Marijuana: Spagna come l’Olanda. Club de Fumadores non è reato

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 19 settembre 2013 15:07 | Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2013 15:08

marijuanaMADRID – Pochi, pochissimi lo sanno ma, di fatto, anche la Spagna ha legalizzato l’uso delle droghe leggere. Dopo l’Uruguay e diversi stati degli Usa, anche a Madrid come a Barcellona è oggi possibile acquistare legalmente, e consumare, hashish e marijuana. Non una scelta del governo conservatore del primo ministro Rajoy, ma il prodotto di un “buco” legislativo della normativa iberica sul tema. L’articolo 368 del codice penale spagnolo prevede infatti che l’autoproduzione e l’autoconsumo di droghe leggere non siano considerati “delitti” e quindi siano, di fatto, tollerati. Grazie a questo spazio legale sono nati, in tutta la Spagna, centinaia di “Club dei fumatori”, club a cui hanno accesso solo i soci e che producono solo per i soci: autoproduzione ed autoconsumo.

Racconta il quotidiano madrileno vicino alla destra La Razon, come solo a Barcellona ci siano oltre 200 club dei fumatori e, anche una ricerca attraverso Google Maps, consente ti trovare almeno un club di questo tipo in ogni città della Spagna.

Ma come funzionano i Club de Fumadores? Cominciamo da chi vi può accedere: per poter entrare e, soprattutto acquistare e consumare, bisogna esser soci. Ottenere però la tessera del club in questione è molto semplice, basta registrarsi presso il club stesso, fornendo gli estremi di un proprio documento, e il gioco è fatto. Così si ottiene una tessera che apre la porta di quelli che sono praticamente dei coffee shop spagnoli. Una volta soci, si possono acquistare “erba” e “fumo” di ottima qualità e a buon prezzo, e si possono consumare all’interno del club stesso. Ci sono però delle limitazioni, almeno in alcuni club, per cui non si possono acquistare più di 3 grammi al giorno. Un tetto che serve a prevenire acquisti a fini diversi da quello del consumo personale.

Prezzo e qualità dei prodotti sono garantiti dall’autoproduzione. Le coltivazioni di marijuana sono infatti gestite dal club stesso attraverso propri campi che, così facendo, oltre a non foraggiare il mercato criminale che alimenta il traffico illegale, può seguire le fasi della crescita e della raccolta evitando che nel prodotto finale vengano inseriti additivi o altre droghe che ne alterino la qualità per vendere di più. Discorso analogo per il prezzo che risulta sensibilmente più basso, circa la metà, grazie all’assenza dei molti passaggi intermedi, e illegali, che aumentano il costo al di fuori dei club.

L’essere soci, il doversi registrare consente, oltre alla configurazione dell’autoproduzione, anche alle autorità di conoscere chi abitualmente o occasionalmente “fuma”. Un limite secondo alcuni e una garanzia secondo altri.

In un articolo sulla questione La Razon descrive anche chi sono gli abituali frequentatori di questi club e, nonostante la sua collocazione “conservatrice”, racconta dell’incontro con una coppia di ragazzi che sino alla scoperta del “club” fumava nascondendosi nei parchi e comprava dalla criminalità. E racconta anche di come, nei club, si incontrino anche persone che ricorrono ad hashish e marijuana per fini terapeutici e non solo “ludici”.

Una realtà, quella dei club, che consente di sottrarre alla malavita una grossa fetta di guadagni e di riportare gli stessi, sotto forma di tasse, nelle casse dello Stato. Prima era Amsterdam, poi Copenaghen e la sua Christiania, ora anche a Los Angeles, Montevideo e Barcellona lo “spinello” è legale o quasi.