Parlamentari: troppa pensione. Stavolta forse non se la cavano

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 21 Novembre 2011 15:03 | Ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2011 15:03

foto Lapresse

ROMA – Con 5 anni trascorsi nelle aule parlamentari si ha diritto a 2486.86 euro mensili; con 10 anni a 4973.73 e con 15 anni a 7460.59. Lordi. Condizioni che le altre categorie di lavoratori non osano nemmeno sognare. Il vitalizio per i parlamentari in Italia scatta dal 65esimo anno di età, e bastano appena 5 anni di mandato effettivo. Il limite di età diminuisce però fino ai 60 anni, in relazione agli anni di mandato parlamentare svolti. L’importo del vitalizio varia dal 20 al 60% dell’indennità parlamentare, a seconda degli anni passati in Parlamento. Condizioni che le altre categorie di lavoratori nemmeno osano sognare, ma che fanno fremere d’invidia anche i parlamentari degli altri paesi europei.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha detto che, dalla prossima legislatura, vanno aboliti o almeno riformati i vitalizi dei parlamentari. Fini ha fatto solo eco alle parole di Monti. Abolire i privilegi è uno degli obiettivi del nuovo esecutivo e, tagli di questo tipo, sono un’esigenza, quasi un obbligo per Monti. Non solo per far cassa, ma anche per recuperare credibilità per una classe politica ormai assolutamente scollata dal paese reale. Per rendere accettabili i nuovi sacrifici che saranno chiesti, tra cui probabilmente l’innalzamento dell’età pensionabile, anche la Casta dovrà farne.

Difficile pensare che i vitalizi saranno cancellati e punto, almeno quelli già in essere. Gli ex parlamentari sostengono che, come diritti acquisiti, non si possono toccare. L’Idv dice che è falso ma, tutte la proposte fatte dal partito di Di Pietro per abolirli, sono state respinte con perdite. Anche perché, ad onor del vero, se i vitalizi “acquisiti” fossero cancellati, la Camera dovrebbe restituire i contributi versati. Circa 450 milioni di euro, più o meno la metà del bilancio di Montecitorio. Un bagno di sangue. L’ipotesi più probabile è allora quella di applicare il sistema contributivo pro-quota per tutti gli italiani, e quindi anche per i parlamentari. Verrebbe creata una gestione separata per loro presso l’Inps, dove versare i contributi, pari a 1050 euro mensili, e su questi verrebbero poi fatti i calcoli.

Il vitalizio non è però un’invenzione dei nostri politici. Anche i loro omologhi europei godono di simili istituti, ma con cifre molto differenti. Gli europarlamentari, ad esempio, hanno diritto al vitalizio dal 63esimo anno di età. L’importo è pari al 3.5% dell’indennità per ogni anno di mandato, fino ad un massimo del 70%. Gli europarlamentari, che non versano contributi per questo vitalizio, con 5 anni passati a Strasburgo prendono 1392 euro, 2784 dopo 10 anni e 5569 dopo 15 anni.

Gli inglesi sono quelli che incassano meno di tutti: 794 euro dopo 5 anni, 1588 dopo 10 e 2381 dopo 15. In Gran Bretagna il vitalizio è legato ai contributi versati e scatta dal 65esimo anno di età. Il contributo varia dal 5.9 all’11.9%. Con il contributo minimo il vitalizio è 1/60 della retribuzione, moltiplicata per gli anni trascorsi in Parlamento. Le cifre riportate corrispondono al massimo possibile.

“Poveri” anche i vitalizi francesi. Oltralpe si ha diritto a riceverlo già dal 62esimo anno e, dal 2018, non ci sarà più il limite minimo di mandato. L’importo però è determinato sulla base degli anni di contribuzione, con un tetto massimo a 41.5 anni di contribuzione. Anche in Francia è previsto un contributo che è del 10.55% (cioè 787 euro). Se si versa poi un contributo facoltativo i singoli importi salgono, ma con un tetto fisso a 6300 euro. Cinque anni di mandato danno diritto a 780 euro, 10 a 1500 e, dopo 41 anni e mezzo si arriva al massimo possibile: 6300.

In Germania infine bisogna aspettare i 67 anni per ricevere il vitalizio, avendo fatto almeno un anno di mandato. L’importo è pari al 2.5%dell’indennità parlamentare per ogni anno di mandato, fino ad un massimo di 27 anni, pari al 67.5% dell’indennità. I deputati tedeschi non versano alcun contributo e, con 5 anni di mandato, hanno diritto a 961 euro; 1917 con 10 anni; 2883 con 15 e possono arrivare a 5175 dopo con 27 anni.