Falciani italiani: “Non so, non ricordo…”. Tutti immemori dei loro soldi

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 13 febbraio 2015 15:53 | Ultimo aggiornamento: 13 febbraio 2015 15:53
Francesco Schettino al processo Costa Concordia

Francesco Schettino al processo Costa Concordia (foto Ansa)

ROMA – Su un terreno noi italiani siamo senza dubbio i più preparati al mondo: la faccia tosta. E se con la difesa dell’ex comandante della Costa Concordia Francesco Schettino (“quel giorno sono morto anche io”) abbiamo probabilmente assistito ad un punto quasi inarrivabile della specialità, con le giustificazioni fornite dagli ex correntisti della banca svizzera Hsbc possiamo apprezzare invece come questa sia diffusa. “Non so” e “non ricordo” sono le risposte più gettonate, quasi un refrain di chi, visto il suo nome nell’elenco Falciani, prova a spiegare la propria posizione.

Le scuse sono tante, a volte al limite della farsa. Ma se è vero che comparire nella lista dell’ex impiegato della banca non è sinonimo di evasione, come è vero che molti dei correntisti di allora hanno ripulito la propria posizione con lo scudo fiscale targato Berlusconi-Tremonti, è anche vero che la reticenza di molti a spiegare alimenta i sospetti.

“Non saprei dire. Non me la ricordo esattamente… Gli importi detti non sono corretti”, risponde ad esempio al Corriere della Sera la sorella del parlamentare forzista Giorgio Stracquadanio (scomparso a gennaio del 2014) a proposito di un deposito loro intestato da oltre 10 milioni di dollari. Non ricorda, ed è stupefacente visto l’importo, ma comunque sa che gli importi non sono esatti. Ma la Stracquadanio non è che una delle tante persone che non sanno, non ricordano, balbettano…

Mannheimer – racconta Valentina Conte su Repubblica -, già coinvolto in un’inchiesta per evasione fiscale, dichiara di ‘non avere memoria di quel conto svizzero’. Così Zunino, ‘francamente non ricordo’. Non mette a fuoco, è il caso di dirlo, neppure Franco Gussalli Beretta, dirigente e azionista della celebre fabbrica d’armi bresciana (oltre 4 milioni sul conto), data la ‘complessità’ del suo patrimonio e i numerosi consulenti che lo gestiscono. Di ‘lascito ereditario’ parla Maurizio Barracco, presidente del Banco di Napoli (gruppo Intesa), e comunque conto chiuso nel 2004. Non risponde Marina Nissim, vicepresidente e azionista del Bolton group (tonno Riomare e Borotalco), conto da 3 milioni di dollari. Non commentano neanche i fratelli Abramo e Raffaele Galante che controllano la Digital Bros, azienda di videogiochi quotata in Borsa (due conti per un totale di 650 mila dollari). ‘Era un conto di famiglia (250 mila dollari, ndr), chiuso da anni e su cui l’Agenzia delle entrate non ha formulato rilievi’, si giustifica il re dei panzerotti milanesi Luigi Luini. Collegato alle sue attività in Svizzera, motiva così il conto da 1,5 milioni Salvatore Mancuso, ex vicepresidente Alitalia e consigliere Enel”.

Ed oltre a quelli che non ricordano bene ci sono quelli che hanno deciso di usare lo scudo fiscale ideato dall’allora ministro Giulio Tremonti nel 2009. E’ la spiegazione fornita dall’ex rettore della Bocconi Luigi Guatri che, interpellato, ha detto anche lui di ‘non ricordare’ il conto all’Hsbc, ma di ‘aver comunque aderito allo scudo fiscale alcuni anni fa’. Lo stesso ha fatto Luigi Maria Clementi, presidente del gruppo turistico I Grandi Viaggi (ha rimpatriato 134 milioni di dollari). Anche lo stilista Roberto Cavalli ha usato il condono fiscale, con il suo deposito di 1,7 milioni di dollari. Il suo portavoce, riporta il settimanale l’Espresso, ha fatto sapere di aver regolarizzato la sua posizione. E poi ancora: l’avvocato d’affari Alberto Ledda (402mila euro), al pari del brianzolo Enrico Ferrari (4,1 mln) e dei due fratelli Claudio e Alberto Pederzani (10,3 milioni), gioiellieri di Via Montenapoleone, e Manuela Ronchi (72mila euro), ex manager di Marco Pantani. Tutti scudati.

Un fiorire di giustificazione che ricorda da vicino un’interpretazione divenuta celeberrima di John Belushi che, all’ex fidanzata infuriata, dice: “Lo sai che ti amo. Non avrei mai voluto lasciarti, non è stata colpa mia. Davvero, sono sincero. Quel giorno finì la benzina. Si bucò un pneumatico. Non avevo i soldi per il taxi! Il mio smoking non era arrivato in tempo dalla tintoria! Era venuto a trovarmi da lontano un amico che non vedevo da anni! Qualcuno mi rubò la macchina! Ci fu un terremoto! Una tremenda inondazione! Un’invasione di cavallette!”.

Memoria a parte la misura del sentire, diffuso, degli italiani la da ancora la Stracquadanio sorella nell’intervista al Corriere che, alla domanda “Al di là della pubblicizzazione, cosa pensa del fatto che la lista sia stata sottratta?”, risponde candida: “Che è stato violato il segreto bancario che in Svizzera esiste. Noi italiani con gli scudi siamo stati fortunati, ma negli Stati Uniti c’è il carcere”. Negli Stati Uniti…