprato una villa”. Berlusconi lanciò poi l’operazione ‘Lampedusa pulita’, affidata al genio civile. “Stiamo ripulendo la collina della vergogna. Ci sono già 140 uomini del genio civile e se ne aggiungeranno altri”. “Suggerisco al sindaco di dotare l’isola di un po’ più di colore e di verde”, ricordando di aver fatto una cosa simile “in un paese della Lombardia”, dove fra poco sara inaugurata l’Università della libertà. “In alcune case – disse- mancava l’intonaco o i muri erano scrostati e io ho realizzato una situazione di colori che ricorda Portofino. Mi piacerebbe attuare questo piano colore anche nella vostra isola”. Per la cronaca, quella che dovrebbe essere la sede dell’Università della Libertà e il modello del rilancio di Lampedusa, secondo quanto detto da Briatore, è il nuovo teatro del bunga bunga.