Pensioni: non tutti poveri i pensionati poveri. Miliardi a milioni di redditi ok

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 7 agosto 2015 14:09 | Ultimo aggiornamento: 7 agosto 2015 14:19
Pensioni: non tutti poveri i pensionati poveri. Miliardi a milioni di redditi ok

Foto Lapresse

ROMA – Quasi la metà delle pensioni pagate in Italia consiste in un assegno mensile inferiore ai mille euro. Come fanno a campare i milioni di pensionati che percepiscono assegno così basso? Molti infatti non ci campano e fanno qualcosa di molto simile alla fame. Moltissimi però non ci campano, ma in un altro senso. Non campano di quei mille euro scarsi. Perché sommano alla pensione i loro altri redditi.

Bene, non tutti i pensionati che ricevono pensioni povere sono poveri. E allora? Allora c’è che moltissime di queste pensioni povere sono “sociali” e/o “integrate al minimo”. Che vuol dire? Vuol dire che il giusto e sacrosanto principio per cui se non ce l’hai fatta in una vita a pagarti i contributi per la pensione, una pensione minima, appunto sociale, te la paga comunque lo Stato, in Italia è stato travolto e stravolto ed è diventato che se ce l’hai fatta a evadere ogni contributo e nascondere ogni reddito la pensione sociale e/o integrata arriva a fine mese anche a te.

Il risultato è che il welfare, lo Stato sociale, insomma le tasse pagate dai cittadini pagano miliardi di euro di prestazioni sociali appunto a milioni di italiani che non sono poveri, anzi hanno reddito ok.

Qualche numero lo fornisce Enrico Marro sul Corriere della Sera: l’integrazione al minimo, cioè la pensione minima pagata a 3,5 milioni di italiani che non hanno versato neanche 15 anni di contributi previdenziali fino al 1983 era concessa senza limiti di reddito. Sì, potevi avere qualunque reddito e patrimonio e ottenere comunque la pensione sociale. Dal 1983 c’è un limite di reddito sopra il quale niente pensione sociale, ma fino al 1992 si considerava solo il reddito del pensionato. Dal 1992 finalmente si considera il reddito anche del coniuge. Comunque ci si ferma a considerare il reddito dichiarato e si ignora il patrimonio e la reale condizione economica. Non si adotta l’Isee e così la pensione sociale va anche a decine, centinaia di migliaia di non bisognosi, forse tutt’altro che bisognosi.

Non solo pensioni: in Italia due milioni (due milioni!) di persone si vedono pagare dallo Stato (dalle tasse) l’indennità di accompagnamento per gli invalidi totali non autosufficienti. Ammesso e per nulla concesso che siano davvero due milioni i totalmente non autosufficienti, l’indennità viene versata senza limiti di reddito. Quindi una famiglia povera, una benestante e una ricca vengono tutte egualmente finanziate dal welfare.

Ancora pensioni: il 22 per cento della spesa per pensioni sociali finisce nelle tasche di anziani che hanno reddito lordo intorno ai 55 mila euro l’anno. Solo il due per cento va a chi ha redditi di 5.000 euro l’anno o meno. (Maurizio Ferrera sempre sul Corriere della Sera). Il Corriere della Sera chiama il tutto il “Welfare al contrario”. Al contrario nel senso che il più della spesa sociale non va ai poveri. Ma tutt’altro che al contrario, anzi coerente con il concetto e la pratica di spesa pubblica che hanno i partiti, i Parlamenti e la pubblica opinione e la gente comune italiani: per me che c’è? Qualcosa ci deve essere per forza!