Pdl, dove si studia da dirigenti? Alle feste seminario di Ulisse

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 20 settembre 2012 14:58 | Ultimo aggiornamento: 20 settembre 2012 15:01

Il party organizzato da De Romanis

ROMA – “Che razza di classe politica e amministrativa è stata allevata in Italia negli ultimi anni? Con quali metodi di formazione è stata coltivata e con quali criteri si è selezionata la carriera dirigente?”.

Questa domanda se la pone, e la pone a tutti gli italiani, Luigi La Spina sulla prima pagina de La Stampa. La domanda a pagina uno, la risposta a pagina cinque dello stesso giornale: una classe politica e amministrativa che usava e usa “chiudere in bellezza la riflessione e la maturazione politica con un bel momento di relax”, cioè una festona in costume, parola di Carlo De Romanis, l’organizzatore. A Bruxelles racconta a La Stampa di aver organizzato ogni anno per tre volte di fila “seminari con 400 giovani che venivano dall’Italia”. Seminari che si concludevano con festa. Quale festa? Carlo De Romanis è lo stesso che ha organizzato la festa della foto, la festa in costume da greci e romani (lui era Ulisse), festa nella quale tutta la classe dirigente e amministrativa del Pdl di Roma del Lazio salutava il suo rientro a Roma come vice capogruppo del Pdl alla Regione, sì, insomma il vice di Fiorito/Batman.

Cene eleganti, bunga bunga e festini pseudo romani, ruberie locali e nazionali, volgarità senza nessuna o quasi decenza ma, soprattutto, una visione del mondo, della vita e della politica che mai dovrebbe appartenere a nessuna classe dirigente.

Non sono infatti paradossalmente le feste in costume con giare traboccanti di vodka e maschere di maiali a farci porre qualche interrogativo su come è cresciuta l’attuale classe politica. Le feste, che fossero quelle di Arcore o quelle di Roma, così come le villette abusive, l’abuso e il furto vero e proprio dei pubblici denari, la tracotanza di alcuni personaggi altro non sono che l’aspetto esteriore, il manifestarsi di un sentimento forte, interiore, che è quello che nega a buona parte dell’attuale classe politica qualsiasi possibilità di assoluzione.

Scrive ancora La Spina: “Finita la forte motivazione ideologica che divideva gli animi, ma che accendeva la passione di un impegno che pensava di poter cambiare se non il mondo, almeno l’Italia, l’ingresso in un partito non è più una scelta di vita, ma l’opportunità di acchiappare un tenore di vita. La conferma dell’obiettivo viene data, poi, dalla selezione delle carriere, perché chi avesse altre intenzioni viene subito emarginato e, infine, costretto all’abbandono o a ricoprire ruoli marginali. Criteri di promozione che sono necessitati, peraltro, dalla mutata natura della lotta politica: dallo scontro tra correnti ideologiche alle rivalità tipiche dei ‘partiti personali’. Un modello di organizzazione che, dall’alto, si è ormai propagato nelle realtà periferiche, anche le più piccole. Con la ovvia conseguenza che la fedeltà è più utile della capacità, l’obbedienza fa premio sull’indipendenza”.

E rimanendo in tema di feste e festini le parole di Carlo De Romanis, giovane rampollo della Roma bene nonché del Pdl laziale e organizzatore di party a tema e non, sono rivelatorie di quella mancanza di impegno della giovane classe politica. Impegno, ideale e passione che sono stati sostituti dalla voglia di arricchirsi e di trovare una “degna” collocazione sociale. “Quanto ha speso?” – domanda a De Romanis l’intervistatore riferendosi alla festa organizzata per l’ingresso nel consiglio regionale del Lazio – “Devo ancora finire i conti, ma all’incirca 30 mila euro”.

“Non sono certo pochi…”. “Appartengo a una famiglia benestante e poi ho iniziato a lavorare giovane. Me lo posso permettere”.

Ed è vero, De Romanis se lo può permettere, la sua famiglia non è solo benestante infatti. E’ ricca. Niente di male in questo per carità, buon per il giovane Carlo e i suoi parenti. Ma De Romanis junior se lo può permettere anche perché ha cominciato a lavorare presto. Dove? A Bruxelles. Come? Con Antonio Tajani, suo mentore politico che ne ha preparato anche l’ingresso alla Pisana. A 32 anni De Romanis è entrato nel consiglio regionale laziale, come vice capogruppo. Animato dalla passione politica? Macchè, di lavoro si tratta, De Romanis non era forte né di passione né di competenze particolari, la sua forza erano gli otto anni passati al fianco di Tajani a Bruxelles. Anni da “scudiero” visto che non era riuscito a farsi eleggere lui stesso, anni passati, anche lì ad organizzar feste, e che gli sono valsi la “promozione” alla carica di consigliere regionale.

De Romanis non è per carità l’incarnazione del male, ma è certamente un ottimo esempio di quale classe politica sia stata allevata negli ultimi anni. Una classe politica dove il “vassallaggio” e la voglia di far soldi e guadagnare una posizione sono i valori massimi. Dove non solo l’idea e l’aspirazione di cambiare qualcosa sono scomparse, ma anche il bisogno di cercare di amministrare bene sono ormai un miraggio.

Scrive Repubblica: “La lista degli invitati alla festa del consigliere mascherato è lunghissima, almeno come quella di coloro che oggi, dopo la pubblicazione delle foto, giurano di non esserci stati. Le fotografie però non mentono, e allora ecco il presidente del Lazio, Renata Polverini, in alcuni scatti è accanto a tale Nino Morabito, amico del consigliere, che sulla testa ha una parrucca bionda e riccioluta; sorridono. Anche altri politici non sono sfuggiti ai flash, come Annagrazia Calabria, deputata pdl, per l’occasione Briseide. Perché il party ha come tema il ritorno di Ulisse a casa, ma invece dell’eroe c’è Carlo De Romanis, consigliere del Lazio del gruppo Pdl, nelle giare non c’è vino ma vodka, e al posto di Itaca c’è questa Roma di politici locali e rampolli dell’alta società, figli di imprenditori, di giornalisti, portaborse di europarlamentari. Quel ‘generone’ romano che l’estate frequenta Porto Ercole, Fregene e Saint Tropez, e che vive nei quartieri bene della Capitale: Cassia, Flaminia, Parioli. Roma Nord, piazza Euclide, quasi una griffe. Circondati da belle ragazze, tutti in posa per la foto, come si fa per i ricordi che meritano d’essere conservati. Circolo del tennis del Foro Italico, Roma, settembre 2010. Carlo De Romanis, ora trentaduenne, viene da una famiglia di costruttori, proprietari di alcuni alberghi nelle vie della Dolce Vita, ed è il figlioccio politico di Antonio Tajani, con il quale lavora a Bruxelles per quasi otto anni. Soluzione di ripiego per il giovane De Romanis che non era riuscito, nonostante 24 mila preferenze, a diventare europarlamentare. Nel 2010 la svolta: grazie proprio a Tajani viene eletto nel Lazio, nel listino bloccato di Renata Polverini, senza neanche bisogno di racimolare preferenze. Ottiene il ruolo di vicecapogruppo e festeggia in quel modo lì, conciato da Ulisse che torna a casa, giovani ancelle, euforia diffusa”.

Alla festa per il ritorno mancava solo il cavaliere, “Magari fosse venuto – dice De Romanis – Io l’avevo invitato, ma era all’estero per un impegno istituzionale”. Ma altre volte, a Bruxelles, anche Silvio Berlusconi aveva partecipato alle feste organizzate dal giovane romano. “Dal 2006 ho promosso per tre volte, – racconta sempre De Romanis – ogni anno nel mese di dicembre, un seminario per i giovani del Ppe. Ogni volta arrivavano dall’Italia 400 giovani. Ovvio che dopo il seminario si cenava e c’erano momenti di relax”. Berlusconi “ha cantato in francese tutte e tre le volte. In un’occasione, non ricordo esattamente quale, lui cantava e un assistente di Apicella (lui non è mai venuto) lo accompagnava alla chitarra. Non solo. Tutti conoscono la passione del presidente per le barzellette. Lui si diverte in mezzo ai giovani e li fa divertire: ci intrattenne con qualche piacevole storiella. Si trattava di chiudere in bellezza il seminario, che è un momento di riflessione e di maturazione politica. Si voleva salutare in una dimensione meno ufficiale tutti i giovani delegati che erano giunti dalle varie regioni d’Italia”. Ecco, questa è la classe politica e amministrativa che è stata allevata in Italia negli ultimi decenni.

Considerazione a margine e neanche tanto, la fa l’editorialista del La Stampa ma i più tardano ancora a trarla nonostante sia di tutta evidenza: se questa e non altra è la classe politica e amministrativa fin qui allevata e cresciuta, se questa è la politica “di territorio”, il federalismo che ne consegue cos’è, cosa sarebbe? La moltiplicazione dei Batman…e pure dei Robin!