Pensione: i paesi dove raddoppia. E quelli con meno tasse

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 3 Novembre 2015 14:11 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2015 14:11
Pensioni

Foto Lapresse

ROMA – Investire in Georgia (attenzione però: quella che una volta era Urss e non uno dei 50 stati Usa) e passare la vecchiaia in Ecuador. Incrociando i dati sui paesi dove conviene andare in pensione con quelli dove si pagano meno tasse, è questo il risultato che si ottiene. Un risultato che mette in risalto due dei paesi con le migliori condizioni per l’una e l’altra fattispecie, ma non sono certo questi le uniche scelte possibili. E le due liste, quella dei paradisi per pensionati così come quella dei paradisi per gli investitori, contengono mete che non tutti si sarebbero aspettati.

A mettere in fila i luoghi del pianeta dove il tanto agognato assegno Inps “pesa” di più, e dove quindi la pensione sarà più godibile, è Marco Moretti che su La Stampa riprende l’elenco che ogni anno la rivista americana ‘International Living’ stila pensando ai ‘vecchietti’ a stelle e strisce che già da decenni hanno scoperto il mondo dei trasferimenti in terza età. Una realtà che, per quanto decisamente molto più recente in Italia, vive una crescita degna di nota: 6.420 negli ultimi 5 anni con un trend in crescita del 64% nel 2014.

“Il magazine – racconta Moretti – stila ogni anno la classifica dei 25 Paesi più convenienti confrontando spesa per acquisto o affitto d’immobili, benefici fiscali, costo della vita, burocrazia, cultura e divertimento, sistema sanitario, infrastrutture e clima. E diversi governi – dalla Thailandia al Portogallo, fino al Marocco e a buona parte dell’America Latina – hanno adottato politiche migratorie adeguate ad accogliere i ‘ricchi vecchietti’ del Primo Mondo”.

L’altra faccia della medaglia, la faccia giovane è il caso di dire, è invece quella rappresentata dai paesi più vantaggiosi per chi vuol investire, quelli cioè dove si pagano meno tasse. A stilare in questo caso la classifica è niente poco di meno che il World Economic Forum.

E allora ecco che per godere appieno della meritata pensione dopo una vita di lavoro scopriamo che, in fondo, la nostra vituperata Italia non è poi così male, anzi è la meta preferita proprio degli americani che la considerano uno dei Paesi più divertenti al mondo e in più con un buon sistema sanitario. Peccato il costo della vita decisamente alto.

Escludendo però di voler rimanere qui, i pensionati nostrani possono puntare ad esempio sull’Asia, dove la Thailandia  è considerato il Paese col miglior rapporto qualità-prezzo del mondo e ha un visto No Immigrant O per pensionati che permette di risiedere ai maggiori di 50 anni con fedina penale pulita, assenza certificata di malattie infettive e conto bancario di minimo 20.000 euro. E per chi volesse non allontanarsi troppo, “in zona” non mancano le destinazioni dove conviene assolutamente investire prima di raggiungere la pensione: si va dalla in questo senso notissima Honk Kong a Singapore passando per la Cambogia, paesi che attirano aziende di tutto il mondo per le aliquote decisamente basse sia sui redditi da lavoro che da impresa.

Altrimenti si può puntare sul Sudamerica, dove il già citato Ecuador vanta un sistema sanitario e infrastrutture discrete e soprattutto un costo della vita tra i più convenienti in assoluto. O il Brasile, reso oggi più accessibile dal crollo del real (dimezzato in 2 anni) e che ha un visto permanente per maggiori di 50 anni. Ma mentre nella metà meridionale del continente americano mancano i luoghi dove investire, oltreoceano è il Canada a giocare il ruolo del paese con la fiscalità più conveniente: nella provincia di Manitoba, ad esempio, l’imposta sulle società è dello 0%. Conveniente.

O ancora il Nordafrica, sceso nelle classifiche di gradimento a causa dell’instabilità politica e del rischio terrorismo, ma dove Marocco e Tunisia rimangono ancora approdi felici. Africa che regala poi inaspettate destinazioni dal fisco amico: Namibia, Zambia e Lesotho compaiono infatti nella lista targata WEF, anche se in queste realtà tasse basse si accompagnano anche a povertà alta.

Senza dimenticare poi la cara vecchia Europa, in grado di offrire ai cittadini comunitari l’assistenza sanitaria in tutti i suoi Paesi, e che offre le sue destinazioni più ambite e più vantaggiose nella penisola Iberica: Spagna e Portogallo. Madrid vanta un sistema fiscale un po’ più conveniente di quello italiano e una destinazione duty free come le Canarie, dove il mite clima invernale si somma ad un basso costo della vita. Mentre è Lisbona a giocare il ruolo di paese della cuccagna grazie ad una legge acchiappa-vecchietti che prevede per chi ha lo status di ‘residente non abituale’ (almeno 183 giorni trascorsi nel Paese) dieci anni d’esenzione dalle tasse: chi si trasferisce a Lisbona incassa quindi la pensione al lordo, vantaggio che si somma a un costo della vita di circa la metà dell’Italia. Europa che va forte anche in quanto a paesi dal fisco leggero, terreno in cui, a parte alcuni “volti noti” come il Lussemburgo, a far la parte del leone sono soprattutto i paesi dell’ex Jugoslavia: con Montenegro, Croazia e Macedonia saldamente nella classifica con la Macedonia addirittura investita del ruolo di prima della classe. Anche se, nota il WEF, proprio a causa della riduzione della tasse il debito pubblico della piccola repubblica è raddoppiato nell’ultimo anno.

Infine quelle aree del mondo dove passare la terza età non è certo attraente ma dove lo sono, e molto, le condizioni fiscali. Ed è il caso di alcune realtà dell’Asia minore, come appunto la Georgia, ma come anche l’Armenia, e dei paesi del Golfo quali Emirati Arabi, Arabia Saudita, Bahrein, Kuwait e Qatar tutti, secondo il WEF, appetibili.