Dacci nostra mazzetta quotidiana: 4,5 milioni se la passano di mano ogni anno

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 2 ottobre 2012 14:47 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2012 14:47

tangentiROMA – Quattro milioni e mezzo di italiani si sono visti chiedere una tangente nell’ultimo anno. Una cifra pari al 12% della popolazione, ben al di sopra della media europea. Anche se questo è purtroppo un dato che non stupisce. Ma anche chi nella corruzione non si è imbattuto in prima persona, ha pagato il costo di questo italico ramo di industria: circa 170 euro, di fatto una tassa, per ognuno di noi. Le mazzette, le avevamo quasi dimenticate sommersi dall’onda dello spreco e stupro del denaro pubblico da parte della “casta di territorio”, ma sono vive, anzi vivissime e “lottano insieme a noi”.

Nel giorno dell’arresto di Franco ‘Batman’ Fiorito, l’ex capogruppo alla regione Lazio del Pdl finito questa mattina (2 ottobre) in carcere con l’accusa di peculato, i dati resi pubblici da Libera, Legambiente e Avviso Pubblico, fanno apparire i costi e i furti della politica come la classica pagliuzza che cela il tronco. Vero è che i vari Fiorito di tutt’Italia costano denari, non pochi, agli italiani. E ancor più vero è che leggere e apprendere dei loro abusi e sperperi indigna e suscita immediato sdegno in tutti quelli che le tasse pagano. Ma per quanto odiosi siano i furti commessi da politici disonesti, sono in realtà ben poca cosa rispetto alla diffusa e capillare corruzione che strangola il nostro Paese.

Non è l’utilizzo del termine ‘strangola’ in questo caso esagerato. La corruzione ci costa infatti una cifra che oscilla tra i 50 e i 60 miliardi di euro ogni anno. Cifra doppia rispetto a quelle che solitamente costituiscono delle finanziarie ‘lacrime e sangue’. Una legge finanziaria pesante di solito si aggira intorno ai 20/25 miliardi di euro. Questo vuol dire che l’Italia, ogni anno, perde un mare di euro a causa di corrotti e corruttori. Attenzione, non proprio tutta l’Italia ci perde quei 50/60 miliardi, qualcuno, più d’uno, se li mette in tasca a danno e sfregio degli altri.

Nel decennio 2001-2011 si stima una perdita di ricchezza causata dalla corruzione nel nostro Paese pari a circa 10 miliardi di euro annui in termini di prodotto interno lordo, l’equivalente di circa 170 euro annui di reddito pro capite ed oltre il 6% in termini di produttività. E mentre da noi più di un italiano su dieci si è in vario modo sentito chiedere una mazzetta, il 12% per l’esattezza, la media dei 27 paesi Ue si ferma all’8%. Un gap davvero notevole.

Racconta La Stampa:

“Tra le forme più preoccupanti di corruzione, Libera annovera quella ‘ambientale’: in meno di due anni sono state 78 le inchieste relative ad episodi di corruzione sul ciclo illegale dei rifiuti (dai traffici illeciti agli appalti per la raccolta e la gestione dei rifiuti fino alle bonifiche); il ciclo illegale del cemento (dall’urbanistica alle lottizzazioni, dalle licenze edilizie agli appalti pubblici); le autorizzazioni e la realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici; le inchieste sulle grandi opere, le emergenze ambientali e gli interventi di ricostruzione. Il maggior numero d’inchieste, invece, si è concentrato in Lombardia (15) seguita a pari (de)merito, con 8 inchieste ciascuna da Calabria, Campania e Toscana. Il primato delle persone arrestate, contrariamente a quel che si sarebbe portati a pensare, spetta al Nord-Ovest (esattamente 442, pari al 39,9%). La Calabria guida la classifica nazionale per numero di persone arrestate (224), seguita immediatamente da Piemonte (210) Lombardia (209), Toscana (154) e Campania (130). Non va meglio negli appalti: su 33 grandi opere, il costo sostenuto dalle casse pubbliche è passato dai 574 milioni di euro dell’assegnazione iniziale a 834 milioni di euro, pari al 45 per cento in più. Un costo che alla fine sono i cittadini a pagare. Il tutto mentre in parlamento la legge sulla corruzione, che tutti vogliono a parole, stenta a vedere la luce”.

Già, in Parlamento stenta a vedere la luce. L’avvocato e senatore Piero Longo, storico difensore di Silvio Berlusconi in coppia con l’inseparabile Niccolò Ghedini, interrogato sull’opportunità di escludere chi non ha la fedina penale limpida dal Parlamento ha detto: “Perché il Parlamento dovrebbe essere migliore del Paese che rappresenta?”. Già, perché? Infatti non lo è, e rappresenta alla perfezione un paese con milioni di persone ogni anno hanno a che fare, spesso loro malgrado ma spesso anche senza pentimenti, con tangenti e mazzette.